Lo spettro antico della lebbra, casi isolati in Europa orientale: gli esperti smorzano gli allarmi
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Redazione Salute
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Un termine che evoca immagini medievali, "lebbra", torna a circolare in Europa dopo che alcuni casi, rarissimi, sono stati segnalati in Romania e in Croazia, riaccendendo un dibattito che gli specialisti vorrebbero immediatamente ricondurre alla scientificità e al linguaggio appropriato. La Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), attraverso le parole del direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, Matteo Bassetti, ha infatti sottolineato come sia innanzitutto scorretto e dannoso utilizzare quella parola, la quale genera stigma e discriminazioni riconducendo a patologie lontane nel tempo; si dovrebbe parlare, piuttosto, di "malattia di Hansen", una patologia infettiva rara e negletta. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, del resto, chiede espressamente di non creare stigma ma di potenziare le capacità diagnostiche, un approccio che mira a gestire i casi senza inutili psicosi.
I fatti accertati in Romania e Croazia
In Romania, dove l'ultimo caso era stato registrato oltre quarant'anni fa, le autorità sanitarie hanno confermato la presenza di due casi accertati, cui se ne aggiungono altri due in fase di valutazione; i soggetti interessati sono due massaggiatrici indonesiane, di 21 e 25 anni, impiegate in un centro termale nella città di Cluj. Il ministro della Salute locale, Alexandru Rogobete, ha voluto rassicurare i clienti della struttura, spiegando che la trasmissione della malattia richiede un'esposizione prolungata e ravvicinata, circostanza che rende il rischio per la popolazione generale pressoché inesistente. In Croazia, parallelamente, è stato identificato un caso in un lavoratore originario del Nepal, un episodio che, come quelli romeni, viene descritto dalle autorità come isolato e pienamente sotto controllo.
Perché non c'è motivo di temere un ritorno della patologia
La malattia di Hansen, il cui agente batterico è il *Mycobacterium leprae*, è una condizione a bassissima contagiosità, la quale, come hanno ricordato più voci tra cui quella di Bassetti, risulta oggi perfettamente curabile con terapie antibiotiche multimedicamentose rese disponibili dall'OMS. La sua trasmissione, che avviene attraverso goccioline respiratorie emesse da soggetti infetti non in trattamento, necessita di un contatto stretto e prolungato nel tempo, circostanze che ne limitano drasticamente la diffusione. I casi segnalati, peraltro, non rappresentano un'inaspettata recrudescenza ma piuttosto la conferma di una presenza sporadica e costantemente monitorata a livello globale, anche in regioni dove la patologia era considerata eliminata.
L'importanza di un'informazione corretta e senza allarmismi
L'aspetto centrale della vicenda, al di là della rarità dei casi stessi, risiede dunque nella necessità di un'informazione precisa e scevra da sensazionalismi, i quali rischiano di danneggiare i pazienti più della malattia stessa. L'utilizzo del termine corretto "malattia di Hansen", come sottolineato dagli infettivologi, non è una mera questione lessicale ma un atto di responsabilità per combattere lo stigma secolare che ancora circonda questa infezione, la quale, se diagnosticata in tempo, può essere trattata evitando completamente le gravi disabilità un tempo temute. Le istituzioni sanitarie dei paesi coinvolti hanno pertanto agito con trasparenza, comunicando i fatti mentre ribadivano l'assenza di pericolo per la collettività, un approccio che mira a bilanciare la vigilanza epidemiologica con la serenità pubblica.




