Il ministro della Salute invia gli ispettori a Bolzano e Napoli per il cuore trapiantato e danneggiato, sequestrato il contenitore per il trasporto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda del piccolo Tommaso, il bambino di due anni e quattro mesi ricoverato in coma farmacologico all’ospedale Monaldi di Napoli dopo aver ricevuto un cuore danneggiato, si arricchisce di un nuovo capitolo giudiziario e amministrativo. Il ministero della Salute, come si apprende da fonti citate dall’Ansa, ha infatti disposto l’invio di propri ispettori sia presso il nosocomio partenopeo, dove l’intervento è stato eseguito lo scorso 23 dicembre, sia all’ospedale di Bolzano, il San Maurizio, dove il cuore era stato prelevato. Una decisione, quest’ultima, che mira a ricostruire nel dettaglio l’intera catena procedurale che ha portato al trapianto, con un’attenzione particolare, viene spiegato, alle fasi del trasporto dell’organo e ai criteri che hanno condotto alla decisione di procedere comunque con l’impianto nonostante il sospetto che il cuore non fosse in condizioni ottimali. Parallelamente all’iniziativa ministeriale, la Procura di Napoli, che ha aperto un fascicolo per lesioni colpose, ha compiuto un atto investigativo rilevante: i carabinieri del Nas hanno sequestrato il contenitore termico, il cosiddetto box, utilizzato per il trasferimento dell’organo da Bolzano a Napoli. Un sequestro che riguarda non solo lo strumento, un sofisticato sistema di conservazione progettato per mantenere temperature controllate, ma anche la documentazione sanitaria allegata, al fine di verificare l’esatta dinamica di un trasporto che potrebbe aver compromesso irrimediabilmente il cuoricino.

L’iscrizione nel registro degli indagati e i nodi tecnici da sciogliere

L’inchiesta della magistratura, coordinata dal procuratore Nicola Gratteri, si trova ora al centro di un intrico di accertamenti tecnici. Al momento, risultano iscritte nel registro degli indagati sei persone, tra medici e paramedici, che facevano parte delle equipe coinvolte: quelle che hanno eseguito l’espianto a Bolzano e quelle che hanno effettuato il trapianto a Napoli. Una mossa, questa, dovuta e propedeutica alla nomina di consulenti tecnici che dovranno eseguire perizie irripetibili sul box sequestrato. L’ipotesi investigativa, sulla quale si concentrano i pm della sesta sezione, è che il cuore sia stato danneggiato da un errato sistema di conservazione, probabilmente per un contatto diretto o una temperatura eccessivamente bassa provocata dal ghiaccio secco. Un’eventualità, questa, che avrebbe letteralmente “bruciato” parti del tessuto cardiaco, rendendolo di fatto inutilizzabile. Gli inquirenti, attraverso l’analisi dei tracciati digitali del contenitore, se presenti, e la ricostruzione della “catena del freddo”, cercheranno di stabilire l’esatto momento in cui l’anomalia si è verificata, un dettaglio cruciale per attribuire eventuali responsabilità.

Il dramma clinico del bambino e l’appello della famiglia

Mentre gli accertamenti si moltiplicano, la condizione del piccolo rimane disperatamente sospesa. Attaccato a un macchinario per il supporto vitale extrareo (Ecmo), il bambino versa in uno stato di estrema criticità che, col passare delle ore, inizia a ripercuotersi sul funzionamento di altri organi, in particolare il fegato. L’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, ha raccolto e riferito le parole della madre, la quale vive ore di angoscia al capezzale del figlio, in attesa di un miracolo che possa presentarsi sotto forma di un nuovo cuore compatibile. Il legale ha spiegato come, secondo il parere del medico legale di parte, il quadro clinico generale del bambino potrebbe averlo ormai reso inabile a un secondo trapianto, un’eventualità che getta la famiglia in uno stato di ansia ancora più profondo, nell’attesa che dalla lista d’attesa, nazionale o europea, emerga una donazione compatibile. La speranza, sottolineata anche dal ministro della Salute Orazio Schillaci, è che il piccolo sia in cima alla lista per il suo gruppo sanguigno, ma il tempo, in questi casi, è un fattore che gioca contro ogni possibilità.

L’ispezione regionale e le conseguenze organizzative all’ospedale Monaldi

A complicare e approfondire il quadro è intervenuta anche la Regione Campania. Il presidente Roberto Fico, definendo la vicenda “gravissima e dolorosissima”, ha attivato i poteri ispettivi della direzione generale per la tutela della salute, inviando propri ispettori all’ospedale Monaldi. Un’azione parallela a quella del ministero, che mira a fare piena luce su ogni aspetto organizzativo e procedurale che possa aver contribuito al fallimento del trapianto. Nell’ambito di queste verifiche, e in attesa che la magistratura completi il suo lavoro, l’Azienda ospedaliera dei Colli, da cui dipende il Monaldi, ha temporaneamente sospeso alcuni medici dai loro incarichi, tra cui il primario di cardiochirurgia e la direttore della cardiochirurgia e dei trapianti. Una decisione che la direzione aziendale ha motivato come puramente organizzativa, legata alla temporanea interruzione del programma di trapianti pediatrici, e non come un provvedimento disciplinare, sottolineando come spetterà esclusivamente all’autorità giudiziaria stabilire eventuali colpe e responsabilità nell’intera e complessa filiera che ha portato all’impianto di un cuore ormai compromesso.

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