La strage dei Voronov e il missile russo caduto in Polonia: l'ultima notte di terrore in Ucraina
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Redazione Esteri
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La notte del 29 luglio 2026 rimarrà impressa come una delle più buie e sanguinose di questo conflitto, e non solo per il numero impressionante di missili e droni scagliati dalla Russia sul territorio ucraino. Mentre oltre 70 missili e più di 280 droni devastavano dieci regioni del paese, un evento in particolare ha cristallizzato l'orrore di questa guerra, un evento che ha trasformato una famiglia numerosa in un simbolo del dolore e della brutalità degli attacchi russi.
Nel villaggio di Radushne, situato nella regione di Dnipropetrovsk non lontano da Kryvyi Rih, un missile balistico Iskander-M si è abbattuto con una precisione devastante sull'abitazione della famiglia Voronov, riducendola in un cumulo di macerie fumanti e cancellando la vita di dieci persone che vi si trovavano al momento dell'impatto.
Una casa in cenere, una famiglia distrutta
A perdere la vita in questo attacco sono stati Artem Voronov, 47 anni, e sua moglie Olena, 41, insieme a quattro dei loro figli: Mark, 17 anni, Dominika, 15, Viorika, 14, e Zakharii, 12. Ma il bilancio delle vittime, come spesso accade in queste tragedie, si è rivelato ancora più ampio. I Voronov erano una famiglia numerosa che contava dieci figli e tre nipoti; in quella notte, la guerra aveva già disperso i suoi membri, con il figlio maggiore schierato al fronte per difendere il paese e altri due fratelli all'estero, lontani dal pericolo immediato.
Nell'abitazione, però, erano rimasti i genitori, sette dei figli e un nipotino di appena diciotto mesi, il piccolo Artem, figlio di un altro fratello che combatte nelle file dell'esercito ucraino. La violenza dell'esplosione è stata tale che la casa è stata letteralmente polverizzata, tanto che i soccorritori hanno rinvenuto frammenti di corpi tra le macerie; le operazioni di identificazione, già complicate dal trauma, richiederanno l'uso di esami del DNA per restituire un nome a ogni vittima.
Il drammatico appello di Matvey e la conferma dei vicini
La portata della strage è emersa in tutta la sua drammaticità attraverso i social media, quando Matvey, uno dei figli della famiglia che vive e lavora in Polonia, ha lanciato un disperato appello su Telegram. Vedendo le immagini della sua casa distrutta, ha scritto: "Chi è sopravvissuto della famiglia Voronov? Sono Matvey, loro figlio". Una vicina di casa, Nelia, ha risposto con una franchezza brutale: "Non sono rimaste altro che macerie. Non è sopravvissuto nessuno".
La risposta ha confermato le peggiori paure di Matvey, che in un impeto di rabbia e dolore ha scritto: "Quei maledetti bastardi mi hanno portato via la cosa più preziosa". Per la comunità di Radushne, i Voronov erano una famiglia conosciuta e rispettata; la nonna, rimasta ferita nell'esplosione nell'abitazione di fronte, ha ricordato la loro dedizione ai figli, sottolineando come Mark fosse uno studente eccellente e come i genitori avessero investito tutto nella loro educazione, rendendo la loro scomparsa ancora più atroce e ingiusta.
Un attacco massiccio e l'incursione in Polonia
La tragedia dei Voronov si inserisce in un contesto di violenza su larga scala che ha visto la Russia scatenare una delle sue offensive aeree più imponenti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato di 74 missili e 284 droni, un'ondata che ha preso di mira non solo la capitale Kiev, dove migliaia di persone hanno trascorso la notte nei rifugi della metropolitana, ma anche città come Leopoli, Poltava e la stessa Kryvyi Rih. L'attacco, tuttavia, ha avuto una pericolosa conseguenza internazionale che ha fatto scattare l'allarme in tutta la NATO.
Un missile da crociera russo, identificato come un Kh-101, ha violato lo spazio aereo della Polonia, precipitando in un campo di colza nella regione di Lublino e lasciando un cratere di dieci metri di diametro nel terreno, a due chilometri da alcune abitazioni.
Le autorità polacche, dopo aver fatto decollare i caccia F-16, hanno confermato la natura del missile, anche se il primo ministro Donald Tusk ha cercato di rassicurare l'opinione pubblica affermando che l'obiettivo non era la Polonia ma che si era trattato di un incidente estremamente grave.
L'appello di Zelensky e la richiesta di difese aeree
Il presidente Zelensky, la cui città natale Kryvyi Rih è stata nuovamente colpita, ha pubblicato sui social la foto della famiglia Voronov prima della tragedia, trasformando il loro volto in un'accusa contro la brutalità russa e in un appello alla comunità internazionale.
"I russi hanno distrutto una casa normale, appartenuta a una famiglia normale", ha scritto il presidente, "e quando diciamo che l'Ucraina ha bisogno di missili per i Patriot, non stiamo parlando di astrazioni, ma di famiglie come questa, che possono sopravvivere solo se ci sono sistemi in grado di fermare i missili russi".
L'ondata di attacchi e la violazione dello spazio aereo della NATO hanno riacceso il dibattito sulla necessità di fornire a Kiev sistemi di difesa aerea più efficaci, mentre il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha condannato l'atto sconsiderato della Russia, ribadendo la solidarietà dell'alleanza alla Polonia.
Mentre le operazioni di soccorso continuavano tra le macerie di Radushne e i periti militari analizzavano i rottami del missile in Polonia, la guerra ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di colpire con ferocia ovunque, senza distinguere tra soldati e famiglie addormentate nel loro letto.
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