Il nuovo cuore c’è, ma per Domenico l’ultima parola spetta agli esperti
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Redazione Interno
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La notizia, arrivata nel cuore della notte come spesso accade quando si parla di donazioni, ha riacceso un barlume di speranza attorno al letto del piccolo Domenico, il bimbo di due anni e mezzo che dal 23 dicembre scorso è tenuto in vita da una macchina, l’Ecmo, che sostituisce le funzioni cardiache e polmonari. La madre, Patrizia Mercolino, è stata convocata d’urgenza nella serata di ieri, martedì 17 febbraio, dalla direzione sanitaria dell’ospedale Monaldi di Napoli: c’è la disponibilità di un nuovo cuore. Un organo, quest’ultimo, arrivato da un donatore italiano e che rappresenta una concreta possibilità per il bambino, la cui storia, dopo il primo trapianto fallito a causa di un organo danneggiato durante il trasporto, ha commosso e mobilitato l’opinione pubblica. La comunicazione ai familiari, seppur carica di significato, non equivale tuttavia a una certezza: il cammino verso una possibile seconda operazione è irto di ostacoli clinici e burocratici, e il verdetto finale è atteso per la giornata di oggi, mercoledì 18 febbraio.
La valutazione del team multidisciplinare e le condizioni del piccolo
La decisione se procedere o meno con il trapianto non è, e non potrebbe essere, immediata. Come hanno chiarito dall’Azienda ospedaliera dei Colli, che comprende il Monaldi, "ogni decisione in merito all’allocazione dell'organo sarà presa solo in seguito alla valutazione del team di esperti che nella giornata di oggi si esprimerà sulla trapiantabilità del piccolo paziente". Un pool di luminari, provenienti da centri di eccellenza come l’ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, e ancora da Padova, Bergamo e Torino, è atteso nella struttura partenopea per esaminare a fondo le condizioni di Domenico. Il bambino, infatti, versa in un quadro di "grave criticità" seppur stabile, e i cinquantaquattro giorni trascorsi in attesa di un cuore, assistito dalla circolazione extrarea, hanno inevitabilmente indebolito il suo organismo. Proprio i sanitari del Bambino Gesù, nei giorni scorsi, avevano espresso perplessità sull’operabilità del piccolo, suggerendo un quadro clinico complesso che rende ogni valutazione un passaggio delicatissimo, dal quale dipende la vita stessa del bimbo.
Il nodo della compatibilità e la gestione dell’organo
Parallelamente al consulto sulle condizioni di Domenico, i medici dovranno sciogliere la riserva sulla compatibilità del nuovo cuore. Non si tratta soltanto di una questione di gruppo sanguigno, come spiegato dal legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, ma di un esame complessivo che determinerà se l’organo possa essere davvero la soluzione per il bambino. E c’è un altro elemento, di non secondaria importanza, da considerare: il cuore del donatore è compatibile anche con altri tre piccoli pazienti attualmente in lista d'attesa. La decisione, dunque, dovrà tenere conto non solo delle speranze di una famiglia, ma anche dei rigidi protocolli che regolano la rete trapiantologica nazionale. Qualora il team di specialisti dovesse giudicare Domenico non più trapiantabile, l’organo verrebbe destinato a uno degli altri bambini in attesa, una procedura, questa, dettata dalla necessità di non sprecare una risorsa così preziosa. "Tale attesa non avrà alcuna ripercussione sul cuore del donatore", hanno comunque garantito i sanitari, specificando che l'organo è gestito in modo da preservarne perfettamente la funzionalità.
Le indagini sul primo trapianto e la posizione della politica
Mentre il destino di Domenico è sospeso in un equilibrio precario tra la speranza e la scienza, la procura di Napoli prosegue il suo lavoro per accertare le responsabilità su quanto accaduto lo scorso 23 dicembre. Al centro dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal pm Giuseppe Tittaferrante, ci sono le modalità di trasporto del primo cuore, giunto da Bolzano e poi rivelatosi danneggiato. Sembra, infatti, che l’équipe inviata a prelevare l’organo abbia utilizzato un comune contenitore termico in plastica, del tutto simile a un box per bibite, privo di sonde e sistemi di controllo della temperatura, invece di servirsi dei dispositivi tecnologici di ultima generazione in dotazione all’ospedale, capaci di monitorare costantemente i parametri. Una scelta, quest’ultima, che sarebbe stata dettata dalla mancata formazione del personale all’uso degli strumenti più moderni e che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di sei persone, tutte facenti parte del personale sanitario del Monaldi, per lesioni colpose gravissime. Sulla vicenda, che ha scosso le istituzioni, sono attesi in giornata anche gli ispettori inviati dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, mentre ieri la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha contattato personalmente la madre del piccolo, Patrizia, per esprimerle la solidarietà sua e del governo e per assicurarle che sarà fatta piena luce su tutta la vicenda.




