Flavio Cobolli, la nuova crush di Wimbledon che ha sconfitto Cilic e conquistato il Centre Court
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Flavio Cobolli, tennista italiano ventitreenne fino a ieri noto soprattutto agli addetti ai lavori, ha compiuto l’impresa che lo proietta definitivamente nell’élite: battendo Marin Cilic negli ottavi di finale, si è guadagnato un posto nei quarti di Wimbledon, il torneo che più di ogni altro incarna tradizione e fascino. Un risultato che per i neofiti potrebbe sembrare un upset, ma che per chi segue il tennis oltre la Sinner-mania – o l’hype generato da pellicole come Challengers – rappresenta una conferma. Quella di un talento che, partito dai Challenger, ha scalato il ranking fino a entrare nella top 20, dimostrando di avere il polso per competere con i big.
La sua storia, del resto, parla da sola. Cobolli ha impugnato la prima racchetta a tre anni, quando difficilmente poteva immaginare che un giorno avrebbe calcato il Centre Court. Eppure, oggi non solo ci è arrivato, ma lo ha fatto con una sicurezza che ha sorpreso persino lui. «Me lo merito», ha dichiarato a fine match, con un tono insolitamente squillante per chi, come lui, tende a tenersi tutto dentro. Mercoledì, quel rettangolo di erba dovrà condividerlo con Novak Djokovic, dominatore incontrastato di Wimbledon negli ultimi sei anni. Un confronto che, al di là dell’esito, segna un ulteriore salto di qualità nella sua carriera.
Ma Cobolli non è solo il tennista che ha sbancato il tabellone. È anche il volto inaspettato dell’Atp sui social, dove si è ritagliato il ruolo di admin per diletto, gestendo con ironia i profili ufficiali del circuito. Una doppia vita che lo rende un caso unico: campione sul campo e content creator fuori, capace di coniugare il rigore dello sport con la spontaneità dei nuovi media.
Tra gli spalti, durante il match contro Cilic, c’era anche il calciatore Edoardo Bove, suo amico personale. Lo stesso Bove che, lo scorso inverno, aveva suscitato preoccupazione per un malore durante Fiorentina-Inter. Una presenza significativa, quasi un simbolo di come Cobolli sappia tenere insieme mondi apparentemente lontani: il tennis e il calcio, la serietà agonistica e la leggerezza dei vent’anni.




