Addio a Yayoi Kusama, l'infinito dei pois si spegne a 97 anni. Bergamo e Modena ricordano la sua arte
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Yayoi Kusama, l’artista giapponese universalmente nota per i suoi celebri pois, le iconiche zucche e le suggestive Infinity Mirror Rooms, si è spenta il 14 agosto in un ospedale di Tokyo all’età di 97 anni. La notizia della scomparsa, annunciata ufficialmente dalla sua fondazione, ha suscitato un profondo cordoglio in tutto il mondo, dal mondo dell’arte a quello della moda, e in Italia, dove la sua opera ha lasciato un segno indelebile, in particolare a Bergamo e Modena.
Bergamo e il record di "Infinito Presente"
La mostra "Yayoi Kusama. Infinito Presente", allestita a Palazzo della Ragione in Città Alta per Bergamo Brescia Capitale italiana della Cultura 2023, rappresenta uno dei capitoli più significativi del legame tra l’artista e l’Italia. L’esposizione, promossa da The Blank Contemporary Art e dal Comune di Bergamo, ha fatto registrare numeri da capogiro, con oltre 93.000 visitatori che hanno varcato la soglia della storica sede espositiva.
Il cuore pulsante della rassegna era "Fireflies on the Water", una delle sue Infinity Mirror Room più celebri, proveniente dalla collezione del Whitney Museum of American Art di New York. L’installazione, che concedeva a ogni spettatore un minuto di tempo per immergersi in un universo di luci, specchi e acqua, è diventata un vero e proprio fenomeno di richiamo, portando a Bergamo visitatori da ogni parte d’Europa e persino dal Giappone, dagli Stati Uniti e dall’Australia.
Nadia Ghisalberti, che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di assessora alla Cultura del Comune di Bergamo, ha ricordato l’artista con un post sui social, definendola "l’artista forse più amata al mondo", capace di interpretare "la cultura come cura", un tema centrale dell’anno da Capitale. La Ghisalberti ha sottolineato come la mostra "Infinito Presente" abbia rappresentato un segnale importante per proiettare Bergamo nel mondo dell’arte contemporanea, richiamando un pubblico senza precedenti e imponendo proroghe e orari di apertura straordinari, fino a 14 ore al giorno.
L’abbraccio di Louis Vuitton e le collaborazioni con la moda
L’influenza di Yayoi Kusama ha travalicato i confini dell’arte, arrivando a contaminare il mondo del fashion e del lusso. La maison Louis Vuitton, con cui l’artista aveva collaborato in due occasioni, nel 2012 e nel 2023, ha voluto rendere omaggio alla sua "creatività sconfinata e visione unica". Pietro Beccari, presidente e ceo del marchio francese, ha dichiarato che Kusama è stata "un’immensa fonte di ispirazione" e che la sua "straordinaria eredità continuerà a ispirare le generazioni future".
Le collaborazioni con Louis Vuitton hanno portato i celebri pois di Kusama su borse, accessori e capi di abbigliamento, trasformandoli in oggetti di culto per collezionisti. Il sodalizio con la moda, che l’artista non considerava distante dalla sua arte ma come una sua naturale estensione, è stato un tassello fondamentale per la sua ascesa a icona pop globale, contribuendo a diffondere la sua estetica ben oltre le gallerie e i musei.
Modena e la prima personale italiana: un'allucinazione felice del 2006
Esattamente vent’anni fa, nel settembre del 2006, un’altra città italiana, Modena, aveva avuto il privilegio di ospitare la prima mostra personale di Yayoi Kusama in uno spazio museale pubblico italiano. Fu la Galleria Civica di Modena, allora diretta da Angela Vettese, ad aprire le porte della Palazzina dei Giardini per l’esposizione intitolata "Metamorfosi".
L’allestimento, curato dalla stessa Vettese insieme a Milovan Farronato, trasformò gli spazi della Palazzina in un ambiente visionario e spiazzante. In una sala, i visitatori erano accolti da "Dots Obsession", una stanza ricoperta di pois rossi che ricoprivano pareti, pavimento e persino mobili e palloni gonfiabili, creando un effetto che molti descrissero come un’allucinazione o un incubo alla David Lynch. Fausto Ferri, storica memoria della Galleria Civica, ha ricordato quella mostra come un'impresa che coinvolse tutta la città, trasformando la Palazzina in "una grande casa di visioni".
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