Israele, l'esercito congeda i generali del 7 ottobre
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Redazione Esteri
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Le Forze di difesa israeliane hanno avviato, con l'annuncio del capo di stato maggiore Eyal Zamir, una resa dei conti istituzionale per le gravissime falle che permisero l'attacco di Hamas. La motivazione, esplicita e senza appello, risiede in un "fallimento sistemico" dell'apparato militare, il quale, in quella mattina, venne meno al suo compito primario che è la protezione dei civili israeliani. Zamir, il quale ha sottolineato il proprio obbligo di stabilire uno standard chiaro di responsabilità di comando, ha quindi disposto il congedo e misure disciplinari per una dozzina di alti ufficiali in servizio all'epoca dei fatti.
Le figure chiave alla guida durante l'attacco
Tra i più alti in grado coinvolti nelle sanzioni figurano tre generali che ricoprivano posizioni di massima responsabilità operative: Aharon Haliva, allora a capo dell'intelligence militare, Oded Basyuk, che guidava il settore operazioni, e Yaron Finkelman, comandante del Distretto Militare Meridionale, sotto la cui giurisdizione ricadevano proprio le aree colpite dall'assalto. Le decisioni, conseguenti all'inchiesta affidata al generale in congedo Sami Turgeman, segnano un passaggio cruciale, sebbene parziale, nell'analisi di quelle responsabilità che, come ebbe a dichiarare lo stesso Zamir, furono di natura sistemica e non meramente tattica.
Il contrasto con l'esecutivo e le proteste
Questa linea d'azione dell'esercito, peraltro, si scontra con la posizione del governo, il quale continua a rimandare l'avvio di un'indagine indipendente che esamini anche le responsabilità di carattere politico. Proprio lo scorso sabato, a Tel Aviv, si è tenuta un'ennesima manifestazione di protesta contro l'esecutivo, a cui hanno preso parte i leader dell'opposizione. Uno di questi, Yair Lapid, ha affermato che un'indagine completa verrà condotta solo nel momento in cui la sua forza politica andrà al governo, evidenziando un solco profondo nell'approccio alla vicenda tra l'establishment militare e quello politico.
Le conseguenze di un giorno che ha segnato il paese
L'episodio del 7 ottobre, con il suo tragico bilancio di circa milleduecento morti e oltre duecento ostaggi, per lo più civili, catturati durante l'assalto ai kibbutz e al festival musicale di Nova, rimane una ferita aperta per la società israeliana. Le misure annunciate dall'Idf, seppur significative, rappresentano soltanto un primo, seppur doveroso, tentativo di fare i conti con un evento le cui conseguenze, sia umane che politiche, continuano a riverberarsi intensamente, mentre il ministro Katz ha espresso la sua ribellione di fronte a queste decisioni.




