Cuore trapiantato "bruciato" a Napoli: bimbo in vita con l'Ecmo, sospesi due chirurghi
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Redazione Interno
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Il caso, che ha già avviato tre distinte inchieste tra Napoli e Bolzano, ruota attorno a un errore nella fase di conservazione e trasporto dell'organo, il quale, secondo quanto emerso, sarebbe stato compromesso dall'utilizzo di ghiaccio secco in maniera non conforme alle procedure. Una circostanza, questa, che avrebbe reso il cuore sostanzialmente inutilizzabile, condizione comunque non sufficiente a fermare l'intervento eseguito alla vigilia di Natale.
Il trapianto eseguito nonostante il deterioramento
Nonostante il deterioramento accertato, l'organo fu impiantato ugualmente nel piccolo paziente di due anni e tre mesi, il quale attualmente sopravvive grazie alla circolazione extrarea, un sistema meccanico di sostegno vitale noto come Ecmo. La direzione generale del Monaldi, l'azienda ospedaliera napoletana coinvolta, ha disposto in via cautelare la sospensione dall'attività di trapianto pediatrico per i due chirurghi che condussero l'operazione, un primario e il suo assistente, in attesa degli esiti delle indagini.
Le inchieste in corso e il vuoto informativo per la famiglia
Le procure di Napoli e Bolzano, parallelamente all'inchiesta interna voluta dalla direttrice Anna Iervolino, stanno indagando per il reato di lesioni colpose gravissime, cercando di ricostruire le precise responsabilità nella catena che portò all'impianto di un organo danneggiato. Un aspetto che, come spesso accade in simili vicende, assume un profilo particolarmente grave riguarda la comunicazione con i genitori del bambino: secondo la denuncia presentata dai carabinieri dalla famiglia, assistita dall'avvocato Francesco Petruzzi, non vi sarebbe stata un'informazione compiuta e trasparente su quanto realmente accaduto al cuore prima del trapianto.
Le ombre sulla fase di trasporto e il "via libera" all'intervento
Le indagini, che si concentrano ora anche sulla fase logistica del trasporto dall'ospedale di Bolzano a Napoli, dovranno accertare come sia stato possibile che, nonostante il danno subito dall'organo – definito nei rapporti "bruciato" –, sia comunque pervenuto quell'"ok cuore" che costituisce il via libera obbligatorio e insindacabile per procedere con un intervento di tale delicatezza. Si tratta di un passaggio cruciale, poiché coinvolge non solo il team chirurgico napoletano ma tutti i professionisti, inclusi quelli della rete nazionale trapianti, che valutarono l'idoneità dell'organo in quelle condizioni.




