Tenta di rapire una bambina in un supermercato a Bergamo, il padre che l’ha salvata: “Ho agito d’istinto”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La domenica pomeriggio, per Laura e Matteo, è trascorsa in un silenzio carico di tensione, quello che segue un terremoto capace di spazzare via in un istante la routine di un sabato qualsiasi. La loro bambina di un anno e mezzo, la stessa che il giorno prima giocava spensierata in salotto, ora deve fare i conti con un gesso che le ingabbia la gamba per un mese intero, monito tangibile della violenza di uno sconosciuto. È accaduto tutto all’uscita del supermercato Esselunga di via Corridoni, a Bergamo, intorno all’ora di pranzo di sabato 14 febbraio, quando l’incrocio tra una famiglia che termina la spesa e un uomo che sta per entrare si è trasformato in un incubo a occhi aperti -1-6.

La dinamica, ricostruita con precisione dagli agenti della Polizia di Stato anche grazie ai frame delle telecamere di sorveglianza, parla di una frazione di secondo in cui la normalità si è lacerata. La mamma camminava tenendo la piccola per mano, il papà era poco distante con il carrello, quando un cittadino rumeno di 47 anni – questo il dato emerso dalle prime indiscrezioni, che corregge una precedente indicazione sull’età fornita da alcune fonti – senza fissa dimora e fino a quel momento incensurato, ha teso le mani verso la bambina -3-8. L’ha afferrata con violenza per le gambe, sollevandola da terra e cercando di trascinarla con sé all’interno del centro commerciale, in un tentativo di sequestro che si è infranto contro la reazione immediata e disperata della madre, la quale ha stretto a sé la figlia senza lasciarla, opponendo ogni sua forza a quella dello sconosciuto.

Sono stati attimi di concitazione assoluta, durante i quali il padre, sentite le grida, è intervenuto senza esitazione. «Mi sono reso conto dell’istinto di sopravvivenza quando si vede in pericolo la propria figlia – ha raccontato Matteo, intervistato dal Tg1 – e l’intervento è stato immediato. A quel punto non pensi, intervieni, fai». Un istinto che è stato del resto condiviso da alcuni passanti e dagli stessi addetti alla vigilanza del supermercato, i quali hanno accerchiato e bloccato l’aggressore, immobilizzandolo a terra fino all’arrivo della volante della Polizia, giunta sul posto in pochi minuti per mettere in sicurezza la piccola e condurre l’uomo in Questura -5-6.

La furia dell’aggressione e il femore fratturato

La violenza inaudita con cui l’uomo ha cercato di strappare la bambina alla madre non è rimasta senza conseguenze fisiche per la piccola. Nell’afferrarla con tanta forza per trarla a sé, le ha provocato una frattura al femore, una lesione seria e dolorosa che i medici dell’ospedale dove la piccola è stata subito trasportata hanno giudicato perfettamente compatibile con la dinamica e la violenza dello strattone subito -1-8. La bambina, che al momento dell’aggressione era scesa dal carrello per fare due passi, si è così ritrovata vittima due volte: prima del tentativo di sottrazione e poi della ferita riportata, una frattura che la costringerà a portare un gesso per settimane, simbolo di un trauma che, se quello fisico è destinato a rimarginarsi, lascerà certamente un segno profondo nei genitori.

Le indagini condotte dagli agenti della squadra mobile, coordinate e condivise in ogni fase con l’Autorità Giudiziaria, hanno portato all’arresto del 47enne romeno con le accuse pesantissime di sequestro di persona aggravato – reato che prevede un inasprimento di pena quando commesso ai danni di un minore di quattordici anni – e di lesioni personali aggravate -3-5. L’uomo, che non aveva precedenti penali a suo carico, è stato rinchiuso nel carcere di Bergamo a disposizione del giudice, in attesa dell’udienza di convalida che dovrà decidere se confermare o meno la misura cautelare.

La ricostruzione dei fatti e il peso delle immagini

Fondamentali per la ricostruzione esatta della dinamica sono stati, come detto, i filmati del sistema di videosorveglianza dell’area commerciale. Le telecamere hanno ripreso l’intera sequenza, dall’incrocio tra la famiglia e l’aggressore fino al momento in cui l’uomo è stato bloccato e tenuto a terra. Immagini che hanno confermato la versione fornita dai genitori e dai testimoni, dissipando qualsiasi possibile dubbio sulla natura volontaria e violenta del gesto compiuto dal 47enne. Non un fraintendimento, dunque, né un gesto casuale, ma un chiaro e deliberato tentativo di portare via con la forza una bambina dalla sua famiglia.

La prontezza con cui è scattato il dispositivo di soccorso, sia da parte dei cittadini presenti che delle forze dell’ordine, ha evitato che la vicenda potesse avere un epilogo ancora più drammatico. Il vice questore Marco Cadeddu, commentando l’accaduto, ha sottolineato come l’episodio, pur nella sua gravità, abbia messo in luce l’efficacia del sistema di sicurezza pubblica, con un intervento tempestivo che ha portato all’arresto del malvivente -10. Per Laura e Matteo, però, la vita da sabato non è più la stessa. Il pensiero di ciò che avrebbe potuto accadere se la reazione fosse stata di un solo istante più lenta, se la presa della mamma fosse stata meno salda, è un macigno con cui dovranno imparare a convivere, mentre la loro bambina, ignara, cerca di giocare nonostante l’ingombro del gesso.

L’identikit dell’aggressore e il giallo delle sue intenzioni

Resta avvolto nel mistero, e lo sarà forse solo per gli inquirenti, il movente che ha spinto un uomo di 47 anni, fino a ieri sconosciuto alle forze dell’ordine e senza una fissa dimora, a compiere un gesto tanto efferato. La sua nazionalità, rumena, e la sua condizione di senza tetto sono gli unici tratti definiti che emergono dalle prime battute dell’inchiesta. Non è dato sapere se l’uomo abbia agito per un impulso improvviso e insensato, se fosse in preda a uno stato di alterazione psicofisica o se, ipotesi inquietante, avesse pianificato quell’atto.

Le porte scorrevoli del supermercato, che quel giorno hanno separato la calma della spesa dall’incubo della violenza, restano il confine simbolico di una vicenda che ha scosso profondamente la città di Bergamo. Una città che ora si stringe attorno a quella famiglia, nella speranza che il tempo e l’affetto possano ricucire lo strappo aperto in un pomeriggio qualunque di febbraio. L’indagine, ora, dovrà fare luce sulla testa dell’uomo, sulle sue reali intenzioni, cercando di dare un senso – se un senso esiste – a un gesto che ha visto una bambina di un anno e mezzo diventare, per pochi secondi, l’oggetto del desiderio di uno sconosciuto.

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