Meta rimuove la crittografia end-to-end dai messaggi privati di Instagram: la decisione dal prossimo 8 maggio
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’annuncio, comparso quasi di soppiatto tra gli aggiornamenti del centro assistenza e poi confermato da dichiarazioni ufficiali, ha iniziato a diffondersi tra gli utenti nelle ultime ore: a partire dall’8 maggio 2026, la crittografia end-to-end per i messaggi diretti su Instagram non sarà più supportata. La scelta di Meta, che pure era stata tra le prime aziende a sperimentare questa tecnologia di protezione sulle proprie piattaforme, segna un netto dietrofront rispetto alla road map sulla privacy che il fondatore Mark Zuckerberg aveva più volte delineato negli anni passati. La funzionalità, va ricordato, non era mai stata attivata in modo predefinito sull’applicazione dedicata alla condivisione di foto e video, ma richiedeva un intervento manuale da parte dell’utente per ogni singola chat che si intendeva blindare. Un meccanismo, questo, che secondo i dati interni della società di Menlo Park avrebbe limitato drasticamente la diffusione dello strumento, confinandolo a una platea talmente ristretta da non giustificarne la manutenzione all’interno dell’ecosistema della piattaforma.
A motivare la retromarcia, almeno ufficialmente, è proprio il numero esiguo di persone che avevano scelto di avvalersi di questa tutela aggiuntiva. La portavoce Dina El-Kassaby Luce, in una dichiarazione raccolta dalla testata specializzata The Verge, ha spiegato che pochissimi utenti avevano optato per la messaggistica protetta su Instagram, invitando chi fosse interessato a continuare a usare la crittografia a spostarsi su WhatsApp, dove invece rimane attiva in modalità standard per tutte le comunicazioni. La società ha inoltre predisposto un meccanismo per consentire a chi in questi anni ha utilizzato le chat cifrate di mettere al sicuro i propri dati: nelle prossime settimane, gli utenti interessati riceveranno notifiche specifiche con le istruzioni per scaricare l’intera cronologia delle conversazioni e i contenuti multimediali scambiati, un’operazione che potrebbe richiedere l’aggiornamento dell’applicazione all’ultima versione disponibile.
Se da un lato la motivazione addotta da Meta risiede nello scarso successo della feature, dall’altro il contesto in cui matura la decisione appare intrecciato a doppio filo con le pressioni che da anni i governi e le forze dell’ordine di mezzo mondo esercitano sui colossi del tech. La possibilità che le comunicazioni rimangano opache anche per le autorità, infatti, è sempre stata al centro di un dibattito acceso: da una parte i sostenitori della privacy assoluta, dall’altra chi, come investigatori e procure, vede nella crittografia un ostacolo insormontabile alla prevenzione e alla repressione di reati gravi, primo fra tutti lo sfruttamento sessuale dei minori. La rimozione dello scudo crittografico consentirà a Meta di accedere nuovamente al contenuto dei messaggi scambiati su Instagram, semplificando di fatto la collaborazione con le autorità giudiziarie e la possibilità di monitorare attivamente la piattaforma alla ricerca di contenuti illeciti.
La dismissione della crittografia su Instagram, paradossalmente, non rappresenta un abbandono totale della filosofia della sicurezza da parte del gruppo guidato da Zuckerberg, ma piuttosto una netta separazione dei ruoli tra le diverse applicazioni di sua proprietà. Mentre WhatsApp continuerà a offrire la protezione end-to-end per impostazione predefinita, e Messenger sta progressivamente allineandosi a quello standard, Instagram sembra destinata a rimanere un ambiente di comunicazione più permeabile e meno blindato. Una scelta che alcuni osservatori, come Tom Sulston dell’organizzazione Digital Rights Watch, interpretano come la volontà di marcare una distinzione tra chat puramente private, quelle basate sulla rubrica telefonica o sullo username, e conversazioni che nascono in un contesto sociale più ampio, dove la scoperta tra utenti è favorita dagli algoritmi e dalla natura stessa del social network




