La presidente del Consiglio ha telefonato alla madre del bimbo trapiantato a Napoli: “avrete giustizia”. Intanto si allarga il fronte dei sanitari indagati e resta il nodo del ghiaccio secco fornito dall’ospedale di Bolzano, mentre un maxi-consulto dovrà stabilire se il piccolo potrà essere sottoposto a un nuovo intervento.
17/02/2026 - La vicenda del bambino di due anni e tre mesi, ricoverato in condizioni gravissime all’ospedale Monaldi di Napoli dopo aver ricevuto un cuore danneggiato durante la fase di trasporto, ha raggiunto nelle ultime ore un nuovo, drammatico capitolo che intreccia la speranza della famiglia con il rigore delle inchieste giudiziarie. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha personalmente contattato Patrizia, la madre del piccolo Tommaso — questo il nome del bambino — per esprimere la sua solidarietà e quella dell’intero esecutivo. Nel corso della telefonata, come riferito all’ANSA dal legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, la premier ha voluto pronunciare una frase di grande conforto e impegno: “avrete giustizia”, un’assicurazione che arriva in un momento di infinita angoscia per i genitori, la cui priorità assoluta, come la signora Patrizia ha più volte ribadito, rimane quella di trovare un nuovo organo compatibile per salvare il proprio figlio. La madre, in alcune dichiarazioni raccolte dalla stampa, ha sottolineato di aver percepito la mobilitazione del governo, un aspetto che, seppur non possa lenire il dolore, offre almeno la consapevolezza di non essere soli di fronte a una macchina statale e sanitaria che, in questo frangente, appare complessa e talvolta contraddittoria. Sul fronte giudiziario, la macchina delle indagini procede senza sosta e con un raggio d’azione che ormai abbraccia due procure. La Procura di Napoli, che ha aperto un fascicolo per lesioni colpose gravissime, e quella di Bolzano, sollecitata da un esposto di Federconsumatori, stanno cercando di ricostruire ogni singolo passaggio della vicenda. Al momento, il registro degli indagati conta sei nominativi, tutti appartenenti all’equipe dell’ospedale napoletano: si tratta di chirurghi, medici e paramedici che hanno partecipato alle diverse fasi dell’operazione, dalla fase di espianto dal donatore a Bolzano, al confezionamento dell’organo, al suo trasporto fino al successivo, e fatale, trapianto eseguito al Monaldi il 23 dicembre scorso. Il nodo centrale che gli inquirenti devono sciogliere riguarda proprio le modalità di conservazione e trasporto del cuore. Le prime ipotesi, suffragate da alcuni elementi emersi, puntano il dito sull’uso del ghiaccio secco. Sarebbe stato l’ospedale San Maurizio di Bolzano a fornire il ghiaccio secco e persino un contenitore, descritto come una semplice scatola di plastica, per il trasporto dell’organo, una procedura che, se confermata, si discosterebbe in modo clamoroso dai protocolli standard che richiedono invece apparecchiature tecnologiche in grado di garantire e monitorare una temperatura costante. Mentre la magistratura cerca di accertare le singole responsabilità, la priorità immediata rimane la salvezza del bambino, una battaglia contro il tempo che si gioca nel reparto di terapia intensiva del Monaldi. Le sue condizioni, rese note attraverso comunicati e indiscrezioni, sono sempre state descritte come gravissime ma stabili, anche se nelle ultime settimane si sarebbero registrate complicanze a carico di altri organi, come reni e polmoni, complici le terapie immunosoppressive e la necessità di essere tenuto in vita con macchinari per il supporto cardio-circolatorio. Ed è proprio sulla possibilità di un secondo trapianto che si è aperto un acceso dibattito scientifico, destinato a trovare una possibile risoluzione nella giornata di domani, mercoledì 18 febbraio. L’Azienda ospedaliera dei Colli, cui fa capo il Monaldi, ha infatti indetto un maxi-consulto che vedrà riuniti, idealmente al letto del paziente, i maggiori esperti italiani nel campo dei trapianti pediatrici. Il parere del Bambino Gesù e lo scontro tra i medici A complicare ulteriormente il quadro clinico, già di per sé disperato, ci si è messo un netto contrasto di vedute tra due importanti centri medici. La famiglia, nella loro disperata ricerca di una soluzione, aveva richiesto una consulenza all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, un'eccellenza a livello nazionale. Il responso dei sanitari romani è stato durissimo e ha gelato ogni residua speranza: secondo la loro valutazione, il bimbo non sarebbe più trapiantabile a causa delle complicanze insorte in questi due mesi, come emorragie cerebrali e infezioni non controllate, che renderebbero un secondo intervento ad altissimo rischio di mortalità. Di parere diametralmente opposto, però, è l’equipe del Monaldi, la stessa che ha eseguito il primo trapianto. I medici napoletani sostengono con fermezza che il bambino sia ancora trapiantabile e, di fatto, lo mantengono nella lista d'attesa, seppur con una sospensione temporanea in alcuni frangenti. Una posizione, quest'ultima, che ha spinto l'avvocato Petruzzi a presentare una nuova integrazione di querela, sollevando più di un dubbio sul fatto che a dover eventualmente rioperare il piccolo possa essere lo stesso chirurgo che, di fatto, è indagato per la vicenda. Una situazione paradossale e carica di tensioni, che solo il confronto tra i luminari riuniti domani potrà forse dirimere, stabilendo una volta per tutte se esiste ancora uno spiraglio per dare a Tommaso un cuore nuovo e, con esso, una possibilità di futuro.