De Pascale: "La sanità emiliana non ce la fa più, troppi pazienti da fuori regione"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il sistema sanitario dell'Emilia-Romagna, storicamente considerato un'eccellenza a livello nazionale, si trova a dover fronteggiare una crisi di sostenibilità, la cui origine è paradossalmente racchiusa proprio nella sua fama di efficienza. A lanciare un allarme dai toni inediti e perentori è stato il presidente della Regione, Michele de Pascale, il quale, intervenendo ai microfoni di Radio24 nel corso della trasmissione "24 Mattino" condotta da Marzio Bartoloni, ha dipinto un quadro di forte criticità. La pressione generata da un flusso incessante di persone che, provenendo da altre regioni, scelgono di curarsi in Emilia-Romagna, sta infatti producendo un effetto di intasamento generalizzato, tale da compromettere la capacità di risposta nei confronti dei residenti.

Un paradosso che diventa emergenza

Quello che per decenni è stato un motivo di orgoglio, trasformando la regione in un polo di attrazione sanitaria, si è convertito in un fattore di stress insostenibile. "Noi non ce la facciamo più", ha affermato de Pascale, sottolineando come l'enorme afflusso estero impedisca ormai di soddisfare le legittime aspettative dei cittadini emiliano-romagnoli. Il governatore, il cui pragmatismo è dettato anche dai bilanci in rosso del servizio sanitario regionale, ha quindi posto il tema dell'appropriatezza nella prescrizione degli esami, individuandolo come uno degli snodi cruciali su cui agire per cercare di riequilibrare una domanda che ha superato ogni previsione.

Le ricadute sulle liste d'attesa

Le conseguenze di questo collasso, del resto, sono tangibili e misurate dalle statistiche. Come ha ricordato il giornalista Bartoloni citando dati Istat, circa il dieci percento degli italiani rinuncia ormai a farsi curare, scoraggiato dai tempi di attesa eccessivamente lunghi persino per accedere a esami di routine. Una situazione che, se in Emilia-Romagna assume contorni particolarmente accentuati a causa del suo ruolo di hub sanitario, riflette un malessere diffuso, il quale non risparmia neppure un territorio la cui sanità è stata a lungo un modello virtuoso. L'introduzione di un ticket sulle ricette non è bastata a contenere il fenomeno, evidenziando la necessità di strategie più articolate.

La ricerca di un nuovo equilibrio

La questione, per quanto nota e più volte sollevata in sede politica, viene dunque riproposta con una urgenza nuova, che chiama in causa la tenuta stessa di un servizio universalistico. L'appello del presidente de Pascale, pur nella sua durezza, sembra voler accendere un dibattito nazionale sulla distribuzione delle risorse e sulla qualità dell'assistenza nelle diverse aree del paese, affinché si eviti di sovraccaricare quei pochi presidi che ancora funzionano. Senza un intervento corale, che garantisca livelli essenziali di prestazione omogenei su tutto il territorio, il rischio è che l'eccellenza di pochi diventi l'ostacolo per i molti che da essa dipendono.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.