Massimo Ferrero, tra Sampdoria e Ternana: "Con i soldi di Manfredi avrei vinto la Champions"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Massimo Ferrero, dopo l’esperienza genovese, ritrova una dimensione nel calcio di Serie C con la Ternana, un approdo che definisce, con la sua consueta verve, da “pendolare”. In un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, l’ex presidente blucerchiato delinea un presente fatto di nuovi entusiasmi, sebbene il suo ruolo nella società umbra non sia ancora ufficialmente chiarito. “Qual è il mio vero ruolo nella Ternana? Calciatore. Le piace come risposta?”, ha dichiarato, sottolineando di essere, prima di ogni altra cosa, “un uomo del fare, non del dire”. Un ritorno alle origini, insomma, che pare accompagnarsi a una ritrovata serenità, tanto da apprezzare persino le note dell’inno della squadra, da lui giudicato “affascinante”.

Le ombre del passato: minacce e ricordi scomodi

Il racconto di Ferrero, tuttavia, non può prescindere da un passato burrascoso, costellato di tensioni e episodi gravi che lo hanno visto protagonista suo malgrado. Rievoca, infatti, le minacce ricevute durante la sua presidenza a Genova, affrontandole con quel mix di ironia e spavalderia che spesso lo caratterizza. “Io ho paura solo dell’amore: quando ti innamori di una donna che ti fa soffrire è come una coltellata. Dell’odio non me ne frega niente, un sentimento che appartiene agli insicuri”, ha affermato, per poi lanciare un messaggio diretto a chi, in passato, gli inviò una testa di maiale come monito: “Anzi, mi faccia mandare un messaggio a quelli che mi spedirono una testa di maiale dicendo che la prossima sarebbe stata la mia: non potevate mandarmi qualche bistecca? So’ tanto bone!”. Una reazione che tenta di sminuire, con la battuta, la gravità dell’accaduto.

Le accuse sulla gestione della Sampdoria

Il cuore della sua narrazione, però, ruota attorno alla cessione della Sampdoria, un capitolo che evidentemente lo tormenta e sul quale esprime giudizi severi. Le sue dichiarazioni lasciano trasparire un profondo risentimento per come si sono svolte le operazioni di passaggio di consegne. “Quanto ho incassato dalla cessione della Sampdoria? Zero. Mi hanno defraudato”, ha sentenziato senza mezzi termini, dipingendo un quadro di presunte irregolarità. Le sue parole si trasformano in una vera e propria picconata contro una delle figure centrali di quella transizione, alla quale dedica un’amara considerazione: “Con i soldi dati a Manfredi avrei fatto vincere la Champions League alla Sampdoria”. Un’affermazione che, al di là dell’iperbole, suona come un’accusa precisa sull’utilizzo di quelle risorse finanziarie.

Un nuovo inizio tra polemiche e progetti

Nonostante le ferite ancora aperte, l’imprenditore guarda avanti, proiettando la sua proverbiale energia verso la nuova avventura in Umbria. La sua esuberanza, che tante polemiche ha generato in Serie A, non si è affievolita, trovando un nuovo palcoscenico, seppur di categoria inferiore. Senza entrare nel merito di possibili sviluppi futuri, il suo racconto si concentra sulla delusione per un epilogo giudicato ingiusto e sulla volontà di ricominciare, portando con sé un bagaglio di esperienze tanto tumultuose quanto significative. Le “falsità” che attribuisce a Manfredi rappresentano l’ultimo, doloroso strascico di una vicenda che ha segnato profondamente il suo legame con il mondo del calcio.

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