Dacia aggiorna la Spring per il 2026: motori più potenti e nuova batteria, ma il prezzo resta sotto i 18.000 euro
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Redazione Economia
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Non è una rivoluzione estetica, quella a cui Dacia ha sottoposto la sua citycar elettrica per l’anno in corso, bensì un profondo intervento tecnico mirato a renderla finalmente competitiva anche fuori dal perimetro cittadino. La Spring, che con le sue prime versioni aveva sofferto limiti oggettivi in termini di ripresa e stabilità, si presenta ora con un nuovo motore – anzi, con due nuove opzioni – e con una batteria che, pur riducendosi in capacità nominale, adotta per la prima volta la chimica litio-ferro-fosfato, la cosiddetta LFP, una scelta che porta con sé benefici in termini di durata e costi -1-6. L'obiettivo, dichiarato e perseguito con coerenza, è duplice: offrire prestazioni stradali più mature, tali da non far sentire l'auto inadeguata in autostrada, e mantenere saldo il principio del prezzo accessibile, ancorandolo ben al di sotto della soglia psicologica dei ventimila euro.
La meccanica: più potenza e una dinamica di guida rivista
Il cambiamento più sostanziale, per il model year 2026, risiede sotto il cofano e nel pianale. Le vecchie unità da 45 e 65 cavalli lasciano il posto a due nuovi motori: uno da 70 cavalli e un più performante 100 cavalli, quest'ultimo riservato all'allestimento di punta Extreme -2. I numeri, in questo caso, raccontano un miglioramento tangibile, laddove il dato più significativo non è tanto la velocità massima, sempre limitata elettronicamente a 125 km/h, quanto la capacità di ripresa. Se la precedente Spring 45 impiegava 26,2 secondi per passare da 80 a 120 km/h, un tempo che la rendeva un ostacolo piuttosto che un veicolo sui percorsi extraurbani, la nuova versione da 100 cavalli copre lo stesso scatto in soli 6,9 secondi, un valore che cambia radicalmente l'esperienza di guida e la sicurezza nei sorpassi -1-10.
Parallelamente all'incremento di potenza, gli ingegneri hanno lavorato sul telaio. La piattaforma è stata rinforzata nella parte centrale per alloggiare la nuova batteria, e questo intervento, abbinato all'introduzione di una barra antirollio di serie e a molle e ammortizzatori rivisti, promette di mitigare quel comportamento ondeggiante e quella sensazione di instabilità che avevano caratterizzato le versioni precedenti, specialmente in curva -1-2. L'aerodinamica è stata ottimizzata con nuove carenature sottoscocca e un profilo del portellone modificato, portando il coefficiente di resistenza (SCx) a un più rispettabile 0,66, un dettaglio che contribuisce all'efficienza complessiva e alla riduzione dei fruscii -1-10.
La batteria LFP: autonomia e ricarica secondo la filosofia Dacia
Cuore pulsante dell'aggiornamento è l'accumulatore. Dacia abbandona le precedenti batterie per adottare un pacco da 24,3 kWh con celle al litio-ferro-fosfato, una tecnologia che il gruppo Renault impiega per la prima volta e che offre maggior stabilità termica e una vita utile più lunga a fronte di costi di produzione ridotti -1-4. La capacità è leggermente inferiore rispetto al passato, eppure l'autonomia dichiarata nel ciclo WLTP rimane invariata, attestandosi sui 225 chilometri, un valore che la casa ritiene più che sufficiente per la percorrenza media giornaliera di 34 chilometri dei suoi utenti tipici -1-7.
Sul fronte della ricarica, arrivano novità significative. Il caricatore di bordo in corrente alternata è da 7 kW, e per un "pieno" dal 20 al 100% su una wallbox servono ora 3 ore e 20 minuti, un risparmio di circa quaranta minuti rispetto al modello uscente -1-10. L'opzione per la ricarica rapida in corrente continua, fino a 40 kW, accorcia i tempi di sosta alle colonnine: in mezz'ora, o poco meno, si passa dal 20 all'80% della carica, un dato che rende finalmente praticabile un viaggio più lungo, se programmato con raziocinio -2-6.
Interni, tecnologia e spazio: il pragmatismo come stella polare
Dentro l'abitacolo, la filosofia minimalista rimane intatta, ma con qualche concessione alla modernità. La plancia, che mantiene materiali plastici rigidi, ospita di serie un quadro strumenti digitale da 7 pollici, mentre il sistema di infotainment varia a seconda della versione: sulle più accessibili si affida al sistema Media Control, che trasforma lo smartphone del conducente nell'interfaccia principale tramite l'apposita applicazione; sulla Extreme, invece, fa capolino un display touch da 10,1 pollici con connettività wireless per Apple CarPlay e Android Auto -1-5. I sedili, pur rimanendo piuttosto contenuti nelle dimensioni, sono ridisegnati e offrono un miglior sostegno laterale, mentre la gamma di accessori YouClip, quei piccoli supporti modulari che si agganciano alla plancia, amplia le possibilità di personalizzazione e stiva di piccoli oggetti -10.
Lo spazio a bordo, uno dei punti fermi della Spring, non è stato sacrificato. Il bagagliaio mantiene i suoi 308 litri, una capienza di tutto rispetto per il segmento, che con l'abbattimento della panca posteriore monopezzo raggiunge i 1004 litri -3-5. Una novità utile, per chi cerca la massima praticità, è la disponibilità del "frunk", un piccolo vano di carico aggiuntivo sotto il cofano anteriore, pensato per riporre i cavi di ricarica o una borsa piccola, liberando così spazio nel baule posteriore -5-7.
Listino e versioni: l'accessibilità rimane il mantra
Nonostante il salto di qualità tecnico, Dacia è riuscita a contenere i listini. La nuova Spring è ordinabile in Italia a partire da 17.900 euro per la versione Expression con motore da 70 CV, mentre la più potente e accessoriata Extreme, forte dei suoi 100 CV e della dotazione multimediale completa, parte da 19.700 euro -2. Per chi cerca una soluzione dedicata al lavoro, sono inoltre disponibili le versioni Business e Cargo, quest'ultima omologata N1 per il trasporto di merci, con prezzi che si aggirano intorno ai ventimila euro -2. La precedente generazione, nel frattempo, è ancora reperibile in pronta consegna, ma solo nella variante da 102 cavalli, in attesa che i nuovi modelli rimpiazzino completamente le scorte nei concessionari.




