Il dramma del piccolo Tommy, in attesa di un cuore dopo il trapianto fallito: «Mio figlio è un guerriero, ma ogni giorno che passa è un miracolo»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è un video che circola in questi giorni, e mostra un bambino con una canotta rossa che corre e salta tra le braccia della mamma. Quel bimbo, oggi di due anni e quattro mesi, è lo stesso che da oltre cinquanta giorni giace in coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli, attaccato a un macchinario ECMO che gli sostiene le funzioni cardiache e polmonari. La speranza, l’unica, è che arrivi in tempo un nuovo cuore. Quello che gli era stato promesso il 23 dicembre scorso, prelevato da un donatore a Bolzano, è arrivato nell’équipe partenopea ma in condizioni talmente compromesse – si parla di un organo letteralmente "bruciato" dal ghiaccio secco utilizzato per il trasporto, con temperature che possono toccare i 75 gradi sotto zero – da rivelarsi inutilizzabile. Eppure, l’intervento venne comunque effettuato, forse perché il cuore malato del piccolo Tommy era già stato espiantato e non c’era più modo di tornare indietro -2-3.

La madre, Patrizia Mercolino, trascorre le sue ore accanto al figlio, in uno stato di angoscia che definisce «disperato». In queste settimane, mentre il quadro clinico del piccolo subiva continui peggioramenti – con valori epatici in costante salita e il rischio concreto che anche gli altri organi potessero cedere – la donna ha rotto più volte il silenzio per raccontare una verità che le è stata a lungo nascosta. «I medici sapevano dall’inizio che il cuore era stato danneggiato dal ghiaccio secco, ma non mi hanno detto nulla quando chiedevo spiegazioni», ha dichiarato al Messaggero, spiegando di aver appreso i dettagli dell’accaduto solo attraverso il suo avvocato e, successivamente, dagli articoli di giornale. Ora l’unica priorità, ribadisce, è che il bambino torni a essere il guerriero solare che era prima di quel maledetto 23 dicembre -2-5.

Una corsa contro il tempo e un’inchiesta che si allarga

Sul fronte giudiziario, la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo per lesioni colpose, iscrivendo nel registro degli indagati sei persone tra medici e paramedici: fanno parte sia dell’équipe che ha prelevato l’organo in Trentino sia di quella che ha eseguito il trapianto al Monaldi -1-7. Gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal pm Giuseppe Tittaferrante, stanno cercando di ricostruire ogni passaggio di quella catena di eventi: dal confezionamento del cuore nell’ospedale San Maurizio di Bolzano, alle modalità di trasporto via aereo, fino alla decisione di procedere comunque all’impianto nonostante l’organo presentasse segni evidenti di deterioramento -7-8. I carabinieri del NAS hanno già sequestrato il contenitore termico utilizzato per il trasporto, un box che sarà ora sottoposto a una perizia tecnica per stabilire se vi siano stati guasti o errori umani nella gestione della temperatura. Si sospetta, infatti, che l’uso del ghiaccio secco al posto di quello normale abbia causato ustioni da freddo così profonde da rendere il cuore incapace di pompare sangue -4-6.

Parallelamente, il ministero della Salute ha inviato i propri ispettori sia a Napoli che a Bolzano per fare luce sull’intera procedura, mentre la Regione Campania ha avviato verifiche amministrative. L’Azienda Ospedaliera dei Colli, da cui dipende il Monaldi, ha disposto la sospensione cautelare di tre sanitari – tra cui la direttrice della Cardiochirurgia e dei trapianti – e ha temporaneamente bloccato l’attività di trapiantologia pediatrica, una decisione che, paradossalmente, solleva un ulteriore interrogativo: se dovesse arrivare un cuore compatibile nelle prossime ore, chi potrà operare il piccolo, visto che i chirurghi che conoscono il suo caso sono stati sollevati dall’incarico? -8-9.

Il nodo della comunicazione e la richiesta di un parere esterno

Uno degli aspetti più dolorosi per la famiglia, come emerso dalle dichiarazioni della madre e del legale Francesco Petruzzi, riguarda la mancanza di trasparenza. «Ai genitori è stato detto che il trapianto era stato effettuato, ma che c’erano stati problemi con il cuore nuovo. Non è mai stato specificato che l’organo era arrivato già danneggiato e che, forse, avrebbero potuto accorgersene prima di espiantare quello vecchio» -3. Per questo, la signora Mercolino ha chiesto un parere terzo all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, affinché valuti l’effettiva trapiantabilità del figlio e, eventualmente, segua l’intervento insieme ai medici del Monaldi, verso i quali, nonostante tutto, la madre dice di non aver perso la fiducia: «L’operazione era stata eseguita correttamente, è stato l’organo a non essere idoneo» -2.

Tommaso, questo il nome del bambino, è stato intanto dichiarato priorità assoluta nella lista d’attesa per il suo gruppo sanguigno, sia in Italia che all’estero. Il Centro nazionale trapianti ha sensibilizzato tutte le strutture, ma il tempo stringe inesorabile. L’avvocato Petruzzi, nelle ultime ore, ha parlato di «ore disperate», con i valori del fegato in peggioramento e il rischio che, se non arriva un organo compatibile a breve, qualsiasi intervento futuro possa risultare vano. La macchina che tiene in vita il piccolo, l’ECMO, è un presidio straordinario ma non può sostituire un cuore nuovo per un periodo indefinito: le complicanze, come emorragie o infezioni, sono sempre in agguato -3-10.

I video di un bambino come tanti e l’attesa di un miracolo

Nei filmati diffusi dai parenti, Tommy appare come un bimbo qualunque, con la voglia di vivere che solo i bambini sanno avere. Corre, gioca, si aggrappa alla mamma. Immagini che oggi assumono il sapore di un paradosso crudele, perché quel bambino così vitale è ora immobilizzato in un letto di terapia intensiva, in attesa che un altro cuore – stavolta sano – gli permetta di tornare a fare quelle stesse cose. «Mio figlio è forte, resiste da 54 giorni attaccato a quel macchinario», ha detto Patrizia, «io resto qui e gli ripeto che deve continuare a lottare» -2. Mentre la procura cerca di capire chi abbia preparato il box termico e perché non siano stati seguiti i protocolli, la mamma conta le ore nell’unico modo possibile: sperando che quel telefono squilli per annunciare l’arrivo di un cuore nuovo, e che questa volta nessun errore ne ostacoli il cammino -10.

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