Pogba: "Ero in depressione e non lo sapevo. A Torino non volevo restare"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Paul Pogba, dopo mesi di silenzio forzato, ha deciso di aprirsi senza filtri in un’intervista a GQ Francia, raccontando un periodo buio che lo ha segnato più di quanto lui stesso avesse inizialmente realizzato. "Cercavo di concentrarmi sul calcio, ma era diventato impossibile", ha ammesso il centrocampista, che oggi, a 32 anni, cerca di voltare pagina dopo la squalifica per doping e una serie di vicende personali tormentate.

La depressione, come ha spiegato, è arrivata in modo subdolo, soprattutto durante gli anni al Manchester United, quando i primi sintomi – la perdita dei capelli, l’ansia costante – lo hanno spinto a rendersi conto di ciò che stava vivendo. "Me ne sono accorto tardi, quando ormai avevo buchi sul cuoio capelluto", ha confessato, aggiungendo che quegli anni lo hanno fatto "invecchiare di colpo di dieci anni". Un malessere che non ha risparmiato neppure il suo ritorno alla Juventus, dove, nonostante l’affetto dei tifosi, si è sentito prigioniero di un disagio interiore. "A Torino giocavo da solo con il pallone, ma dentro di me non volevo più restare".

Oggi Pogba, che definisce se stesso "un ragazzino con la voglia di ricominciare", sembra aver ritrovato la determinazione. Le prove affrontate, dalle inchieste giudiziarie alle pressioni mediatiche, lo hanno spinto a guardare avanti, anche se il percorso è stato più duro del previsto. Senza citare direttamente i casi di cronaca nera che lo hanno coinvolto – come l’indagine per le presunte minacce subite dal fratello – ha ammesso di aver tenuto troppo dentro, lontano dalla famiglia, problemi che "si attorcigliavano nella testa e nello stomaco".

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