L’Inter si ferma ai playoff, addio Champions fra rimpianti e danni economici
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Redazione Sport
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L’eliminazione dell’Inter dalla Champions League per mano del Bodo/Glimt, maturata dopo una doppia sconfitta che non lascia spazio a recriminazioni, assume i contorni di una ferita profonda, e non soltanto per l’orgoglio di una squadra abituata a calcare i palcoscenici che contano. La squadra guidata da Cristian Chivu, forte di un cammino trionfale in campionato che la vede saldamente al comando con dieci punti di vantaggio sul Milan, ha improvvisamente smarrito la propria identità europea, quella stessa identità che meno di un anno fa l’aveva portata a giocarsi la finale della massima competizione continentale. Il verdetto del Meazza, un 1-2 che ha fatto seguito al 3-1 dell’andata in Norvegia, ha sancito un passo indietro doloroso, consegnando ai norvegesi – squadra dal fatturato e dalla storia incomparabilmente inferiori – un posto agli ottavi di finale che per i nerazzurri rappresentava l’obiettivo minimo stagionale -2-7.
Il peso dei 65 milioni mancati e le dichiarazioni pre-gara di Marotta
Le ripercussioni di questo scivolone, però, non si limitano all’aspetto sportivo. Il confronto con i numeri della passata stagione è impietoso e racconta di un danno economico notevole per le casse di Viale della Liberazione. Nella stagione 2024/25, complice il percorso che portò l’Inter fino all’atto conclusivo di Monaco di Baviera, il club incassò dalla Uefa la cifra monstre di 136,6 milioni di euro. L’avventura di quest’anno, invece, si è chiusa anzitempo, fermando il contatore dei ricavi UEFA a poco più di 71 milioni, con una differenza abissale che supera i 65 milioni di euro -8. A questi vanno aggiunti i mancati introiti derivanti dal botteghino per la gara degli ottavi non giocata, una cifra che, tra premi e incassi, si aggira intorno ai 15-20 milioni, una somma che era stata messa in preventivo dalla dirigenza, tanto che il presidente Beppe Marotta, alla vigilia del match di ritorno, aveva dichiarato a Sky Sport che un eventuale flop sarebbe stato “rimediato in corsa”, minimizzando l’impatto sul bilancio pur ammettendo la necessità di interventi correttivi -5-10.
L’ombra del mercato e l’addio ai sogni di gloria
Questa differenza, che porta il fatturato stimato per il 2025/26 a scendere verso i 465-470 milioni rispetto ai 567 dell’esercizio precedente, pone inevitabilmente dei punti interrogativi sul futuro, soprattutto in ottica di mercato -5. Sebbene il bilancio, grazie anche a una diminuzione dei costi del personale e degli oneri finanziari legati al nuovo funding, possa reggere senza l’obbligo di una cessione eccellente, la mancata qualificazione riduce i margini di manovra e la capacità di investimento. Nelle ultime due stagioni, la strategia del club è stata sostenuta anche da plusvalenze per 41 milioni; un’eventualità che potrebbe ripresentarsi come necessaria per reperire le risorse da reinvestire, considerando anche che a giugno ci saranno diversi giocatori in scadenza -5. E mentre l’Inter pianifica il proprio futuro contabile, la squadra di Chivu deve fare i conti con una statistica amara: è la prima finalista di Champions, dal Chelsea del 2012-13, a non riuscire a superare il turno dei playoff nell’annata successiva -8. Un primato negativo che si aggiunge alla delusione di un’Europa che, a differenza del dominio in Serie A, si è rivelata ancora una volta un tabù.
La doppia faccia dell’Inter: il dominio in Italia e il tracollo europeo
La sensazione, del resto, è che esista un’Inter dal doppio volto. Quella che in campionato macina record e tiene dietro le rivali con una sicurezza da grande squadra, capace di gestire le partite e di essere spietata sotto porta, e quella che in Europa – eccezion fatta per le prime quattro uscite vincenti nella fase campionato – si è sciolta come neve al sole appena il livello si è alzato, o appena ha incontrato avversari organizzati come i norvegesi del Bodo/Glimt. La sconfitta al Meazza, di fronte a 70mila spettatori, ha visto un’Inter incapace di ribaltare il risultato per larghi tratti, salvo poi accendersi a gioco ormai compromesso, quando il sigillo di Hauge prima e la meraviglia di Evjen dopo avevano già spento ogni speranza -2-4. A nulla è valso il gol di Bastoni, arrivato quando ormai la qualificazione era ampiamente compromessa, con i giocatori norvegesi capaci di esultare per un’impresa che rimarrà nella storia del calcio del loro paese -7. L’amarezza è stata raccolta da Nicolò Barella, il quale, pur riconoscendo i meriti degli avversari, ha ricordato come il destino dei nerazzurri sia stato segnato da dettagli, come quel rigore subito al novantesimo contro il Liverpool che ha impedito alla squadra di rientrare tra le prime otto, costringendola poi allo spareggio -3. Un dettaglio che, però, non può spiegare due prestazioni così opache contro un avversario che, sulla carta, appariva ampiamente alla portata.




