Sciopero dei dipendenti Ikea il 5 dicembre, premio di partecipazione contestato
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Redazione Economia
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Nel pieno della stagione degli acquisti natalizi, un'ondata di agitazione percorre i corridoi dei punti vendita italiani del colosso svedese dell'arredamento, dove i circa 7.800 dipendenti si apprestano a incrociare le braccia in una giornata di sciopero nazionale indetto per giovedì 5 dicembre. La decisione, che promette di paralizzare l'attività in una delle settimane commercialmente più proficue, quella che tradizionalmente include il ponte dell'Immacolata, è stata assunta dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs a seguito di un incontro con la dirigenza dell'azienda, il quale ha fatto emergere un divario incolmabile tra le aspettative del personale e quanto offerto dalla multinazionale.
Il nodo della remunerazione variabile
Al centro della vertenza, che ha spinto i rappresentanti dei lavoratori a definire l'intera faccenda "una presa in giro", vi è il meccanismo di erogazione del cosiddetto Premio di Partecipazione, un istituto che dovrebbe, nel nome, ricompensare il contributo collettivo al successo aziendale. Le cifre discusse, tuttavia, appaiono ben lontane dall'interpretare questo spirito, dal momento che – secondo le stime sindacali – più della metà dei negozi sul territorio nazionale non avrà diritto a percepire alcun bonus, mentre alla parte restante spetterebbero importi giudicati del tutto simbolici e irrisori, se paragonati agli sforzi profusi e ai risultati economici raggiunti.
Il contesto dei ricavi record
A rendere ancor più amara, agli occhi di chi ogni giorno allestisce gli showroom e gestisce i magazzini, la decisione dell'azienda, è il contesto finanziario in cui essa matura. Nonostante il gruppo, che vende iconici prodotti come le librerie Billy o le poltrone Poäng a ritmi incessanti, abbia chiuso il recente esercizio con ricavi da vendite in Italia di 2,2 miliardi di euro, sembra non esservi spazio nel bilancio per garantire un premio consistente a coloro i quali quei risultati li hanno materialmente conseguiti. Una discrepanza che i sindacati hanno sottolineato con forza, evidenziando come la disponibilità economica, nonostante le richieste di un riconoscimento minimo per tutti, sia stata negata in sede di trattativa con l'affermazione di non possedere risorse accantonate a tale scopo.
Una protesta strategica
La scelta della data del 5 dicembre, quindi, lungi dall'essere casuale, si configura come una mossa calcolata per massimizzare l'impatto della protesta. Colpire l'azienda in un momento di picco della domanda, quando i clienti affollano i negozi per le compere prenatalizie, rappresenta una leva potente per costringere la proprietà a riconsiderare le sue posizioni. L'astensione dal lavoro, che interesserà la quasi totalità della forza lavoro italiana del gruppo, intende dunque servire da monito chiaro e inequivocabile, trasformando i silenziosi e ordinati negozi in teatri di una disputa che tocca il delicato equilibrio tra profitti Corporate e giusta retribuzione.




