Sulla patrimoniale una stoccata a Jannik Sinner
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Redazione Sport
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Durante la sua partecipazione alla trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha affrontato, tra gli altri, un tema lontano dalle tradizionali battaglie sindacali, toccando il mondo dello sport e, in particolare, quello del tennis. Dopo aver confidato di praticare ancora questo sport durante l'estate, quando il tempo glielo concede, Landini si è trovato a rispondere alla inevitabile domanda sul campione altoatesino, dimostrando di apprezzarlo ma a una condizione precisa. «Le piace Jannik Sinner?», ha chiesto il conduttore Giorgio Lauro, ricevendo una replica che non ammetteva mezze misure: il leader sindacale ha infatti chiarito che gli piace «a patto che paghi la patrimoniale».
La posizione del sindacalista sulle tasse dei grandi patrimoni
Quella pronunciata da Landini non è stata una semplice osservazione estemporanea, bensì l’occasione per rilanciare pubblicamente una delle proposte fiscali più discusse e che rappresenta uno dei cavalli di battaglia della Cgil. Il riferimento è alla tassa patrimoniale, calcolata con un’aliquota dell’1,3% sui grandi capitali, un tema che periodicamente torna al centro del dibattito pubblico. Secondo il ragionamento del segretario, applicare questo prelievo anche a un atleta di successo come Sinner non ne intaccherebbe la ricchezza, poiché, ha sostenuto con una certa spigliatezza, «gli basta vincere qualche torneo e ci rientra con gli interessi». Una posizione che, al di là del caso specifico, mira a sottolineare come simili contribuzioni, secondo la visione del sindacato, possano concorrere al funzionamento del Paese senza penalizzare eccessivamente i contribuenti coinvolti.
La questione della residenza fiscale al centro delle polemiche
Le parole di Landini hanno riportato l’attenzione su una vicenda che da tempo accompagna la figura del tennista, ovvero quella legata alla sua residenza a Montecarlo. Una scelta, quella del trasferimento nel Principato, comune a molti colleghi di alto livello e di solito motivata da ragioni di praticità logistica e di ottimizzazione fiscale, che però periodicamente diventa oggetto di scrutinio. Soltanto poche settimane fa, infatti, erano circolate con insistenza voci secondo cui Sinner non avrebbe versato le sue imposte in Italia, indiscrezioni che la recente stoccata del leader sindacale ha inevitabilmente rianimato. È bene ricordare, per completezza d’informazione, che nell’anno 2025 l’atleta ha comunque versato al fisco italiano una somma pari a un milione e mezzo di euro.
Un dibattito che travalica il mondo dello sport
La polemica sollevata dalle dichiarazioni radiofoniche si inserisce in un contesto più ampio, dove la discussione sulla giustizia fiscale e sul contributo dei cittadini più abbienti spesso utilizza casi di personaggi pubblici come esempio emblematico. L’intervento di Landini, del resto, arriva dopo che il tennista aveva già affrontato altre critiche, ad esempio per la decisione di non partecipare alla Coppa Davis, mostrando come la vita di un campione possa essere esaminata sotto profili che vanno ben oltre la performance sportiva. La questione, quindi, non riguarda esclusivamente il singolo atleta ma investe temi di carattere generale, come la mobilità fiscale e le politiche redistributive, che periodicamente tornano a dividere l’opinione pubblica e la classe dirigente.




