Il ghiaccio secco, quello stesso box e un altro cuore che non ha retto: l’avvocato Petruzzi annuncia un nuovo caso di bimba morta dopo il trapianto al Monaldi
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Redazione Interno
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L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni deceduto il ventuno febbraio scorso dopo esser stato sottoposto a un trapianto di cuore fallito nell’ospedale Monaldi di Napoli, continua a riservare colpi di scena e a gettare ombre sempre più inquietanti sulle procedure seguite all’interno del nosocomio partenopeo. Mentre la Procura, con i suoi accertamenti tecnici irripetibili, cerca di fare luce sulla catena di errori che avrebbe portato al danneggiamento dell’organo prelevato a Bolzano – un cuore arrivato a destinazione, secondo le prime ricostruzioni, letteralmente congelato a causa dell’improprio utilizzo di ghiaccio secco – una nuova e sconvolgente rivelazione giunge dallo studio legale che assiste i genitori di Domenico. L’avvocato Francesco Petruzzi, che rappresenta Patrizia e Antonio, ha infatti reso noto che un’altra famiglia si è rivolta a lui, raccontando una storia che presenta inquietanti analogie con quella del piccolo.
La vicenda di un’altra bambina e quel “frigo da spiaggia” che riappare
Il nuovo caso, portato all’attenzione pubblica anche dal deputato Francesco Emilio Borrelli attraverso un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, riguarda una bambina di cinque anni deceduta nel marzo del 2023, sempre dopo essere stata sottoposta a un trapianto di cuore nel medesimo ospedale Monaldi. La madre della piccola, come riportano diversi organi di stampa, ha contattato il legale Petruzzi dopo aver appreso la tragica storia di Domenico, spinta dal ricordo di dettagli che, a posteriori, le sono app apparsi drammaticamente simili. La sua bambina, affetta da un grave problema cardiaco, era stata ricoverata per la prima volta nel 2021 e nell’agosto del 2023 era stata operata. Un dettaglio, tra i tanti raccontati dalla donna, ha subito attirato l’attenzione dell’avvocato: anche in quell’occasione, per il trasporto dell’organo, sarebbe stato utilizzato un contenitore definito dalla madre “un frigo da spiaggia”, ovvero lo stesso modello di box termico privo di termostato che sarebbe stato impiegato per il cuore destinato a Domenico.
A corroborare questa sconcertante coincidenza, lo stesso legale ha sottolineato come le linee guida del Centro nazionale trapianti prevedano, già dal 2018, l’obbligo di utilizzare contenitori dotati di termostato per il controllo in tempo reale della temperatura degli organi, una direttiva che, in entrambe le circostanze, sembrerebbe essere stata disattesa. La madre della bimba deceduta due anni fa ha inoltre riferito al legale Petruzzi di comportamenti anomali da parte di alcuni medici e, in particolare, di aver vissuto un atteggiamento tutt’altro che umano da parte del primario, oltre a denunciare la cessazione di qualsiasi contatto con lui dopo l’operazione, nonostante inizialmente fosse stato comunicato alla famiglia che l’intervento era riuscito. La piccola, dopo un periodo di coma durato quarantasei giorni, morì, e la famiglia all’epoca, per motivi religiosi e per evitare l’autopsia, decise di non sporgere denuncia.
Quel box e la convenzione tra il Monaldi e il Bambino Gesù: ipotesi di un errore a monte
Mentre la procura di Napoli procede con gli indagati – sette i medici e paramedici iscritti nel registro, tra cui anche due giovani cardiochirurghi salernitani, per i quali il gip ha già disposto un incidente probatorio per accertare le cause del decesso di Domenico – l’attenzione degli inquirenti si concentra ora anche su questo precedente, per verificare se si trattò di un caso isolato o se, invece, l’uso di materiali inadeguati e procedure scorrette fosse una prassi più diffusa di quanto si potesse immaginare all’interno del reparto di cardiochirurgia pediatrica. L’avvocato Petruzzi, come dichiarato ai funerali del piccolo Domenico, ha già presentato un esposto nei confronti del primario Guido Oppido e di un altro medico, la dottoressa Farina, per la mancata comunicazione tempestiva dell’esito negativo dell’intervento ai familiari, un aspetto, questo, che apre ulteriori scenari sul fronte della trasparenza e del rapporto con le famiglie dei piccoli pazienti.
Le indagini, coordinate dal procuratore Nicola Gratteri, cercheranno ora di capire se anche nel 2023, come sembra emergere dal racconto della madre, l’organo giunse al Monaldi in un contenitore non a norma e se l’esito infausto possa essere stato determinato, anche in quel caso, da un errato confezionamento o da uno shock termico durante il trasporto. A sollevare dubbi sulla provenienza di quelle procedure è anche la convenzione che lega l’ospedale Monaldi di Napoli al prestigioso Bambino Gesù di Roma, un accordo che dovrebbe garantire elevati standard qualitativi e che ora, invece, viene messo sotto la lente d’ingrandimento per verificare se vi siano state, nel passato, altre anomalie nei protocolli di trasporto degli organi. L’associazione fiorentina Nopc, forte di una trentennale esperienza nella logistica dei trapianti, ha recentemente condotto una simulazione del viaggio del cuore da Bolzano a Napoli, dimostrando come l’aggiunta di ghiaccio secco a quello tradizionale, in un contenitore non idoneo, possa aver provocato un abbassamento drastico della temperatura sufficiente a compromettere irrimediabilmente l’organo, riducendolo a un “blocco duro come un sasso”. Una ricostruzione che, se confermata, potrebbe accomunare la tragica fine di Domenico a quella della bimba del 2023.
Dall’audit interno alla sospensione dei trapianti: i passaggi ignorati
Un altro aspetto che rende la vicenda ancora più spinosa, e su cui gli inquirenti non possono fare a meno di interrogarsi, riguarda i tempi e le modalità con cui la direzione sanitaria e la politica regionale vennero informate dell’accaduto dopo il primo tragico episodio del 2023 e, successivamente, del caso di Domenico. Dalle carte emerge, infatti, che la Direzione Generale per la Tutela della Salute della Regione Campania era stata informata per “vie brevi” dell’audit interno partito il 9 gennaio 2026 all’ospedale Monaldi, e che il quattro febbraio scorso lo stesso nosocomio aveva proposto al Centro Regionale Trapianti la sospensione immediata del programma di trapianti pediatrici a causa di “eventi di particolare gravità” verificatisi a dicembre. Nonostante questo, il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha dichiarato di aver appreso la notizia solo dai giornali il sette febbraio, quando il caso era ormai esploso a livello nazionale. Un ritardo comunicativo che, alla luce della nuova rivelazione dell’avvocato Petruzzi, potrebbe aver impedito di fare piena chiarezza con la necessaria tempestività, e forse di prevenire ulteriori tragedie.
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Description: L’avvocato Petruzzi annuncia un nuovo caso di bimba morta al Monaldi dopo un trapianto. Anche per lei, nel 2023, fu usato lo stesso box frigo non a norma di Domenico.




