Il granito di Ailsa Craig e Trefor, e l’Italia che domina nel curling di Milano-Cortina

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre il torneo olimpico di curling prosegue nell’entusiasmante cornice di Cortina, l’attenzione del pubblico, abituato a concentrarsi esclusivamente sulla prestanza fisica degli atleti o sulle tattiche di gioco, si sta spostando anche su un dettaglio tanto peculiare quanto fondamentale per la riuscita di questo sport, ovvero la geologia delle sue pietre. Quelle che vediamo scivolare sul ghiaccio con un movimento rotatorio, spinte dalla mano esperta degli skip, non sono semplici massi levigati, ma manufatti dalla provenienza rigidamente circoscritta: provengono esclusivamente da due angoli del pianeta. La prima fonte, nonché la più celebre e storicamente legata alla nascita del curling, è la piccola isola scozzese di Ailsa Craig, un faro di granito in mezzo al mare, mentre la seconda è la cava di Trefor, situata in Galles -1. Non si tratta di una scelta arbitraria, ma di una necessità tecnica legata alla composizione minerale di queste specifiche rocce, granitoidi rari che offrono caratteristiche fisiche irrinunciabili per garantire l’equilibrio tra scivolamento e resistenza agli urti. La superficie che striscia sul ghiaccio, ad esempio, predilige il granito blu di Ailsa Craig, noto per i suoi grani minuscoli e uniformi che riducono l’attrito e l’assorbimento d’acqua, mentre le parti destinate all’impatto, cioè le fasce laterali che devono sopportare le collisioni, vengono realizzate con le varietà verdi della stessa isola o con i graniti di Trefor, la cui struttura leggermente diversa assorbe meglio i colpi senza frantumarsi -1. Una particolarità, questa, che rende ogni stone un investimento prezioso e che, per i Giochi di Milano-Cortina 2026, vede un utilizzo predominante del materiale estratto dalla storica isola scozzese, patria indiscussa di questo sport.

La superiorità azzurra nel round robin maschile

In questo scenario di precisione millimetrica e tradizione secolare, la squadra italiana maschile sta scrivendo pagine importanti, imponendosi con autorità nel torneo a cinque cerchi. Dopo aver superato la Svezia all’esordio con un sofferto 7-6, il quartetto guidato dallo skip Joel Retornaz si è ripetuto contro i campioni del mondo in carica della Gran Bretagna, un team che, nonostante la denominazione britannica, rappresenta in realtà la Scozia di Bruce Mouat, argento olimpico a Pechino 2022. La partita, conclusasi sul 9-7, ha visto gli azzurri prendere immediatamente il comando delle operazioni, con un primo end addirittura da quattro punti che ha spiazzato gli avversari, costringendoli a una difficile rincorsa. La formazione italiana, composta oltre che da Retornaz da Amos Mosaner, Sebastiano Arman e Mattia Giovanella, ha dimostrato una solidità mentale notevole, gestendo il vantaggio e rispondendo colpo su colpo ai tentativi di rimonta britannici, che pure sono arrivati fino al pareggio nel nono end prima di cedere nuovamente nel decimo.

La gestione della pressione e il fattore campo

La prestazione degli azzurri assume contorni ancora più rilevanti se si considera il contesto in cui è maturata, un vero e proprio bagno di folla con un pubblico italiano caldo e partecipe, armato di trombe e campanacci, che ha trasformato il Curling Stadium di Cortina in un’arena dal sapore quasi calcistico. Una pressione che avrebbe potori fiaccare anche i più esperti, ma che il team di Retornaz ha saputo incanalare a proprio favore, mostrando una maturità internazionale acquisita negli anni attraverso la partecipazione costante ai massimi livelli, come i Grand Slam e i campionati mondiali dove, va ricordato, l’Italia ha conquistato bronzi storici nel 2022 e nel 2024. La squadra britannica, dal canto suo, pur dovendo recriminare per quell’avvio disastroso che l’ha costretta a inseguire, ha elogiato la capacità di reazione e il carattere mostrato nel riaprire una partita che sembrava ormai compromessa. Ma il merito va riconosciuto alla determinazione italiana, a quella capacità di non disunirsi nei momenti di maggiore pressione, come quando gli avversari hanno azzerato lo svantaggio. La risposta è arrivata puntuale nell’end conclusivo, con la freddezza necessaria per chiudere i conti e mantenere l’imbattibilità.

Una tradizione di famiglia e di paese

A rendere ancora più suggestiva questa cavalcata c’è il forte legame territoriale del gruppo, un aspetto che in una manifestazione come le Olimpiadi di casa assume un significato particolare. L’intero quartetto titolare, infatti, muove i suoi passi dal Trentino Curling Cembra, una realtà provinciale che è riuscita a sfornare atleti di calibro mondiale, creando un nucleo di giocatori che si conoscono perfettamente. Joel Retornaz, il cervello e leader di questa formazione, rappresenta un caso quasi unico nello sport italiano, essendo alla sua quarta partecipazione olimpica consecutiva e vivendo la sua seconda Olimpiade in casa dopo Torino 2006. Un’esperienza, la sua, che unita alla freschezza e alla potenza di Mosaner, già oro nel doppio misto a Pechino e bronzo in questi stessi Giochi nella specialità insieme a Stefania Constantini, crea un mix letale per gli avversari. La vittoria contro i britannici, così, non è solo un risultato che vale due punti in classifica, ma la conferma di un percorso di crescita che porta la squadra italiana a competere ad armi pari, e talvolta a prevalere, contro le nazionali che hanno inventato e dominato questo sport per secoli. Il record di due vittorie su due, con la testa del girone saldamente in pugno, proietta gli azzurri verso i prossimi impegni con la consapevolezza di poter davvero recitare un ruolo da protagonisti fino alla fine.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.