Il giallo di Castiglione di Sicilia: il Corpo del 66enne Florio avvolto in lenzuola, accertamenti e interrogatori in corso
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Giuseppe Florio, 66 anni, incensurato e residente nelle case popolari della frazione taorminese di Trappitello, è stato trovato senza vita nella frazione Mitogio, area rurale ricadente nel comune di Castiglione di Sicilia (in provincia di Catania). La scoperta, avvenuta grazie alla segnalazione di un passante che ha notato il corpo nei pressi della strada provinciale 81, ha immediatamente attivato i carabinieri della Compagnia di Randazzo coadiuvati, per i rilievi tecnici del caso, dalla Sezione Investigazioni Scientifiche del comando provinciale etneo.
Il quadro che si presenta agli inquirenti è quello, per ora oscuro, di un omicidio caratterizzato da una ferocia che non sembra lasciare spazio a dubbi sulla volontarietà del gesto: l’uomo presentava infatti evidenti segni di violenza inferti presumibilmente con un’arma da taglio, con ferite concentrate al volto e all’addome, sebbene, stando a indiscrezioni investigative ancora da validare ufficialmente, non si escluda che sul siano state utilizzate anche altre tipologie di corpi contundenti. Una delle ipotesi al vaglio degli esperti della Scientifica, che hanno visionato il luogo del ritrovamento, suggerisce che l’assassinio non sia avvenuto laddove il cadavere è stato abbandonato, bensì altrove, forse nel Messinese; lo stesso lenzuolo che avvolgeva il corpo insieme a dei sacchi di plastica, unitamente al ritrovamento dell’automobile di proprietà della vittima completamente distrutta dalle fiamme in contrada Bruderi (zona compresa tra Giardini Naxos e la stessa Trappitello), rafforzerebbe l’idea di uno spostamento del cadavere a scopo di occultamento.
Competenza territoriale e pista personale: l’ipotesi della movente lontana dalla criminalità organizzata
Se dovesse trovare conferma la ricostruzione secondo cui Florio è stato ucciso nel messinese, tra le cittadine di Taormina e Giardini Naxos, si profilerebbe per l’inchiesta un importante riassetto procedurale. In questo scenario, infatti, la competenza delle indagini passerebbe dalla procura di Catania (dove è avvenuto il mero ritrovamento e quindi l’occultamento) a quella di Messina, essendo in quest’ultimo territorio che si sarebbe consumato il reato più grave, ovvero l’omicidio. Gli investigatori, nonostante la brutalità del modus operandi, avrebbero tuttavia escluso al momento piste che riconducano il delitto a logiche di matrice mafiosa o alla criminalità organizzata strutturata; il movente, secondo le prime e caute valutazioni degli inquirenti, verrebbe invece ricercato nella sfera personale, affettiva o nei rapporti quotidiani che il sessantaseienne intratteneva nel suo contesto abitativo.
Proprio in quest’ottica, l’attenzione degli investigatori si è concentrata su via Paladini a Trappitello, la zona delle case popolari dove Florio risiedeva. È lì, secondo le prime verifiche, che potrebbe essere stato aggredito e colpito prima di essere caricato su un mezzo e trasportato nella campagna di Mitogio. I carabinieri stanno scandagliando il perimetro territoriale che va dal luogo del ritrovamento della vettura bruciata fino allo scenario dell’abbandono del, mettendo al setaccio i filmati dei sistemi di videosorveglanza pubblici e privati presenti lungo le direttrici che collegano Gaggi, Giardini Naxos e la zona rurale di Castiglione di Sicilia, nella speranza di intercettare i frame che possano inchiodare l’assassino o i suoi complici.
Due fermi e interrogatori serrati: la macchina investigativa non si ferma
L’ipotesi che si sia trattato di un delitto maturato in un contesto di conoscenze dirette ha preso nelle ultime ore con l’ingresso in caserma di due persone. I militari dell’Arma di Taormina hanno infatti prelevato e sottoposto a interrogatorio due individui, ritenuti al momento gravemente indiziati o comunque in possesso di informazioni utili alla ricostruzione del quadro completo. Sebbene il riserbo che avvolge l’inchiesta resti fitto, la scelta di portare in caserma questi due soggetti – ascoltati dai sostituti procuratori di Catania e Messina – rappresenta un passaggio significativo verso una possibile svolta nelle indagini sul quinto omicidio avvenuto in Sicilia in questo 2026. Si cerca ancora di capire se l’assassino abbia agito da solo o se abbia ricevuto aiuto materiale nello spostamento e nell’eliminazione delle prove (come l’auto data alle fiamme).
Al momento non sono stati ancora resi noti i dettagli sul contenuto degli interrogatori, né è stato chiarito se i due fermati abbiano fornito un alibi o elementi utili a ricostruire l’esatta dinamica. La salma di Giuseppe Florio è stata comunque trasferita all’istituto di medicina legale del Policlinico di Catania, dove nei prossimi giorni l’esame autoptico potrebbe fornire risposte più precise non solo sulle cause del decesso ma anche sugli orari, incrociabili poi con le immagini delle telecamere di sorveglianza, e sulla natura esatta degli oggetti utilizzati per l’aggressione. Resta, per ora, un alone di mistero su cosa abbia spinto i due fermati a passare all’atto, se realmente coinvolti, e quale fosse il legame – apparentemente invisibile agli occhi dei vicini – che li univa al sessantaseienne di Trappitello.




