Ubisoft taglia 40 posti a Toronto, lo studio del remake di Splinter Cell

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La riorganizzazione interna di Ubisoft, un piano di ridimensionamento annunciato già nello scorso mese di gennaio e finalizzato a un contenimento dei costi che l’azienda ritiene ormai indifferibile, continua a produrre i suoi effetti, e l’ultima conseguenza in ordine di tempo si materializza in Canada. Il publisher francese ha infatti confermato il licenziamento di 40 dipendenti presso lo studio di Toronto, una delle sue realtà produttive più importanti, storicamente impegnata su franchise di primo piano come la serie Watch Dogs o Far Cry 6. La riduzione della forza lavoro, che secondo le stime corrisponde a circa l’8% dei dipendenti della sede canadese, è stata comunicata ufficialmente dall’azienda, la quale ha tenuto a precisare, attraverso le dichiarazioni di un portavoce riportate da testate come MobileSyrup, che la decisione non è stata presa alla leggera e che, anzi, non riflette in alcun modo il valore professionale o l’impegno profuso dalle persone coinvolte. Per questi ultimi, è stato assicurato, verranno attivati pacchetti di buonuscita e programmi di supporto per la ricollocazione professionale, un tentativo, questo, di attenuare l’impatto di una scelta che si inserisce in un contesto più ampio e complesso.

Il progetto Splinter Cell non si tocca, o almeno così assicurano

Nonostante l’ondata di tagli abbia colpito un team attualmente al lavoro su alcuni dei titoli più attesi del catalogo, Ubisoft ha voluto fugare sul nascere eventuali timori riguardo allo stato di salute del remake di Splinter Cell, il progetto che forse più di ogni altro tiene banco tra gli appassionati della vecchia guardia. In una nota ufficiale, l’azienda ha ribadito con una certa fermezza che lo sviluppo del gioco, annunciato ormai nel lontano dicembre del 2021 e da allora mai mostrato concretamente al pubblico, prosegue regolarmente presso il canadese studio di Toronto. Il lavoro sul rifacimento dell’opera che rese celebre Sam Fisher, ci tengono a sottolineare, continua a essere portato avanti utilizzando il motore grafico Snowdrop, lo stesso che alimenta produzioni come The Division o Avatar: Frontiers of Pandora e che dovrebbe garantire al Titolo un comparto tecnico all’altezza delle aspettative. Il messaggio che traspare è volutamente rassicurante: i 40 licenziamenti, per quanto dolorosi, non intaccano la priorità assegnata al progetto, sebbene l’assenza di qualsiasi finestra di lancio o di materiale di gameplay continui ad alimentare più di un dubbio sulla reale avanzamento dei lavori.

Una ristrutturazione che non risparmia nessuno

I tagli a Toronto, va detto, non rappresentano un episodio isolato, bensì l’ultimo tassello di una strategia di riduzione del personale e di razionalizzazione delle risorse avviata da Ubisoft ormai da diversi mesi e che ha già lasciato sul campo diverse vittime eccellenti. Solo poche settimane fa, la stessa casa francese aveva annunciato la chiusura definitiva degli studi di Halifax e Stoccolma, oltre alla cancellazione di numerosi progetti in sviluppo, tra i quali spiccava il tanto chiacchierato remake di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, un titolo la cui travagliata gestazione si è infine conclusa con un nulla di fatto. A questi provvedimenti si aggiungono le riorganizzazioni che hanno interessato altre sedi, come quelle di Abu Dhabi, e i piani, annunciati successivamente, per un taglio di circa 200 posti di lavoro presso il quartier generale parigino, una mossa che ha scatenato proteste e scioperi da parte dei dipendenti transalpini. Lo studio di Toronto, dal canto suo, pur ridimensionato, continuerà a operare non solo sul remake di Splinter Cell, ma anche come partner di co-sviluppo su Rainbow Six e come supporto per altre iniziative interne, un modo per mantenere operative le competenze residue in un momento di profonda trasformazione.

Il difficile 2026 dell’industria e le strategie del publisher

Quest’ultima ondata di licenziamenti, che porta con sé l’eco di un malessere diffuso, si inserisce in un 2026 che si sta rivelando particolarmente ostico per l’industria videoludica globale, alle prese con un ridimensionamento dopo gli anni di espansione selvaggia. Per Ubisoft, la necessità di ridurre i costi fissi per circa 200 milioni di euro nei prossimi due anni si traduce in una riorganizzazione che punta a creare cinque "case creative" autonome, ciascuna dedicata alla gestione di specifici franchise, nella speranza di snellire i processi decisionali e di rispondere con maggiore efficacia a un mercato sempre più selettivo. L’obiettivo dichiarato è quello di concentrare le risorse su progetti considerati prioritari, ma il prezzo da pagare, in termini di capitale umano e di incertezza sul destino di serie amate, appare elevato. Lo stesso futuro del remake di Splinter Cell, pur confermato, resta avvolto in una coltre di mistero, con molti osservatori che si chiedono quanto a lungo il progetto potrà sopravvivere in un clima di tagli continui e di priorità strategiche in rapida evoluzione, mentre lo studio di Toronto cerca di ridefinire il proprio ruolo all’interno di un gruppo in piena mutazione.

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