La madre di Domenico deposita un audio in procura: "Il cardiochirurgo disse che lo aveva dichiarato trapiantabile solo per disperazione"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un nuovo, e potenzialmente decisivo, elemento probatorio è stato depositato negli uffici della Procura di Napoli da Patrizia Mercolino, la madre del piccolo Domenico, il bambino di due anni deceduto dopo il tragico trapianto di un cuore danneggiato, un organo letteralmente bruciato dal ghiaccio secco durante il trasporto da Bolzano. La donna, assistita dal legale Francesco Petruzzi, ha consegnato ai magistrati – il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci – una chiavetta USB contenente la registrazione di una conversazione avvenuta con il cardiochirurgo Guido Oppido, il professionista che il 23 dicembre scorso eseguì l'operazione presso l'ospedale Monaldi. Si tratta di un colloquio, di cui la stessa Mercolino è parte, risalente al momento in cui le venne comunicata la prognosi infausta per il figlio, dopo che un'équipe interdisciplinare allargata a esperti nazionali aveva escluso ogni ulteriore possibilità d'intervento. Nell'audio, il medico avrebbe ammesso, secondo quanto riferito dall'avvocato Petruzzi ai cronisti presenti all'ingresso del palazzo di giustizia, di aver dichiarato il piccolo trapiantabile nelle ore precedenti unicamente per disperazione, un'ammissione che getta un'ombra inquietante sul processo decisionale che ha portato all'impianto di un organo ormai compromesso e che la difesa della famiglia ritiene determinante per il prosieguo delle indagini.

L'inchiesta si allarga e si aggravano le posizioni: sette indagati e l'ipotesi di dolo eventuale

Il fascicolo, inizialmente aperto per lesioni colpose gravissime, ha cambiato radicalmente fisionomia dopo il decesso del bambino, avvenuto sabato 21 febbraio dopo sessanta giorni di coma farmacologico. La procura partenopea, che coordina gli accertamenti del Nas, ha ora iscritto sette persone nel registro degli indagati con l'ipotesi di accusa, ben più grave, di omicidio colposo in concorso. Oltre ai sei sanitari – tra medici e paramedici – facenti parte delle équipe che hanno preso parte alla complessa fase di prelievo a Bolzano e al successivo trapianto a Napoli, nelle ultime ore è stata aggiunta anche una dirigente dell'azienda ospedaliera dei Colli. La famiglia, tramite l'avvocato Petruzzi, ha tuttavia spinto per un inasprimento ulteriore dell'impianto accusatorio, sollecitando la Procura a valutare la riqualificazione del reato in omicidio volontario con dolo eventuale, una richiesta che, se accolta, rappresenterebbe una svolta epocale nell'inchiesta, sottintendendo che i professionisti avrebbero agito accettando il rischio di cagionare la morte pur di portare a termine l'intervento. I carabinieri del Nas, nel frattempo, hanno notificato gli avvisi di garanzia e proceduto al sequestro dei telefoni cellulari dei sei indagati, uno strumento investigativo volto a recuperare messaggi, chiamate e ogni possibile traccia di comunicazione utile a ricostruire i concitati momenti precedenti e successivi all'operazione.

Criticità operative a Bolzano e il giallo del ghiaccio secco: la relazione del dipartimento altoatesino

Mentre la Procura di Napoli indaga sulla catena di responsabilità, un fronte parallelo dell'inchiesta, aperto dalla Procura di Bolzano dopo una denuncia, ha portato alla luce elementi che proverebbero significative mancanze da parte dell'équipe campana. Una relazione dettagliata, trasmessa il 18 febbraio dal dipartimento di Prevenzione Sanitaria e Salute della Provincia Autonoma di Bolzano al Ministero della Salute, ha messo nero su bianco quelle che vengono definite "significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli". Il documento, citato da fonti di agenzia, contesta nello specifico la procedura chirurgica adottata durante l'espianto, una dotazione tecnica ritenuta incompleta e assolutamente insufficiente per quanto riguarda il materiale refrigerante, e infine una gestione incerta dell'anticoagulazione con eparina. I sanitari del Monaldi, giunti in Alto Adige, avrebbero piazzato il cuore del piccolo donatore di quattro anni in un comune contenitore di plastica – anziché nei box tecnologici a temperatura controllata in dotazione – e avrebbero chiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio mancante. Sarebbe stato a quel punto, durante questa operazione di rabbocco, che qualcuno avrebbe erroneamente introdotto del ghiaccio secco, capace di temperature di settanta gradi sotto zero, trasformando di fatto l'organo in un blocco di tessuto congelato e inutilizzabile.

Documentazione carente e dubbi sulla tempistica: la battaglia legale della famiglia per la verità

La strada verso la verità giudiziale si presenta irta di ostacoli anche sul piano documentale. L'avvocato Petruzzi, che affianca Patrizia Mercolino in questa estenuante battaglia, ha sollevato più di una perplessità in merito alla documentazione clinica finora rilasciata dall'ospedale Monaldi. Dalla cartella clinica, infatti, mancherebbe un pezzo fondamentale: il diario di perfusione, ossia il tracciato della circolazione extrarea che dimostrerebbe l'istante esatto in cui al piccolo Domenico è stato asportato il suo cuore malato, un gesto chirurgico irreversibile che lo ha reso totalmente dipendente dall'arrivo e dalla funzionalità del nuovo organo. Un altro aspetto sul quale la difesa intende fare luce è la scansione degli orari: le varie fasi dell'intervento sono descritte in modo cronologico, ma manca un minutaggio preciso, un dettaglio che potrebbe rivelarsi essenziale per comprendere se vi siano state attese o ritardi che hanno compresso i tempi di ischemia e costretto i chirurghi a procedere comunque all'impianto. La madre, dal canto suo, continua a sostenere con forza una versione che contrasta con i documenti ufficiali, affermando che il cuore arrivò in sala operatoria intorno alle 14.30, mentre la scheda clinica riporta un orario antecedente, una discrepanza sulla quale gli inquirenti sono chiamati a fare piena luce, anche attraverso gli accertamenti tecnici sui dispositivi cellulari in programma nei prossimi giorni.

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