Trapianto al Monaldi, il box frigo per il cuore non era a norma e privo di termostato
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Redazione Interno
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Proseguono serrate, coordinate dal procuratore Nicola Gratteri insieme all'aggiunto Antonio Ricci e al sostituto Giuseppe Tittaferrante, le indagini della Procura di Napoli sul gravissimo episodio occorso al piccolo Domenico, il bambino di due anni e mezzo a cui, lo scorso 23 dicembre presso l'ospedale Monaldi, è stato impiantato un cuore poi rivelatosi danneggiato. Gli inquirenti, che hanno già iscritto sei persone tra chirurghi e paramedici nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di lesioni personali colpose gravissime, stanno concentrando i loro accertamenti su ogni singolo anello di quella che appare come una catena di errori e omissioni. Tra i nodi centrali della vicenda, al vaglio dei carabinieri del Nas di Napoli e Trento, spicca la natura del contenitore impiegato per il trasporto dell'organo dal capoluogo altoatesino fino al nosocomio partenopeo: un box frigo che, sulla base di una prima ricostruzione, non sarebbe affatto a norma.
Il contenitore sotto sequestro: un modello anacronistico e senza monitoraggio
Secondo quanto emerge dagli atti acquisiti dalla Procura, il dispositivo utilizzato per la conservazione e il trasferimento del cuore sarebbe un modello ormai superato dalla tecnica, paragonabile per fattura a quelli comunemente in commercio per mantenere fresche le bevande. La questione, tutt'altro che secondaria, risiede nell’assenza di un sistema di controllo e monitoraggio in tempo reale della temperatura interna: le attuali linee guida, infatti, impongono l’utilizzo di apparecchiature tecnologicamente avanzate, dotate di termostati in grado di garantire e registrare costantemente i parametri termici, cosa che in questo caso non sarebbe avvenuta. A questo si aggiunge il dettaglio, emerso dalle dichiarazioni del legale della famiglia Petruzzi e dagli stessi accertamenti, relativo al metodo di raffreddamento. Sembra, infatti, che per mantenere la bassa temperatura sia stato impiegato ghiaccio secco, fornito direttamente dall'ospedale San Maurizio di Bolzano, laddove invece, secondo protocollo, andrebbe utilizzato ghiaccio normale. L’uso dell’uno o dell’altro cambia radicalmente le condizioni termiche: il ghiaccio secco, con i suoi -75 gradi centigradi, avrebbe letteralmente ustionato il tessuto cardiaco, provocando quelle lesioni da freddo che hanno reso l'organo, di fatto, inutilizzabile già al momento del suo arrivo a Napoli. I militari del Nas hanno già posto sotto sequestro sia il contenitore incriminato sia la documentazione relativa alla fornitura del materiale, in attesa della nomina di consulenti tecnici che dovranno analizzare nel dettaglio l'intera strumentazione.
La relazione interna e la missione a Bolzano: un quadro che si complica
Ulteriori tasselli che contribuiscono a delineare il quadro di presunte responsabilità emergono da un documento interno all'ospedale Monaldi, rimasto inizialmente segreto e successivamente acquisito dagli inquirenti. Si tratta di una relazione stilata la sera stessa del 23 dicembre dai due medici della equipe napoletana che erano stati inviati a Bolzano per il prelievo dell'organo. Nel loro scritto, i professionisti avrebbero riferito di non aver avuto a disposizione, al momento della partenza, un contenitore idoneo per il trasporto. Sarebbe stato, in maniera del tutto irrituale, lo stesso personale dell'ospedale altoatesino a dover sopperire alla mancanza, fornendo una comune scatola di plastica – poi sequestrata – e il contestato ghiaccio secco. L'Azienda sanitaria dell'Alto Adige, pur ribadendo attraverso una nota la propria piena collaborazione con le autorità e la fiducia nel loro operato, ha scelto per il momento di non rilasciare ulteriori dichiarazioni in merito. Nel frattempo, un medico del Monaldi, responsabile del follow-up post-trapianto, ha rassegnato le proprie dimissioni appena sei giorni dopo l'intervento, il 29 dicembre, e è stato ascoltato dagli investigatori come persona informata sui fatti.
Le condizioni del piccolo e il braccio di ferro sulla trapiantabilità
Sessanta giorni dopo quell'intervento, la corsa contro il tempo per salvare il piccolo Domenico non si è ancora arrestata. Le sue condizioni, come riportato dallo stesso ospedale Monaldi nell'ultimo bollettino, permangono gravi ma stazionarie, con il bambino che resta ricoverato in terapia intensiva, sottoposto a uno stretto e costante monitoraggio assistenziale e strumentale. Attorno al suo letto, però, non si consuma solo la battaglia per la sopravvivenza, ma anche uno scontro frontale tra due diversi pareri medici. La famiglia, assistita dall'avvocato Petruzzi, aveva richiesto una consulenza all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dal quale è arrivato un responso pesantissimo: secondo i sanitari della struttura romana, il piccolo non sarebbe più candidabile a un nuovo trapianto. Una posizione, questa, che si scontra frontalmente con quella del team medico del Monaldi, e in particolare con il chirurgo che ha eseguito il primo intervento, il quale sostiene invece che il bambino sia ancora trapiantabile e, anzi, è proprio lui, come ha dichiarato il legale, a doverlo eventualmente rioperare, seppur supportato da una equipe del Bambino Gesù. Una situazione paradossale che ha spinto l'avvocato Petruzzi a presentare una integrazione di querela, definendo la vicenda "molto strana". Dalla Procura, intanto, filtra la volontà di far luce anche su questo aspetto, cercando di capire come e perché si sia deciso di procedere comunque all'impianto di un organo che, dalle prime evidenze, appariva già compromesso.
L'arrivo degli ispettori ministeriali e il sostegno istituzionale
Sulla vicenda è atteso per mercoledì 18 febbraio l'arrivo a Napoli degli ispettori del ministero della Salute, incaricati di verificare la correttezza delle procedure seguite all'interno del Monaldi. Al termine della loro missione nel capoluogo campano, gli stessi ispettori si recheranno all'ospedale di Bolzano per completare gli accertamenti, con l'obiettivo di ricostruire nel dettaglio l'intera filiera, dal momento dell'espianto a quello della decisione di procedere con il trapianto nonostante le condizioni dell'organo. Nel frattempo, è giunta anche la telefonata del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla madre del bambino, Patrizia Mercolino. La premier, secondo quanto reso noto, ha voluto esprimere la sua vicinanza e ha assicurato alla signora che si sta facendo il possibile per reperire un cuore compatibile e che, qualora dall'inchiesta giudiziaria emergano delle responsabilità, avranno giustizia. Un gesto che la madre ha accolto con gratitudine, pur ribadendo come, in questo momento, la sua unica priorità sia quella di vedere il proprio figlio guarito e tornare a casa.




