Il botteghino premia "Buen Camino", ma la platea si divide
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Mentre i titoli dei giornali di settore, e non solo, celebrano a caratteri cubitali i record frantumati da Checco Zalone, il cui ultimo lavoro cinematografico ha chiuso il 2025 in vetta alla classifica degli incassi con una cifra che supera i 35 milioni di euro, un brusio dissonante si alza dalla platea reale e da quella virtuale. Il fenomeno, che ha imposto il suo film come il più visto dell'anno trascorso regalando al cinema Carlo Rossi di Casalpusterlengo un finale di stagione esplosivo e ripetuti tutto esaurito, si trova oggi a fare i conti con un sentimento di delusione che molti spettatori esprimono senza troppi filtri. La gioia del direttore artistico Andrea Ragosta, il quale ha sottolineato come questa stagione abbia chiuso "col botto" proprio grazie al comico pugliese, contrasta infatti con una serie di critiche che toccano il cuore stesso della comicità dell'autore.
Un successo commerciale che non placa le perplessità
La macchina perfetta del botteghino, che dall'uscita natalizia ha sfornato numeri da primato con oltre duecentomila presenze solo nella sala casalpunese e milioni in tutta Italia, sembra essersi sganciata dal giudizio su contenuti e qualità. Molti di coloro che hanno affollato le proiezioni, attratti dalla forza del brand e dalla consolidata alchimia con il regista Gennaro Nunziante, escono dalla visione con la sensazione di aver assistito a un'opera minore. Le lamentele, che circolano sui forum e nei commenti online, si concentrano su una presunta parabola discendente della creatività dell'artista, paragonata senza troppi complimenti a quella vissuta in passato da altri mattatori della risata come Leonardo Pieraccioni. Il timore è che, superato l'apice della carriera, si stia ora procedendo a "batter cassa", sfruttando il capitale di simpatia accumulato negli anni d'oro.
Il cuore delle critiche: ritmo, canzone e una comicità diversa
Le obiezioni non risparmiano nessun aspetto della pellicola, definita da alcuni il peggiore della filmografia di Zalone e giudicata, nelle parole di uno spettatore, "mediocre ad essere buoni". Ci si sofferma, in particolare, sulla canzone finale, ritenuta estranea allo stile e al genio che in passato ha partorito pezzi divenuti iconici, e su una trama che non avrebbe mantenuto le promesse. Quel che emerge è il ritratto di un artista in una fase di transizione, forse di stanchezza creativa, il cui umorismo non riesce più a "far ridere a crepapelle" come un tempo. La delusione è tanto più amara perché legata all'attesa per un ritorno sul grande schermo dopo anni di silenzio, un'attesa che molti speravano fosse ripagata da un'opera di livello superiore.
Il divario tra incassi e percezione: un caso per il dibattito
La straordinaria vicenda di "Buen Camino", quindi, si configura come un caso emblematico del divario che a volte si crea tra il successo commerciale, inappellabile nei suoi numeri, e la recezione critica del pubblico più affezionato. Un film che, stando ai dati di box office aggiornati alla vigilia di Capodanno, "riguarda un po' tutti noi" per la sua capacità di attrarre milioni di italiani nelle sale, ma che al tempo stesso ha innescato un dibattito sulla sua effettiva riuscita artistica. Un dibattito aspro, che scava nella relazione tra un autore e il suo seguito, e che dimostra come la fiducia del pubblico non sia un patrimonio infinito, ma vada rinnovata progetto dopo progetto, battuta dopo battuta.




