Nozze saltate tra Banco Bpm e Mps, l'ora delle recriminazioni. Crédit Agricole fa valere il suo peso
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Redazione Economia
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Il consiglio di amministrazione di Banco Bpm, riunitosi nel pomeriggio di venerdì 31 luglio, ha deciso all'unanimità di interrompere le consultazioni con Monte dei Paschi di Siena relative al progetto di aggregazione. A dare l'annuncio, nella prima serata di quella stessa giornata, è stata una nota di poche righe diffusa da Piazza Meda, nella quale si sottolineava come, a distanza di quasi due mesi dall'invio della lettera di intenti, non si fossero ancora create le condizioni per raggiungere un accordo condiviso tra le parti.
Poche ore più tardi, da Rocca Salimbeni è arrivata una presa d'atto altrettanto laconica della decisione, con la banca senese che ha fatto sapere di aver preso atto della scelta e di continuare a valutare ogni opzione strategica per il proprio futuro.
L'ombra di Crédit Agricole sulla partita
A gettare acqua sul fuoco delle speranze di un matrimonio tra i due istituti era stato, già nelle ore precedenti alla riunione del cda di Banco Bpm, l'intervento del primo azionista della banca guidata da Giuseppe Castagna, ovvero il gruppo francese Crédit Agricole. Nel corso di una conference call con gli analisti, il ceo della banca transalpina, Olivier Gavalda, aveva espresso tutto il proprio scetticismo sull'operazione, dichiarando che fosse molto difficile vedere in che modo una fusione tra Mps e Banco Bpm potesse creare valore per gli azionisti di quest'ultima.
Un messaggio chiaro e netto, che di fatto costituiva una bocciatura del progetto a cui stavano lavorando i vertici delle due banche italiane. Gavalda ha inoltre ricordato come, con una quota del 29,3%, Crédit Agricole sia di gran lunga il primo azionista di Banco Bpm e come, di conseguenza, avrà voce in capitolo su qualsiasi operazione straordinaria che coinvolga la società, a partire dall'assemblea che dovrebbe approvare un'eventuale fusione con la maggioranza qualificata.
La strategia francese e lo scenario alternativo
Se da un lato Crédit Agricole ha chiuso la porta a un'operazione con Monte dei Paschi, dall'altro ha apertamente indicato quale sia lo scenario preferito per il proprio futuro in Italia. La deputy general manager del gruppo, Clotilde L'Angevin, intervenendo nella stessa conference call, ha spiegato che uno degli scenari preferiti per la banca francese sarebbe una fusione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, un progetto che consentirebbe di rafforzare ulteriormente la presenza sul mercato italiano, dove il gruppo intende davvero crescere.
Una prospettiva che, peraltro, non appare nuova, essendo stata studiata più volte negli ultimi anni e che oggi appare facilitata dalla posizione di forza che Parigi ha saputo costruire in Piazza Meda, senza peraltro aver ancora chiesto alla Banca Centrale Europea l'autorizzazione ad assumere il controllo dell'istituto. L'ingresso di Crédit Agricole nel capitale di Banco Bpm, va ricordato, era stato favorito dall'uso del golden power da parte del governo italiano, che aveva bloccato l'offerta di UniCredit sulla banca, e ora i francesi stanno facendo valere tutto il loro peso.
Le motivazioni del dietrofront di Piazza Meda
Nel comunicato ufficiale, il cda di Banco Bpm ha giustificato la scelta di interrompere le consultazioni con Mps con la mancanza dei presupposti per arrivare a un accordo condiviso. Nel testo si ribadiva comunque la "potenziale forte razionalità strategica e industriale" del progetto proposto con la lettera di giugno, che avrebbe potuto portare alla nascita di un nuovo gruppo bancario e finanziario di primo piano in Italia, in grado di generare una significativa creazione di valore per entrambe le banche.
Tuttavia, le condizioni per proseguire non si sono materializzate, e la banca ha scelto di rimanere focalizzata sul proprio piano strategico e sulla creazione di valore per i propri azionisti nel lungo termine. Con il ritiro di Banco Bpm, il tavolo del risiko bancario vede ora una sola strada percorribile per Monte dei Paschi, e cioè l'offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo.
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