Aphelion, la nuova scommessa fantascientifica di Don’t Nod, atterra tra i ghiacci di Persephone con un carico di voti che spaziano dal 4 al 9

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   A un anno di distanza dall’intimismo di Lost Records, Titolo che tentava di replicare – con alterne fortune – quel mood carico di malinconia adolescenziale che aveva reso celebre Life is Strange, lo sviluppo francese cambia radicalmente rotta. Con Aphelion, ci si spinge fino ai confini del sistema solare, precisamente sul remoto pianeta Persephone, descritto come l’ultima, disperata ancora di salvezza per un’umanità alle prese con una Terra ormai prossima al collasso. L’operazione, che segna un deciso passo verso la fantascienza più classica e contaminata da elementi survival, è stata accolta dalla critica internazionale in maniera profondamente eterogenea: se da un lato troviamo valutazioni entusiastiche che sfiorano l’eccellenza, dall’altro non mancano stroncature che ne evidenziano i limiti strutturali, con un range di punteggi che, come riportato dalle prime rilevazioni, oscilla drammaticamente tra il 4 e il 9.

Un’ispirazione colta che guarda a Lem e al cinema

Sul fronte artistico, Don’t Nod non ha certo nascosto le proprie fonti d’ispirazione, anzi, le ha esibite come un manifesto programmatico. La narrazione – che segue le vicende di due astronauti, Ariane e Thomas, separati dopo un atterraggio di fortuna su un mondo ricoperto di ghiacci perenni – attinge a piene mani dalla lezione di Stanisław Lem (si citano L’Invincibile e Il Pianeta del Silenzio) e da una certa cinematografia spaziale che va da 2001: Odissea nello Spazio fino al più recente The Martian. Questa patina di autorevolezza letteraria, unita a una collaborazione ufficiale con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per garantire verosimiglianza scientifica ai dettagli tecnici -7, sembrava preludere a un’esperienza autoriale complessa. E in effetti, per molti aspetti, la tensione emotiva e l’isolamento claustrofobico resi dal sound design e dalla fotografia sono stati apprezzati dalla critica più attenta al comparto estetico.

Gameplay divisivo tra arrampicate e stealth infruttuosi

Se la regia e l’atmosfera riescono a creare un senso di costante straniamento – coadiuvate da una colonna sonora che lascia spesso spazio ai soli rumori ambientali del casco e del vento -7 – è sul versante dell’interazione ludica che Aphelion mostra le sue crepe più evidenti. La stampa specializzata ha puntato il dito soprattutto contro un level design fin troppo lineare e una fisica dell’arrampicata giudicata legnosa e poco reattiva; c’è chi, come la redazione di GamesRadar, non ha esitato a definire questi frangenti alla stregua di una brutta copia di Uncharted priva del necessario impatto cinematico. A ciò si aggiungono le sezioni stealth, spesso descritte come un mero espediente per rallentare il ritmo piuttosto che come una sfida intrigante: la creatura aliena che pattuglia le aree (dai più soprannominata Nemesis) si trasforma ben presto in un ostacolo burocratico più che in una minaccia pulsante.

Un’identità divisa tra la ricerca di sé e la paura del vuoto

Nel complesso, Aphelion restituisce l’immagine di uno studio che, dopo aver costruito la propria fama sulle scelte morali e sui rapporti umani, cerca disperatamente di cambiare pelle senza però riuscire a padroneggiare del tutto gli strumenti del genere azione e avventura. Le recensioni più severe, come quelle che assegnano un 4 o un 5, parlano chiaro: molte testate hanno riscontrato un’eccessiva staticità nelle animazioni e una longevità ridotta all’osso (si parla di circa sei-otto ore), fattori che rendono l’operazione meno incisiva del previsto. Eppure, proprio quando sembra sul punto di naufragare, il titolo viene salvato dalla profondità dei dialoghi interiori dei due protagonisti, quel lato intimo che Don’t Nod conosce bene. Per chi cerca un’esperienza riflessiva e malinconica (ambientata su PS5, Xbox Series X|S e PC a partire da oggi), la passeggiata spaziale può rivelarsi suggestiva; per chi, invece, desidera interazione e innovazione meccanica, l’atterraggio su Persephone rischia di rivelarsi un impatto fin troppo duro con la noia.

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