Il sodalizio creativo e umano, che superò i confini del semplice rapporto professionale, iniziò nei primi anni Sessanta.

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Giancarlo Giammetti, incontrato su via Veneto, divenne in breve tempo il braccio destro imprescindibile, l’architetto della crescita e della struttura dell'impero, permettendo a Valentino Garavani di concentrarsi esclusivamente sulla sfera creativa. Tra loro, come avrebbero rivelato soltanto nel 2004, si sviluppò anche una storia d’amore durata dodici anni. La scelta di mantenere privata quella dimensione per così lungo tempo, come spiegò lo stesso Giammetti anni dopo, fu dettata più dalla mancanza di domande dirette che da una precisa strategia di riservatezza: «Perché nessuno, prima, ce l’aveva mai chiesto. Se no, avremmo risposto onestamente».

L'estetica di Valentino, ossessiva e riconoscibile, trovava nel rosso Valentino la sua massima espressione cromatica.

Un pigmento divenuto sinonimo di eleganza assoluta, di potere e di glamour, che vestì generazioni di icone, da Jacqueline Kennedy a Carmen dell’opera. La sua ricerca della bellezza, che lui stesso definiva una colpa, si materializzava in abiti che erano veri e propri monumenti alla femminilità, scolpiti nel tessuto. L'ultima apparizione pubblica dello stilista, nel 2019 ai Green Carpet Fashion Awards di Milano, sembrò quasi un testamento simbolico: avvolto in un mantello da cavaliere, su un tappeto verde, ricevette il premio alla carriera dalle mani di Sophia Loren, vestita di nero Valentino. Un'immagine potentemente cinematografica, che racchiudeva il suo legame con il mondo dello spettacolo e la sua statura di leggenda.

La morte di Valentino Garavani, avvenuta a Roma all’età di 93 anni, segna la chiusura di un'epoca per la moda italiana.

L'annuncio, dato dalla Fondazione a lui intitolata e da Giancarlo Giammetti, suo compagno di vita e socio storico, ha suscitato un profondo cordoglio internazionale. La sua carriera, iniziata a Parigi e consacrata a Roma con la fondazione della maison nel 1960, ha attraversato oltre sei decenni, contribuendo in modo decisivo a scrivere la storia del made in Italy. Il suo atelier romano, luogo di creazione e di pellegrinaggio per un'élite globale, divenne il cuore pulsante di uno stile inconfondibile, che univa la sontuosità dell'alta moda alla modernità di un'immagine sempre attuale.

La sua eredità, che trascende il singolo marchio, resta incarnata in una visione dove l’artigianalità e la spettacolarità della sfilata trovano una sintesi unica.

I suoi abiti, che hanno camminato su red carpet e hanno fatto sognare attraverso le pagine delle riviste, testimoniano una filosofia creativa basata sulla perfezione tecnica e sull'esaltazione della figura. Il mondo perde così l'ultimo degli imperatori, una figura che, con il suo lavoro, ha definito un canone di eleganza destinato a sopravvivere oltre le tendenze passeggere. Il suo rosso, quel colore vibrante e passionale che scelse da una matita nel 1959, continua a parlare di lui, rimanendo un simbolo indelebile di stile italiano nel mondo.

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