La bizzarra provenienza delle pietre da curling e l’Italia che non si ferma più

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre il pubblico di Milano-Cortina 2026 riempie le tribune del curling e lo stadio del ghiaccio si accende di cori e trombe per ogni punto azzurro, pochi tra gli spettatori, forse, si soffermano a osservare ciò che di fatto è il vero protagonista silenzioso di questo sport: la pietra. Non è un semplice blocco di granito lavorato, e la sua origine, va detto, è quanto di più particolare e geograficamente limitato si possa immaginare per un’attrezzatura olimpica. Gli atleti, si sa, dispongono di tute iper-tecnologiche e lame studiate al millimetro per sciare o pattinare, ma nel curling l’elemento litico, quella specie di pentola arrotondata dal peso di circa venti chili, proviene solo da due angoli del pianeta. Il primo è una piccola isola scozzese, Ailsa Craig, un faraglione granitico nel bel mezzo del Firth of Clyde; il secondo è la cava di Trefor, in Galles. Da questi luoghi, e solo da questi, si estrae la roccia che poi, dopo una lavorazione certosina, scivolerà sul ghiazzo italiano in questi giorni di gioco.

La ragione di una selezione tanto esclusiva non risiede in una semplice questione tradizionale, ma in una precisa combinazione di caratteristiche geologiche. La pietra da curling, per essere tale, deve rispondere a due esigenze quasi opposte: deve scivolare con fluidità e al contempo resistere agli urti violenti quando un atleta, con un tiro ben calibrato, la usa per spostare quelle dell’avversario. Per questo, come spiegano i mineraloghi, si utilizzano due diversi tipi di granito all’interno dello stesso manufatto. Il principale, quello che striscia sul ghiaccio, predilige il granito blu di Ailsa Craig, una roccia caratterizzata da grani finissimi e uniformi che, levigandosi, non creano solchi o asperità. La parte anulare, quella che invece impatta contro le altre pietre, viene realizzata con il granito verde o con le varianti di Trefor, che offrono una struttura leggermente diversa per assorbire gli urti senza scheggiarsi. Una cura artigianale e geologica che rende ogni singola pietra un investimento che dura decenni.

Sulla superficie di questo granito così ricercato, però, in questi giorni stanno scrivendo la loro storia gli atleti azzurri. Il quartetto maschile, composto da Joel Retornaz, Amos Mosaner, Sebastiano Arman e Mattia Giovanella, sta mettendo in scena una prestazione che tiene incollati gli appassionati. Dopo aver superato la Svezia campione olimpica con un sofferto 7-6 all’esordio, gli azzurri si sono ripetuti contro la Gran Bretagna, la formazione guidata da Bruce Mouat che sulla carta partiva tra le favorite e che vantava il Titolo di campione del mondo in carica. Il match, come spesso accade nel curling, è stato una lunga partita a scacchi sul ghiaccio, decisa end dopo end, con sorpassi e controsorpassi.

L’Italia ha condotto per larghi tratti, mostrando una sicurezza nei tiri e una lettura tattica della gara che ha messo in difficoltà gli avversari britannici. Non è stato semplice, perché la squadra di Mouat ha rosicchiato punto su punto, arrivando a impattarla sul 7-7 a pochissime riprese dalla fine. Ma nell’ultimo end, quando la pressione saliva e ogni lancio poteva essere quello decisivo, la freddezza dello skip Retornaz e la precisione delle spazzolate di Mosaner e Giovanella hanno fatto la differenza. Un 9-7 finale che ha fatto esplodere il pubblico e che conferma la testa della classifica per l’Italia, imbattuta dopo due turni e con un ruolino di marcia che impone rispetto.

Un percorso netto che profila scenari importanti

La vittoria contro i britannici non è solo una questione di classifica, sebbene il primato nel girone, condiviso con altre nazionali, sia un segnale chiaro. È la continuità di rendimento, la capacità di vincere partite sporche e tirate, che colpisce osservatori e addetti ai lavori. Il team azzurro ha dimostrato di saper gestire il vantaggio e di avere la lucidità per ribaltare gli equilibri quando gli avversari provano a rientrare. Il match contro la Gran Bretagna, del resto, è stato un banco di prova di quelli seri: chi vince queste gare, poi, nelle fasi a eliminazione diretta, parte con un bagaglio di consapevolezza diverso. L’Italia, in questo momento, è lì, nel gruppo di testa del torneo maschile, e lo è con merito.

Granito che rotola e medaglie che si avvicinano

E mentre le pietre di Ailsa Craig continuano a solcare la pista di Cortina, il movimento azzurro del curling vive una sorta di estate di San Martino. La vittoria del girone maschile, va ricordato, arriva a pochi giorni dal bronzo conquistato nel doppio misto proprio da Amos Mosaner, in coppia con Stefania Constantini. Una medaglia che aveva già scaldato il clima e che ora trova conferme anche nel torneo a squadre. I ragazzi di Joel Retornaz, forti di questo entusiasmo e di una condizione atletica invidiabile, si preparano ora ad affrontare le prossime sfide del round robin con la consapevolezza di chi non ha nulla da perdere, ma tanto da dimostrare. Il granito, quello vero, quello che viene dalle isole scozzesi, continua a rotolare, e l’Italia intanto continua a vincere.

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