Il cuore era ghiacciato, impossibile estrarlo: la catena di errori nel trapianto al Monaldi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non fu un singolo errore, ma una sequenza di omissioni, scelte sbagliate e un deficit comunicativo a trasformare un trapianto salvavita in una tragedia annunciata. Gli audit interni dell’ospedale Monaldi di Napoli, la cui ricostruzione è stata riportata da la Repubblica, dipingono il quadro di una procedura andata storta fin dal principio, quando il cuore destinato a un bimbo di due anni, Domenico, partì da Bolzano. Il contenitore termico, all’arrivo a Napoli, presentava una condizione inequivocabile: il secchiello con l’organo era completamente inglobato in un blocco di ghiaccio. “Il cuore era ghiacciato quando è arrivato, impossibile estrarlo”, si legge nei documenti. Il danno, dunque, non era avvenuto durante l’impianto, ma a monte, durante la conservazione e il trasporto, a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco – che raggiunge i -78 gradi – al posto del ghiaccio d’acqua tradizionale, capace di mantenere una temperatura fisiologica per l’organo compresa tra i 4 e gli 8 gradi -2-7.

Un “sì” mai verbalizzato e un contenitore inadeguato

Le indagini della procura di Napoli, che ha già iscritto sei persone nel registro degli indagati tra medici e paramedici con l’ipotesi di lesioni colpose gravissime, si concentrano ora su ogni singolo passaggio di quella giornata -1-5. Dai primi accertamenti emerge come l’equipe partita da Napoli non fosse dotata di un box termico di ultima generazione, con sensori per il monitoraggio costante della temperatura. Sarebbe stato invece utilizzato un contenitore di plastica, di tipo comune, fornito forse in modo irrituale direttamente dall’ospedale San Maurizio di Bolzano, dove avvenne il prelievo -4-7. A questo si aggiunge la questione del consenso all’espianto del cuore malato del bambino: un passaggio delicatissimo, perché una volta avviata la circolazione extrarea non si torna indietro. Dalla ricostruzione emerge che il via libera sarebbe stato solo “percepito”, ma mai formalizzato in modo inequivocabile dal chirurgo che avrebbe dovuto constatare la salute dell’organo in arrivo. Un “sì” che nessuno avrebbe pronunciato esplicitamente, mentre il cuore congelato era già in sala e il piccolo era stato collegato alla macchina cuore-polmone.

Pace Napoleone: “Nessuno poteva sapere il danno, ma il cuore era perso”

Carlo Pace Napoleone, direttore della cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Regina Margherita di Torino e membro dell’Heart Team convocato al Monaldi per valutare le condizioni del bambino, ha chiarito un passaggio cruciale: il cuore non era “bruciato” nel senso di una carbonizzazione, ma era letteralmente congelato -2. Intervenendo a RTL 102.5, il cardiochirurgo ha spiegato che il collega napoletano, una volta aperto il contenitore e trovato l’organo in quelle condizioni, non aveva altra scelta che procedere con uno scongelamento e l’impianto. “Nessuno poteva sapere quanto fosse stato danneggiato”, ha dichiarato, aggiungendo che il cuore originario del piccolo era ormai stato rimosso e non era più recuperabile. Tuttavia, ha ribadito come l’errore fondamentale sia stato a monte: “L’errore fondamentale è stato l’utilizzo di ghiaccio secco”, un materiale normalmente assente in sala operatoria e usato solo per le banche dei tessuti, non per i trapianti -2.

Il quadro clinico irreversibile e le indagini della procura

Nelle settimane successive al tragico trapianto del 23 dicembre, le condizioni del piccolo Domenico sono progressivamente peggiorate. Non solo il cuore trapiantato non ha mai funzionato, costringendo il bambino alla dipendenza da un macchinario ECMO, ma si sono aggiunte complicanze neurologiche e settiche. Una TAC ha evidenziato la comparsa di una emorragia cerebrale, seppur piccola, e i polmoni hanno subito un danno importante dopo due mesi di scarso utilizzo -2-5. I polmoni hanno respirato poco in questo periodo e hanno subito un danno importante, tanto che lo pneumologo dell’Heart Team si è detto molto scettico su una loro possibile ripresa. A complicare il quadro, una crisi settica intervenuta nei giorni scorsi ha ulteriormente minato le residue possibilità. La task force di esperti, riunita al letto del paziente, ha dovuto prendere atto che un secondo trapianto, con il bambino in queste condizioni, avrebbe rappresentato solo un ulteriore strazio, destinando peraltro un organo sano a un esito pressoché certo di emorragia cerebrale massiva durante la circolazione extrarea. La Procura, nel frattempo, continua a indagare sia a Napoli che a Bolzano, cercando di accertare chi abbia preparato quel box con il ghiaccio secco e perché non siano state seguite le linee guida che da trent’anni garantiscono la sicurezza dei trapianti in Italia -2-4.

Description: La ricostruzione dell’audit interno al Monaldi svela la catena di errori nel trapianto del bimbo di Nola: ghiaccio secco al posto di quello normale e un consenso mai verbalizzato.

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