Italiani in bilico tra palestra e cattive abitudini: più sport ma la salute peggiora

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Gli italiani, se da un lato mostrano una rinnovata attenzione per il movimento fisico, dall'altro faticano a mantenere uno stile di vita globalmente sano, in un quadro che il nuovo Rapporto Osservasalute definisce preoccupante. La fotografia scattata dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute come Bene Comune, e presentata oggi all'Università Cattolica di Roma, rivela infatti una contraddizione stridente: mentre nel 2023 sono stati circa ventuno milioni i connazionali che hanno praticato uno o più sport nel tempo libero, con una fetta non trascurabile, il 28,3%, dedita a un'attività continuativa, si registra un preoccupante allontanamento dai cardini della tradizione alimentare nazionale. Un paradosso, questo, che si inserisce in un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione e di crescente solitudine, fattori che contribuiscono a delineare un panorama sanitario sempre più complesso e gravato da numerose patologie.

Dieta mediterranea in declino e aumento delle cronicità

Il rapporto, giunto alla sua ventiduesima edizione, sottolinea come meno di un italiano su cinque segua oggi con regolarità la dieta mediterranea, un modello nutrizionale universalmente riconosciuto come salutare. Questa deriva alimentare, unita ad altre abitudini dannose che resistono tenacemente – come il fumo, verso il quale sempre più giovani sono attratti dalle versioni elettroniche –, produce conseguenze dirette e misurabili sullo stato di salute collettivo. Si assiste infatti a un aumento significativo delle malattie croniche, le quali, come evidenziato dagli estensori del dossier, incidono profondamente non solo sulla salute fisica delle persone ma anche sulla loro qualità di vita e sulla percezione di benessere. I dati, del resto, parlano chiaro: si vive più a lungo, ma non necessariamente meglio, con gli anni guadagnati spesso accompagnati da acciacchi e fragilità.

Il peso della pandemia e l'accesso alle cure

Un capitolo a parte merita l'analisi della cosiddetta mortalità "trattabile", ovvero quella prevenibile con interventi sanitari tempestivi ed efficaci, rispetto alla quale l'Italia è arretrata al settimo posto in Europa. Gli esperti, pur attribuendo parte di questo passo indietro agli effetti destabilizzanti della pandemia da COVID-19 – la quale ha messo sotto stress il Servizio Sanitario Nazionale, causando ritardi diagnostici, rinvii di interventi e una generale riduzione della capacità di trattamento –, non mancano di evidenziare la necessità di migliorare strutturalmente l'accesso e la qualità delle cure su tutto il territorio nazionale. La prevenzione, denuncia il rapporto, resta un obiettivo disatteso e a macchia di leopardo, lasciando spazio a disuguaglianze regionali che si ripercuotono sull'esito delle terapie.

Il quadro di un Paese che cambia in peggio

Il ritratto che emerge è quindi quello di una nazione che cambia, ma non in meglio, con abitudini di stampo nordeuropeo che si sovrappongono a uno scenario demografico già critico, caratterizzato da una denatalità persistente. Il risultato è una popolazione sempre più anziana, spesso sola, e gravata da più patologie contemporaneamente, figlie di stili di vita scorretti e di una cultura della prevenzione che fatica a radicarsi. La "felicità" delle persone, concetto che il rapporto non esita a richiamare, appare così minata non solo da fattori sociali ma anche dall'incalzare di condizioni di salute precarie, in un circolo vizioso che lega alimentazione, movimento e benessere psicofisico in modo indissolubile.

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