Il cuore del piccolo Tommaso viaggiò da Bolzano in un comune box di plastica e non in un contenitore tecnologico
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Redazione Interno
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Sarebbe stato un contenitore di plastica rigida, quelli che si potrebbero definire "comuni", a custodire il cuore destinato al piccolo Tommaso durante il volo da Bolzano a Napoli, il 23 dicembre scorso. Un elemento, questo, che emerge con sempre maggiore chiarezza dagli atti dell'inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli e che ha portato i carabinieri del Nas al sequestro del box, avvenuto nei giorni scorsi -5-10. La procedura standard, invece, avrebbe richiesto l'utilizzo di un'apparecchiatura tecnologicamente avanzata, un contenitore progettato per garantire e monitorare costantemente l'isotermia, mantenendo la temperatura entro parametri prestabiliti e controllati. Eppure, gli inquirenti, come si apprende da fonti vicine all'indagine, stanno concentrando le loro verifiche non tanto sulla natura del contenitore in sé, quanto piuttosto su un errore che sarebbe stato commesso a monte, a Bolzano, e che avrebbe conseguenze devastanti: al posto del ghiaccio tradizionale, quello che si utilizza comunemente per la conservazione degli organi e che mantiene una temperatura intorno ai quattro gradi, sarebbe stato impiegato del ghiaccio secco, capace di raggiungere picchi termici di ottanta gradi sotto zero -3-5. Sarebbe stato quel freddo estremo, una sorta di crioconservazione improvvisata e letale, a "bruciare" i delicati tessuti del cuore, danneggiandolo irreversibilmente prima ancora che l'equipe del Monaldi potesse impiantarlo.
La lotta quotidiana del bambino e le speranze della famiglia
Sono trascorsi cinquantacinque giorni da quel tragico intervento e il piccolo, di appena due anni e mezzo, è ancora ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale Monaldi di Napoli, in condizioni che i medici definiscono stazionarie nella loro estrema gravità -1-2. Sopravvive grazie a un macchinario di ossigenazione extrarea a membrana, l'Ecmo, che sostituisce artificialmente le funzioni del cuore e dei polmoni, in attesa di un nuovo organo compatibile. La madre, che non lascia mai il reparto, continua a ripetere con determinazione che suo figlio è un guerriero e che lei non intende arrendersi -5. Una speranza, seppur flebile, arriva dalla posizione del bambino nella lista d'attesa della rete nazionale trapianti: per il suo gruppo sanguigno è al primo posto, una priorità assoluta che lo renderebbe il destinatario privilegiato del prossimo cuore disponibile, dovunque esso si trovi, in Italia o all'estero -1-7. La famiglia, assistita dall'avvocato Francesco Petruzzi, si aggrappa a ogni possibilità, inclusa quella, ancora tutta da verificare, di un cuore artificiale che potrebbe sostituire l'attuale macchinario e garantire al piccolo più tempo in attesa di un organo definitivo -1-2.
Il contrasto di pareri medici e gli sviluppi giudiziari
Sulla possibilità di eseguire un secondo trapianto, però, si è aperto uno scontro netto tra due importanti centri di cardiochirurgia pediatrica. I sanitari dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, consultati dalla famiglia, avrebbero espresso un parere negativo, ritenendo il piccolo non più idoneo a un nuovo intervento a causa delle sue condizioni cliniche generali, ormai compromesse anche dalla lunga attesa e dal supporto meccanico -4. Dall'altra parte, l'equipe del Monaldi che ha eseguito il primo trapianto, e che lo avrebbe dovuto ripetere, sostiene con fermezza l'opposto, ovvero che il bambino sia ancora trapiantabile e per questo motivo non è mai stato rimosso dalla lista, se non per brevissimi periodi -4. Il legale della famiglia, intanto, prosegue la sua battaglia su più fronti: ha presentato una nuova querela e chiesto l'accesso a tutta la documentazione medica, inclusa quella del Bambino Gesù, per poterla sottoporre a consulenti di parte -2-4. L'inchiesta della Procura, che ha già portato all'iscrizione di sei sanitari delle due equipe coinvolte, quelle di Napoli e di Bolzano, nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di lesioni colpose, dovrà ora fare luce su ogni singolo passaggio di questa catena di errori -8-9.
Le ispezioni del Ministero e i dubbi sul reperimento del ghiaccio
A complicare ulteriormente il quadro, il Ministero della Salute ha disposto l'invio di propri ispettori sia all'ospedale San Maurizio di Bolzano, dove è avvenuto il prelievo, sia al Monaldi di Napoli, per accertare eventuali violazioni dei protocolli e verificare la correttezza delle procedure seguite -3-4. Un nodo cruciale che gli investigatori, con il supporto dei Nas di Trento, dovranno sciogliere riguarda proprio la genesi dell'errore fatale: chi, materialmente, a Bolzano, ha preparato il contenitore per il trasporto? E chi ha procurato il ghiaccio secco, magari scambiandolo per quello tradizionale, o attingendolo da una riserva destinata ad altri usi? -5-10. L'ipotesi che si fa strada è che non ci sia stata una vigilanza adeguata sulla preparazione del box da parte di chi, partito da Napoli, aveva il dovere di controllare che l'organo viaggiasse nelle condizioni di sicurezza prescritte -3.




