Crosetto in Bulgaria: visita alle truppe e allarme sulla preparazione dell'Italia
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Redazione Interno
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Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha incontrato il contingente italiano dislocato in Bulgaria, nel corso di una visita che prevede anche una serie di appuntamenti istituzionali con le autorità locali. Accolto dal suo omologo bulgaro, Atanas Zapryanov, il ministro ha poi tenuto un punto stampa a margine della visita ai soldati, rilasciando dichiarazioni che gettano una luce cruda sulla percezione della vulnerabilità nazionale. “Noi non siamo pronti ad affrontare la follia di nessuno”, ha affermato Crosetto, aggiungendo che il Paese non lo sarebbe nemmeno nel caso in cui si materializzassero alcuni degli scenari elaborati dai servizi di intelligence alleati. Una non-preparazione che, come ha specificato il titolare del dicastero di via XX Settembre, affonda le proprie radici in scelte politiche ed economiche decennali: “perché abbiamo disinvestito in Difesa negli ultimi 40 anni”.
L'addestramento per lo scenario più temuto
La base Nato di Novo Selo, dove sono schierati i militari italiani, rappresenta il fulcro operativo di un’attività addestrativa intensa, finalizzata a un’eventualità che fino a pochi anni fa sembrava relegata ai manuali di storia. In quel poligono, le truppe di sette Paesi dell’Alleanza – con l’Italia in prima linea grazie a un contingente di circa 740 unità – simulano sistematicamente la difesa da un attacco convenzionale sferrato da Est. Si abbandonano, in questo contesto, le teorizzazioni sulla guerra ibrida per concentrarsi su uno scontro in prima linea, che coinvolge mezzi pesanti, supporto di fuoco e reparti specializzati, in uno scenario che i partecipanti sono chiamati a rendere il più realistico possibile.
Il contesto strategico e le dichiarazioni del ministro
Le parole di Crosetto, del resto, giungono in un momento di estrema tensione internazionale, con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nuovamente alla guida della superpotenza americana e le dinamiche globali in rapida evoluzione. Se da un lato l’esercitazione in Bulgaria dimostra l’impegno collettivo alla deterrenza, le valutazioni del ministro sottolineano una disparità tra lo sforzo attuale e le carenze strutturali accumulatesi in Italia. Un divario che non è ascrivibile, secondo la sua analisi, alla sola dotazione tecnologica o agli effettivi, ma che riguarderebbe anche un aspetto culturale: “Non lo siamo come mentalità”, ha detto riferendosi alla prontezza del Paese ad avere “una guerra in casa”.
L'impegno italiano nel quadrante orientale
La permanenza del ministro in territorio bulgaro, oltre a rinsaldare i legami con un partner strategico nella regione, serve a verificare direttamente le condizioni del dispositivo nazionale. L’impegno italiano in Bulgaria, che è il più consistente tra quelli dei Paesi coinvolti nell’esercitazione, include reparti come i Bersaglieri, addestrati per operare in contesti ad alta intensità. L’attività, che comprende l’uso di carri armati, colpi di mortaio e l’impiego di tiratori scelti, mira a creare un deterrente credibile, pur nella consapevolezza – espressa senza mezzi termini dal ministro – delle profonde lacune da colmare a livello nazionale per essere realmente pronti a rispondere a una crisi di vasta portata.
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