L’Italia si astiene sull’accordo pandemico dell’Oms, Remuzzi invita a riflettere
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Redazione Salute
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Mentre l’Assemblea Mondiale della Sanità approvava il primo Accordo Pandemico Globale, destinato a migliorare la risposta collettiva a future emergenze sanitarie, l’Italia ha scelto di non schierarsi, astenendosi insieme ad altri dieci Paesi, tra cui Russia, Israele e Polonia. La decisione, presa nel Palazzo delle Nazioni a Ginevra, ha acceso un dibattito che va oltre le mere questioni tecniche, toccando nodi politici e ideologici.
Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, ha sottolineato con fermezza l’importanza della cooperazione internazionale in un intervento pubblicato oggi. "Nessuno si salva da solo", ha scritto, evidenziando come la pandemia di Covid-19 abbia dimostrato che le crisi sanitarie non rispettano confini. L’accordo, frutto di tre anni di negoziati, punta a garantire un accesso più equo a vaccini, terapie e diagnostica, cercando di evitare gli squilibri emersi durante l’ultima emergenza.
Eppure, il governo italiano ha preferito mantenere una posizione defilata, giustificando la scelta con la necessità di preservare la sovranità nazionale in materia sanitaria. "La libertà non si commissaria", ha replicato qualcuno, sostenendo che simili accordi rischiano di limitare l’autonomia decisionale degli Stati senza un mandato popolare diretto. Una posizione che, se da un lato riflette diffidenze verso un centralismo sanitario, dall’altro solleva interrogativi sulla capacità di affrontare in modo coordinato crisi globali.




