Manuela Bianchi dimessa dopo l'abuso di farmaci: "Non ho retto la gogna mediatica"
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Redazione Interno
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Manuela Bianchi, nuora di Pierina Paganelli, è stata dimessa dall'ospedale Infermi di Rimini dopo due notti di ricovero per un'intossicazione da farmaci. La donna, figura centrale nell'inchiesta sull'omicidio della pensionata uccisa in via del Ciclamino il 3 ottobre 2023, aveva assunto una dose massiccia di un farmaco a base di benzodiazepine, un sedativo ipnotico prescrittole per l'ansia. Soccorse dal 118 in codice rosso, le furono praticate una lavanda gastrica e le cure del caso, che hanno scongiurato il pericolo per la sua vita.
Il gesto autolesionista e la pressione mediatica
Secondo quanto emerso, la donna non avrebbe retto la gogna pubblica alla quale lei e, in particolare, la figlia sono state sottoposte dopo la recente conclusione del processo. Ai sanitari che l'hanno presa in cura, Bianchi avrebbe spiegato di essere allo stremo per le insinuazioni e gli attacchi mediatici che si sono acuiti dopo l'assoluzione di Louis Dassilva, con il quale aveva avuto una relazione sentimentale. L'uomo era l'unico imputato per l'omicidio della suocera e il 9 giugno scorso è stato rimesso in libertà dalla Corte d'Assise di Rimini con formula piena.
Le parole di Manuela Bianchi e la difesa
"Sono quasi tre anni che vivo un dolore che sembra non avere fine. Dopo la morte di mia suocera Pierina, oltre alle indagini, ciò che mi ha distrutta è stata la gogna mediatica. Hanno distrutto la mia dignità di donna", ha dichiarato Manuela Bianchi una volta dimessa. La 55enne ha raccontato di aver perso il lavoro e la serenità, di aver dovuto convivere ogni giorno con insulti e menzogne. Pur escludendo un intento estremo, ha ammesso di aver ceduto alla disperazione: "Questa volta il peso era diventato troppo grande e ho abusato delle medicine che mi erano state prescritte. volevo solo spegnere per qualche ora quel dolore incessante".
La sua difesa, rappresentata dall'avvocata Nunzia Barzan e dal consulente Davide Barzan, ha diffuso una nota in cui denuncia gli oltre 32 mesi di esposizione a giudizi sommari e campagne di delegittimazione, sviluppatesi sui mezzi di comunicazione e sui social network. "Negli ultimi giorni tale fenomeno ha registrato un'ulteriore e significativa escalation, con un'intensificazione degli attacchi mediatici, delle aggressioni verbali e della pressione sociale nei confronti della nostra assistita", si legge nella nota.
Le querele per gli attacchi social
Lo studio legale ha già provveduto a depositare le prime denunce-querele nei confronti degli autori di quelli che definisce "gravissimi attacchi, insulti, minacce e campagne di gogna mediatica". L'attività di monitoraggio di commenti, post e messaggi online proseguirà per individuare i responsabili. La difesa sostiene che le condotte non si limitino alla diffamazione aggravata ma assumano profili riconducibili a cyberbullismo e persecuzione digitale.
"Nessuna violazione della dignità personale della signora Manuela Bianchi resterà priva di adeguata tutela giudiziaria", conclude la nota dello studio.




