Omicidio a Castiglione di Sicilia, la “lezione” finita male e i tre sospettati per la morte di Giuseppe Florio
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Redazione Interno
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La lezione, a quanto pare, sarebbe sfuggita di mano. E quel che doveva essere soltanto un atto intimidatorio – magari per saldare un conto in sospeso o ristabilire una gerarchia nel piccolo mondo di Trappitello – si è trasformato in un omicidio. Il di Giuseppe Florio, sessantaseienne di Giardini Naxos, è stato ritrovato domenica 26 aprile 2026 in una zona isolata del Catanese, lungo la sponda del fiume Alcantara, nelle campagne di Mitogio, frazione di Castiglione di Sicilia. Una scoperta casuale, quella fatta da un agricoltore di passaggio, che ha subito allertato i carabinieri della compagnia di Taormina.
Il avvolto in lenzuola e la macchina bruciata
Il cadavere, ormai privo di vita, presentava ferite da taglio – molto probabilmente inferte con una lama di medie dimensioni – ed era stato avvolto frettolosamente in lenzuola, quindi chiuso in alcuni sacchi di plastica e abbandonato tra la vegetazione che costeggia una strada rurale. Gli investigatori, che hanno già disposto l’autopsia per chiarire con esattezza le cause del decesso, non hanno trascurato un particolare macabro ma rivelatore: a poca distanza dal punto in cui giaceva il, gli uomini dell’Arma hanno rinvenuto l’auto della vittima. Un rottame, in pratica, perché il veicolo era stato completamente distrutto dalle fiamme. Un tentativo, questo, di cancellare tracce o depistare le indagini? Probabilmente entrambe le cose.
Tre nomi nel mirino e un vicino di casa in caserma
Secondo una prima ricostruzione, suffragata da indiscrezioni investigative raccolte da Rei TV, il movente andrebbe cercato in una “lezione” che qualcuno intendeva impartire a Florio. Tre sarebbero i sospettati: persone, queste, che avrebbero agito in gruppo, forse con ruoli distinti. La tesi al momento più accreditata è che non ci fosse l’intenzione di uccidere; poi, però, il confronto – fisico, probabilmente degenerato in pochi secondi – avrebbe portato a un accoltellamento fatale. Nel panico, i tre si sarebbero ritrovati tra le mani un cadavere da far sparire. E qui, secondo chi indaga, avrebbero commesso una serie di errori: l’abbandono approssimativo del, l’incendio dell’automobile effettuato senza la dovuta cautela e magari la scelta di un luogo non abbastanza remoto. I carabinieri hanno portato in caserma un vicino di casa della vittima, che risiederebbe allo stesso indirizzo di Florio: un complesso di alloggi popolari in via Paladini, a Trappitello, frazione collinare di Giardini Naxos. L’uomo è sottoposto a interrogatorio, anche se al momento non sono stati resi noti né il suo nome né l’eventuale ruolo che avrebbe avuto nella vicenda.
Un delitto senza movente apparente, ma con tanti piccoli indizi
Nulla trapela, per ora, sui motivi profondi di quell’aggressione. Che cosa spinga a voler “dare una lezione” a un sessantaseienne – magari per questioni di vicinato, debiti o screzi personali – è ancora oggetto di accertamento. Di certo, Florio non era un volto sconosciuto nella zona: originario di Taormina, viveva tra Giardini Naxos e Trappitello. Gli inquirenti stanno setacciando i rapporti della vittima con i familiari, con i vicini e con eventuali frequentazioni poco raccomandabili. E mentre il sostituto procuratore di turno coordina le indagini, i militari continuano a battere a tappeto la zona di Mitogio, nella speranza di recuperare l’arma del delitto e qualche frammento di prova che possa inchiodare i tre sospettati. Perché, se è vero che una lezione non doveva trasformarsi in un omicidio, è altrettanto vero che la giustizia – in questi casi – non concede sconti sul tentativo di cancellare un cadavere.




