Banco Bpm stoppa le nozze con Mps, il veto di Credit Agricole congela il risiko bancario
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Redazione Economia
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Il tabellone del risiko bancario italiano si è improvvisamente fermato su una mossa che, seppur ventilata, sembrava ormai prossima alla formalizzazione. Il consiglio di amministrazione di Banco Bpm ha deliberato all'unanimità l'interruzione delle consultazioni relative alla potenziale aggregazione con Monte dei Paschi di Siena, comunicando la decisione al gruppo senese nel corso della stessa giornata.
A circa due mesi dall'invio della lettera di interesse, avvenuto il 7 giugno, il board di Piazza Meda ha certificato l'assenza di quelle "condizioni per giungere a un accordo condiviso" che avrebbero potuto dare vita al terzo polo bancario italiano, lasciando così il campo libero ad altri scenari, con Intesa Sanpaolo che rimane l'unica offerente pubblica su Mps.
Il no secco di Parigi: "Niente senza di noi"
A pesare in modo determinante sulla fumata nera è stata la posizione del primo azionista di Banco Bpm, il gruppo francese Crédit Agricole, che detiene una partecipazione del 29,3%, una quota che lo rende di fatto un interlocutore indispensabile per qualsiasi operazione straordinaria.
Nella mattinata di venerdì 31 luglio, nel corso della presentazione dei risultati semestrali, il ceo della Banque Verte, Olivier Gavalda, ha letteralmente chiuso le porte all'ipotesi di fusione con Siena, dichiarando che è "molto difficile vedere come una combinazione tra Mps e Banco Bpm possa creare valore per gli azionisti di Banco Bpm". A rincarare la dose ci ha pensato il vice amministratore delegato Jérôme Grivet, il quale, rivendicando il peso della partecipazione azionaria, ha sottolineato come "nulla può essere fatto contro di noi o senza di noi".
Una presa di posizione netta che ha di fatto spiazzato l'ad di Mps, Luigi Lovaglio, il quale stava ancora sondando le possibilità di un'intesa alternativa all'offerta pubblica di acquisto di Intesa Sanpaolo.
Il dietrofront di Castagna e le ragioni di un addio annunciato
Il ceo di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, ha quindi preso atto del veto francese, convocando un consiglio di amministrazione che ha ufficializzato lo stop alle trattative. Nella nota ufficiale diffusa dall'istituto, pur ribadendo il "potenziale forte razionale strategico e industriale del progetto" che avrebbe potuto generare "un'importante creazione di valore per entrambe le banche", si è dovuto constatare che, a due mesi dall'avvio del dialogo, non si erano verificate le condizioni per procedere.
La posizione di Crédit Agricole, che siede con quattro rappresentanti nel board di Piazza Meda, non era tuttavia una novità assoluta per Castagna, il quale si sarebbe preparato alla riunione di venerdì già consapevole delle difficoltà. Quella che ai più è apparsa come una doccia gelata, per il vertice di Banco Bpm era un epilogo già preventivato, anche se la modalità con cui i francesi hanno esternato il loro dissenso ha sorpreso per la durezza e la pubblicità, infrangendo quel basso profilo che aveva caratterizzato i rapporti fino a quel momento.
Il piano francese e la partita su Unicredit
Al di là dello stop a Mps, le dichiarazioni di Gavalda hanno aperto uno scenario ancora più ampio sul futuro di Banco Bpm. Il numero uno di Crédit Agricole ha infatti lasciato intendere che gli scenari graditi a Parigi sono altri, in particolare una fusione con Crédit Agricole Italia, che permetterebbe alla banca francese di "rafforzare la propria presenza in Italia dove vogliamo davvero crescere".
Una prospettiva che, se da un lato chiarisce il veto su Siena, dall'altro riaccende i riflettori su una possibile mossa di Unicredit, la quale, dopo essere stata bloccata dal golden power del governo lo scorso anno proprio su Bpm, potrebbe ora tornare alla carica, trovando potenzialmente nei francesi non più un ostacolo ma un alleato. L'asse Parigi-Milano potrebbe così ridisegnare gli equilibri, anche in virtù della quota del 29,3% che rende Crédit Agricole un socio forte, capace di condizionare qualsiasi futura aggregazione, inclusa una potenziale Opa di Piazza Gae Aulenti.
La partita, insomma, rimane apertissima e il capitolo Mps, almeno per Banco Bpm, sembra essere definitivamente archiviato, mentre l'offerta di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi resta l'unico dossier caldo sul tavolo di Rocca Salimbeni.
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