Cagliari, la festa salvezza è già un ricordo: all’Unipol Domus vince l’Udinese
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Redazione Sport
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La domenica che doveva trasformarsi in un abbraccio collettivo tra i sedicimila dell’Unipol Domus e i loro beniamini si è invece spenta in un silenzio carico di frustrazione. Il Cagliari, che aveva pianificato l’ennesimo appuntamento con la propria salvezza – un traguardo inseguito più con l’ansia che con la qualità di gioco – è scivolato in una sconfitta casalinga per 0-2 contro un’Udinese apparsa blanda, poco trascendentale, quasi venuta in Sardegna solo per onorare il calendario. E invece, proprio quella squadra senza particolari ambizioni bellicose ha inflitto ai rossoblù la battuta d’arresto più ingiusta della stagione, ma anche la più indolore: il verdetto matematico potrebbe comunque arrivare già domani, qualora la Cremonese non dovesse vincere contro il Pisa. Resta però l’amaro in bocca, perché il copione sembrava scritto diversamente.
Un dominio sterile e un rigore che non c’era
Per quarantacinque minuti il Cagliari ha giocato a una porta sola, quella difesa da Okoye, costruendo occasioni che gridavano vendetta. Eppure, proprio quando la gara sembrava incanalarsi verso il meritato vantaggio locale, ecco la fiammata ospite: Kamara innescato da Solet, palla sul fondo e Buksa che sotto porta non perdona. Un gol che arriva come un pugno nello stomaco di una squadra, quella di Ranieri (o del suo successore, a seconda degli sviluppi societari), che fino a quel momento aveva concesso poco o nulla. In apertura di ripresa, poi, il caos arbitrale: il direttore di gara Dionisi assegna un rigore al Cagliari per un tocco di mano di Karlstrom, poi corre al monitor e revoca tutto. Per i sardi, insomma, la sfortuna diventa compagna di viaggio, con Zappa ed Esposito che vedono i propri tiri finire sulla linea di porta respinti dai difensori bianconeri.
Il raddoppio che spegne le speranze
Se il primo tempo aveva illuso, la ripresa ha confermato la legge non scritta del calcio: chi non segna, subisce. L’Udinese, senza mai strafare, ha gestito il vantaggio con ordine e trovato il raddoppio sfruttando l’ennesima distrazione difensiva. Caprile, il portiere rossoblù, si era già distrutto in un paio di interventi – su una sassata di Piotrowski e su un sinistro dal limite di Zaniolo terminato sul palo esterno – ma nulla ha potuto sul secondo gol. E così la difesa sarda, già provata dall’assenza di Mlacic (sostituito da Bertola), ha finito per cedere il colpo. Il pubblico, che pregustava la festa salvezza, ha assistito invece a una squadra mediocre, imprecisa davanti e fragile dietro, incapace di trasformare la supremazia territoriale in qualcosa di concreto.
L’inchiesta silenziosa su un Cagliari senza identità
Più che sugli episodi arbitrali – l’errore nel revocare il penalty, la gestione confusa dei minuti di recupero – l’analisi della gara si concentra su un dato strutturale: il Cagliari non riesce a uscire dalla propria mediocrità. E non è un'accusa buttata lì, ma il frutto di un’osservazione che attraversa l’intera stagione. I rossoblù hanno cambiato modulo, interpreti, persino atteggiamento mentale, ma il risultato non cambia. Contro l’Udinese, squadra che naviga a metà classifica senza pressioni, i sardi hanno collezionato tiri, angoli e possesso palla, ma hanno perso la partita e, in un certo senso, anche la faccia. La cronaca giudiziaria non c’entra, in questo caso: non ci sono inchieste della procura né interrogatori in Tribunale. Eppure, a guardare bene, c’è un processo sportivo che il Cagliari sta perdendo a porte chiuse, quello sulla propria capacità di essere cinico.
Le pagelle del giorno dopo e la resa dei conti rinviata
Tra i migliori, per quanto possa valere, si segnalano Zappa e Sulemana – quest’ultimo entrato per dare vivacità sulla fascia – mentre il centrocampo ha mostrato troppa lentezza nel verticalizzare. Esposito, partito titolare, ha sprecato l’occasione più limpida, murato da un intervento prodigioso di Okoye; Gaetano, subentrato, non ha inciso. Dalla parte opposta, l’Udinese ha portato a casa tre punti pesanti per l’autostima, con Buksa goleador di giornata e Kamara regista occasionale di una manovra essenziale ma efficace. Il tecnico ospite, senza strafare, ha azzeccato le mosse: il rientro di Solet in difesa ha dato solidità, mentre le sostituzioni nella ripresa hanno spezzato il ritmo sardo. Per il Cagliari, il conto alla rovescia per la matematica salvezza continua, ma l’impressione – sempre stando ai fatti, non alle sensazioni – è che la squadra abbia sprecato l’occasione migliore per levare le castagne dal fuoco davanti ai propri tifosi.




