I risultati delle regionali: un pareggio che racconta un paese diviso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le urne di Campania, Puglia e Veneto, scrutinate con l'attenzione che merita ogni appuntamento con il voto, hanno consegnato un verdetto che, sebbene ampiamente pronosticato, non perde il suo significato politico: un pareggio tecnico, un tre a tre che cristallizza la geografia di un'Italia spaccata in due macro-aree di influenza. Il centrosinistra, che alcuni preferiscono definire come il campo progressista, mantiene saldamente la guida del Sud, con le vittorie in Puglia e in Campania, mentre il centrodestra, dal canto suo, consolida il suo dominio nel Nord-Est, riconfermandosi in Veneto. Un esito, questo, che rispecchia esattamente il risultato delle consultazioni tenutesi poche settimane fa, quando la maggioranza di governo aveva conquistato Marche e Calabria ma aveva perso la Toscana, tra le roccaforti storiche della sinistra.

L'affluenza, un dato che interroga la politica

A pesare, in questa tornata autunnale, non è stata soltanto la distribuzione territoriale dei consensi, ma anche e soprattutto la consistenza di quei consensi stessi, misurata da un'affluenza che continua il suo inesorabile declino. Il dato medio, che si è attestato al 43,6%, appare in netto calo se paragonato al 57,6% registrato cinque anni fa, un divario che fa riflettere sulla distanza che separa le istituzioni dai cittadini. La Puglia, dove ha votato il 41,8% degli elettori (erano il 56,4% nel 2020), e la Campania, scesa al 44,1% dal 55,5% di un tempo, mostrano un disimpegno particolarmente marcato, mentre il Veneto, pur registrando la percentuale più alta con il 44,6%, non sfugge a questa tendenza, avendo visto alle urne nel 2020 ben il 61,2% degli aventi diritto.

Il trionfo di Fico in Campania

In Campania, la partita si è risolta con un distacco netto, che ha visto Roberto Fico, il cui nome è stato al centro di una campagna elettorale non sempre concentrata sui contenuti, battere il suo avversario con un margine di venticinque punti percentuali, attestandosi sul 60% delle preferenze. L'ex presidente della Camera, che succede a Vincenzo De Luca dopo un decennio di governo, interrotto non dal voto popolare ma da una pronuncia della Corte Costituzionale, entra così a palazzo Santa Lucia con un mandato molto chiaro. Il Partito Democratico, in questo contesto, si è affermato come la prima forza politica in campo, superando il Movimento 5 Stelle, che pure aveva espresso il candidato vincitore.

Il quadro politico dopo il voto

Quello che emerge dal quadro complessivo, considerando anche i risultati delle precedenti regionali, è una sostanziale stabilità degli equilibri, dove ciascuno schieramento controlla le regioni che tradizionalmente gli sono più vicine. La mancanza di vere sorprese, se da un lato evita scossoni immediati agli assetti di potere, dall'altro delinea un panorama politico nazionale frammentato, nel quale la capacità di attrarre consensi appare rigidamente ancorata a confini geografici e a tradizionali bacini elettorali. La politica, di fronte a un'astensione così elevata, si trova a dover affrontare una sfida che va al di là del mero conteggio dei seggi.

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