Baby pensionati, chi sono e quanti sono in Italia
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Redazione Interno
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Dopo un trend positivo avviatosi nel 2009 e proseguito in modo costante fino al 2018, grazie alle ultime riforme previdenziali che hanno innalzato gradualmente i requisiti anagrafici e contributivi, il numero di pensionati italiani è tornato a crescere. Al 2023, i percettori di assegno pensionistico sono 16.230.157, a fronte dei 16.131.414 nel 2022 e dei 16.004.503 del 2018, anno in cui si era toccato il valore più basso di sempre.
Secondo il XII Rapporto del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, presentato oggi alla Camera, tre sono gli indicatori principali sulla sostenibilità delle pensioni italiane. Innanzitutto, il numero di pensionati è aumentato dai 16,131 milioni del 2022 ai 16,230 milioni del 2023, con un incremento di 98.743 unità. Dopo la forte crisi causata dalla pandemia di Covid-19, il tasso di occupazione ha ripreso a salire, sfiorando il 62% a fine 2023, pur restando tra i più bassi d’Europa. Infine, il rapporto tra attivi e pensionati, trainato soprattutto dal numero degli occupati, è risalito fino a quota 1,4636, segnando il miglior dato di sempre nella serie storica tracciata dal Rapporto.
Nel 2023, l’Italia ha complessivamente destinato a pensioni, sanità e assistenza 583,712 miliardi di euro, con un incremento del 4,32% rispetto all’anno precedente (24,2 miliardi). La spesa per prestazioni sociali ha assorbito oltre la metà della spesa pubblica totale, raggiungendo il 50,93%. Tra i pensionati italiani, quasi 400mila persone percepiscono la pensione da oltre 40 anni. Questi "baby pensionati" avevano 39 anni o poco più quando hanno ricevuto la loro prima pensione e, da allora, continuano a incassare il loro assegno previdenziale ogni mese.
La crescita degli occupati degli ultimi anni ha migliorato anche la stabilità del sistema previdenziale, ma emerge l’esigenza strutturale di separare la previdenza dall’assistenza.




