Torino, Casadei affonda il Verona: per i gialloblù la salvezza è un miraggio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è stata storia, almeno per quanto riguarda la sostanza, nel pomeriggio piemontese che ha visto il Torino di Roberto D’Aversa imporsi con un secco, seppur minimo nel risultato, 2-1 ai danni di un Verona apparso sin dalle prime battute privo di quella cattiveria necessaria per alimentare un’illusione di rimonta. Bastano sei minuti, un lampo di Pedersen che – approfittando di una dormita colpevole della retroguardia scaligera – scappa alle spalle dei difensori e serve in area un Simeone indemoniato, il quale, con un rapido dribbling e un tiro chirurgico, deposita l’1-0 che indirizza subito la partita sui binari granata. Una partita, quella valida per la trentaduesima giornata di Serie A, che D’Aversa stesso ha definito “pesante” nel primo tempo, forse per la tensione di dover consolidare un posizionamento a metà classifica dopo le difficoltà delle settimane precedenti, salvo poi elogiare la reazione della sua squadra nella ripresa, quando i granata sono apparsi più sul pezzo e decisi a non lasciare punti per strada.

L’equilibrio spezzato da un’azione fulminea e il pari immediato di Bowie

Se l’avvio folgorante del Torino faceva presagire una serata di grazia per i padroni di casa, il Verona – a dispetto della sua posizione deficitaria – ha avuto il merito di non crollare psicologicamente, trovando anzi il pari momentaneo grazie a una rete di Bowie. Quel gol, arrivato forse nel momento di maggiore pressione offensiva degli ospiti, ha rimesso in discussione le certezze granata e riacceso le speranze di una tifoseria gialloblù che vedeva il proprio undici reagire con orgoglio. Tuttavia, si è trattato solo di un fuoco di paglia. Perché a spegnere definitivamente ogni velleità degli uomini di Zanetti (senza bisogno di specificarne ulteriormente il ruolo, visto il contesto) ci ha pensato Casadei, il cui sigillo del definitivo 2-1 è valso non solo la conquista dell’intera posta in palio, ma anche una sorta di verdetto implicito: per il Verona, a sei giornate dalla fine del campionato, la salvezza appare ormai un traguardo fuori portata, un’entità matematica più che una possibilità concreta.

D’Aversa e la richiesta di continuità: il lavoro settimanale paga

A margine della gara, il tecnico del Torino – intervistato da Dazn – ha speso parole di elogio per il percorso intrapreso dalla sua squadra, sottolineando come il successo sia frutto esclusivo del duro lavoro svolto durante la settimana e della capacità di reagire dopo un primo tempo vissuto sulla difensiva. “Bisogna continuare così – ha dichiarato – togliendoci più soddisfazioni possibili, perché è giusto che il Torino occupi determinate posizioni di classifica, lontane dalle ultime dove ci trovavamo qualche settimana fa”. Un messaggio, questo, che suona quasi come una promessa interna: la truppa di D’Aversa non vuole fermarsi qui, anzi intende sfruttare questo momento positivo per allontanare definitivamente gli spettri di una lotta salvezza che, fino a non molto tempo fa, sembrava potesse coinvolgerli da vicino. E Casadei, con la sua rete pesante, si candida a diventare uno degli artefici principali di questa risalita.

Il quadro della trentaduesima: Cagliari e Cremonese, un altro capitolo salvezza

Mentre al Grande Torino si consumava il destino dei gialloblù, in Sardegna andava in scena un altro atto cruciale per la bassa classifica. Il Cagliari ha avuto la meglio sulla Cremonese grazie a una rete di Sebastiano Esposito, un risultato che, incrociato con la sconfitta del Verona, allontana ulteriormente gli scaligeri dalla zona calda, spingendoli verso un baratro dal quale sarà difficile (se non impossibile) uscire. Entrambe le gare delle 15.00 mettevano in palio punti pesantissimi per la salvezza, e se da un lato il Torino ha dimostrato di poter guardare con maggiore serenità al proprio futuro (magari anche a un derby imminente, visto che D’Aversa pensa già alla Juventus e all’anniversario di Superga), dall’altro il Verona incassa l’ennesima doccia fredda. L’impressione, al netto di qualsiasi calcolo matematico, è che i sei punti che li separano dalla quartultima siano diventati un macigno impossibile da sollevare, specialmente con un calendario che non offre sconti e con una squadra che, nonostante il lampo di Bowie, sembra aver esaurito le cartucce della disperazione.

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