Dall’erba di Trigoria a quella di Church Road: la doppia vita di Flavio Cobolli
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Redazione Sport
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Flavio Cobolli, che a 14 anni aveva davanti a sé due strade – il calcio con la Roma, squadra del cuore, o il tennis – ha scelto la seconda, quella più solitaria e impervia. E oggi, a 23 anni, è tra gli otto migliori tennisti del mondo, almeno per questa edizione di Wimbledon, dove ha appena battuto Marin Cilic negli ottavi di finale. Un traguardo che, sebbene inaspettato per chi lo conosce poco, non stupisce chi lo segue da quando, bambino, impugnava per la prima volta una racchetta a Firenze, sua città natale, ma romano d’adozione.
Quella di Cobolli è una storia di scelte coraggiose. Bruno Conti, leggenda giallorossa, lo aveva notato come terzino di prospettiva, ma lui ha preferito la pallina gialla a quella rotonda. E mentre il padre-allenatore, seduto sugli spalti di Church Road, non tratteneva le lacrime, il figlio dimostrava che la decisione presa anni fa era quella giusta. "Me lo merito il Centre Court", ha detto con una voce insolitamente sicura, lui che di solito parla a basso tono, quasi temesse di disturbare.
Ma Cobolli non è solo un talento sul campo. Se il ranking Atp lo colloca tra i primi 20 al mondo, il suo sorriso e la sua spontaneità lo hanno reso anche uno dei volti più amati del circuito, tanto da essere considerato, a tutti gli effetti, una sorta di social media manager non ufficiale dell’Atp. Post ironici, storie dietro le quinte, un approccio che lo distingue dai colleghi, più concentrati sull’immagine patinata che sulla genuinità.




