Naufragio dei 007 nel lago Maggiore, le ultime rivelazioni del capo del Mossad sulla presunta matrice iraniana
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Redazione Interno
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L’acqua piatta e tranquilla del bacino lombardo, quella domenica del 28 maggio 2023, nascondeva un segreto ben più spesso della coltre di nebbia che a volte lo avvolge. Se inizialmente, come spesso accade, le cronache italiane avevano archiviato la vicenda come una tragica fatalità – un colpo di vento, una disavventura meteorologica – gli sviluppi giudiziari e le recentissime dichiarazioni del vertice dell’intelligence israeliana hanno definitivamente scardinato quella narrazione, restituendo alla vicenda i contorni di un’operazione segreta finita nel sangue. L’armatore e comandante Claudio Carminati, a bordo della "Gooduria", ha già patteggiato una pena di quattro anni per naufragio e omicidio colposi davanti al gup di Busto Arsizio; un patteggiamento che chiude il capitolo delle responsabilità civili della navigazione, ma che lascia intatta, anzi amplifica, la voragine investigativa sul "perché" quei 23 passeggeri (su una barca che ne poteva ospitare appena 15) si trovassero radunati su quel natante.
La verità ufficiale, emersa quasi un anno dopo attraverso una semplice targa commemorativa nella sede del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), ha infranto il muro di gomma del "compleanno tra amici". Per i due agenti italiani deceduti, Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi, si legge infatti che hanno perso la vita "nel corso dello svolgimento di una delicata attività operativa con Servizi Collegati Esteri". Quella "missione" riguardava direttamente la sicurezza nazionale, coinvolgendo i colleghi del Mossad e, in particolare, un agente noto solo con l’iniziale "M", un ufficiale che Tel Aviv aveva inizialmente tentato di far passare per un semplice "pensionato" del servizio segreto.
L’ombra di Teheran e l’operazione "Rising Lion"
A distanza di quasi tre anni dalla sciagura – e quando ormai la politica internazionale ha subito scossoni epocali con il ritorno di Trump alla Casa Bianca – il direttore del Mossad David Barnea ha rotto il silenzio, offrendo una chiave di lettura che sposta l’asse dell’inchiesta dalla fatalità al possibile sabotaggio. Durante la cerimonia di Tel Aviv per la Giornata dei caduti in guerra, Barnea ha elogiato la figura di "M", il 54enne Shimoni Erez, rivelando che l’uomo stava lavorando a una complessa operazione per impedire all’Iran di procurarsi armamenti avanzati. In quelle stesse ore, ha aggiunto Barnea, gli agenti sul lago stavano operando nell’ambito dell’operazione "Rising Lion" (il "Ruggito del Leone").
L’elemento dirompente, però, riguarda la dinamica stessa dell’affondamento. Secondo quanto dichiarato dal numero uno del Mossad, il fenomeno meteorologico che ha colpito la "Gooduria" – un downburst, ossia una raffica di vento discendente di intensità anomala – non sarebbe stato un evento naturale, bensì una perturbazione provocata artificialmente. Una tecnologia, quella della guerra meteorologica, che rientrerebbe nelle capacità offensive dei corpi speciali iraniani. In altre parole, gli agenti di Teheran avrebbero intercettato la missione, scatenando la tempesta per affondare l’imbarcazione e uccidere gli 007 che stavano già lavorando all’operazione.
I nodi irrisolti di un triplice omicidio
Se la magistratura di Busto Arsizio ha chiuso il fronte della colpa dello skipper (contestandogli la scarsa manovrabilità dell’imbarcazione e la mancata consultazione dei bollettini), la pista dell’omicidio doloso rimane aperta esclusivamente sul versante politico-internazionale. Perirono in quell’affondamento non solo i due agenti italiani e l’israeliano "M", ma anche la cinquantenne russa Anya Bozhkova, moglie del comandante Carminati, che si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato. La scelta di Barnea di rivelare questi particolari solo ora, a guerra in Medio Oriente ancora in corso, potrebbe suggerire la volontà di giustificare le durissime rappresaglie israeliane contro i quadri del regime degli Ayatollah, presentandole come una risposta a un attacco letale subito sul suolo europeo.
Il silenzio dell’intelligence italiana
Resta il silenzio tombale da parte di Roma. Nonostante le rivelazioni del capo del Mossad e la conferma della missione "delicata" attraverso le biografie ufficiali dei caduti, non vi è stata alcuna nota operativa che dettagli la natura della presenza italiana in quel contesto. La procura, dal canto suo, si è limitata a indagare le responsabilità della navigazione – come il sovraffollamento della barca e la mancata reazione alla furia del vento – senza mai ufficialmente aprire un capitolo sulla presunta interferenza esterna o sull’identità degli obiettivi che i servizi stavano pedinando. Il lago, intanto, è tornato calmo, ma le sue acque continuano a celare il segreto su come una routine operativa possa essersi trasformata in una imboscata letale.




