Il box frigo per il cuore di Napoli non era a norma e privo di sistemi di controllo
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Redazione Interno
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Si concentrano ora, e lo fanno con un dettaglio tecnico che potrebbe rivelarsi cruciale nel quadro delle responsabilità, le verifiche degli inquirenti sulla tipologia di contenitore adoperato per il trasporto dell’organo destinato al bambino di due anni, quel cuore che dal 23 dicembre tiene il piccolo in bilico tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Monaldi. La Procura di Napoli, con il pm Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, ha messo nero su bianco, acquisendo documenti e linee guida, come quel box – nella sostanza un comune contenitore termico, di quelli che si usano per mantenere fresche le bevande – fosse di fatto già anacronistico e, particolare non di poco conto, totalmente sprovvisto di un qualunque sistema di controllo e monitoraggio in tempo reale della temperatura al suo interno -1-4. Una mancanza, questa, che stride con i protocolli odierni, i quali imporrebbero invece l’uso di strumentazioni in grado di garantire una catena del freddo costante e verificabile, cosa che evidentemente non è accaduta nella tratta che dall’ospedale San Maurizio di Bolzano ha portato l’organo fino al capoluogo campano.
Non è un dettaglio secondario, si badi, perché proprio da Bolzano sarebbe partito l’errore fatale, o almeno così ipotizzano gli investigatori: l’utilizzo di ghiaccio secco in luogo di quello tradizionale, una scelta che avrebbe sottoposto il cuore – un tessuto vivo e delicatissimo – a temperature bassissime, nell’ordine dei settanta gradi sotto zero, provocandogli quelle che i medici, in un ossimoro drammatico, hanno definito “ustioni da freddo” -2-8. Il cuore è arrivato a Napoli congelato, e quindi compromesso, ma nonostante questo l’équipe del Monaldi ha proceduto all’impianto su un bimbo che, fino a quel momento, seppur affetto da una grave cardiopatia dilatativa, riusciva a condurre una vita pressoché normale. Il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, ha più volte sollevato un interrogativo preciso: com’è stato possibile non accorgersi delle condizioni dell’organo prima di procedere all’espianto del cuore malato del piccolo, condannandolo di fatto all’attuale agonia? -3.
L’inchiesta della procura e i sei indagati per lesioni
La Procura, intanto, procede spedita. Il fascicolo, aperto per lesioni colpose gravissime, conta già sei iscritti nel registro degli indagati: si tratta di chirurghi, medici e paramedici che hanno preso parte alle diverse fasi della vicenda, da chi si è recato in Alto Adige per il prelievo a chi, a Napoli, ha poi effettuato il trapianto senza, sembrerebbe, verificare a dovere lo stato di salute del cuore donato -4-5. I carabinieri del Nas, su delega della magistratura, hanno provveduto al sequestro del box incriminato, quello finito sotto la lente d’ingrandimento per la sua inadeguatezza, e ora si attende la nomina di consulenti tecnici che dovranno eseguire una perizia approfondita sull’intero sistema di conservazione e trasporto -2. Un accertamento che servirà a capire, una volta per tutte, se la catena delle negligenze sia partita da chi ha preparato il contenitore a Bolzano o se invece ci siano corresponsabilità anche in chi quel contenitore, una volta arrivato a destinazione, avrebbe dovuto aprirlo e giudicare inaccettabile lo stato dell’organo.
Parallelamente all’inchiesta giudiziaria, si muove anche il ministero della Salute, che ha disposto l’invio di ispettori: una task force che nei prossimi giorni visiterà prima il Monaldi e poi si sposterà a Bolzano, per verificare dal vivo procedure e protocolli -1-2. Una doppia indagine, insomma, amministrativa e penale, che cerca di fare luce su una storia che ha scosso l’opinione pubblica, anche perché nel frattempo, al letto del piccolo, la battaglia continua senza sosta.
Le condizioni del bambino e lo scontro tra i pareri medici
Domenico, questo il nome del bambino, è ancora ricoverato in terapia intensiva al Monaldi, e il suo quadro clinico, stando agli ultimi bollettini, è stabile ma in un contesto di grave criticità -6. I medici lo tengono sotto stretto monitoraggio, supportato da macchinari per le funzioni vitali, ma il tempo che passa gioca contro di lui: la permanenza in quelle condizioni ha già iniziato a compromettere altri organi, come reni e polmoni, e questo rende tutto più complicato -6. Si è aperto, nei giorni scorsi, persino un contrasto tra i pareri dei sanitari: l’ospedale Bambino Gesù di Roma, interpellato dalla famiglia per un secondo parere, avrebbe espresso una valutazione negativa sulla possibilità di sottoporre il piccolo a un nuovo trapianto, ritenendo le sue condizioni ormai troppo compromesse per affrontare un altro intervento così complesso -3-9. Dall’altra parte, invece, l’équipe del Monaldi che lo ha in cura e che lo aveva operato la prima volta sostiene che il bambino sia ancora trapiantabile e, anzi, lo mantiene nella lista d’attesa, in una corsa disperata contro il tempo nella speranza che un nuovo cuore compatibile si renda disponibile -9.
La madre del piccolo, Patrizia, non molla la presa e continua a lottare, trovando anche la solidarietà del cardinale Domenico Battaglia, che è andato a trovarla in ospedale, e della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che l’ha chiamata personalmente per garantirle che si sta facendo il possibile per reperire un organo compatibile e che, sulle responsabilità, ci sarà giustizia -3-7.




