Falsi atenei e lauree a 1.500 euro: sequestro e 37 indagati a Napoli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un ateneo fantasma che per oltre vent’anni, dal 2004 al 2024, avrebbe sfornato titoli di studio senza alcun valore legale, spacciandosi per un ente accreditato e utilizzando persino sigilli contraffatti della Regione Campania. La scoperta, che ha portato al sequestro preventivo della struttura e all’iscrizione nel registro degli indagati di 37 persone, si deve al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, in esecuzione di un decreto emesso dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica – Sezione II Pubblica Amministrazione.

Le indagini, avviate a seguito di un’apposita segnalazione da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca, hanno consentito di accertare come l’ente operasse in totale assenza di qualsiasi riconoscimento ministeriale, posizionandosi dunque ai margini del sistema universitario italiano.

Cinquecento titoli senza valore in due decenni

Il bilancio dell’attività illecita, ricostruito dagli inquirenti attraverso un minuzioso lavoro di verifica documentale, parla di 459 certificati di laurea e 49 lauree honoris causa – per un totale di oltre cinquecento titoli – tutti rilasciati con il sigillo contraffatto della Regione Campania.

L’ateneo fasullo promuoveva sul web corsi di laurea triennale e magistrale, con un’offerta formativa apparentemente incentrata sulle discipline sociologiche e sulle scienze del turismo, richiedendo per ciascun anno di corso una quota d’iscrizione pari a mille e cinquecento euro; una cifra, questa, che evidentemente attirava quanti erano alla ricerca di un titolo accademico ottenibile con un investimento economico decisamente inferiore rispetto a quello richiesto dagli atenei statali o legalmente riconosciuti.

Pippo Franco tra i "laureati", ma è ignaro

Tra i nomi emersi nel corso delle indagini, quello del comico Pippo Franco – che il 16 aprile del 2016 ricevette da questo ente non accreditato una laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione – ha inevitabilmente attirato l’attenzione. Va tuttavia precisato, come hanno tenuto a sottolineare le stesse fonti investigative, che l’artista non risulta indagato ed è del tutto ignaro della natura illecita del riconoscimento che gli era stato conferito, essendo stato coinvolto a sua insaputa in un meccanismo che sfornava attestazioni prive di validità giuridica.

L’attenzione degli inquirenti, piuttosto, si è concentrata sui 37 soggetti che, a vario titolo, avrebbero organizzato e gestito la struttura, curandone la promozione, la riscossione delle quote e il rilascio dei documenti contraffatti, rendendosi così responsabili di un’attività che si configura come un vero e proprio commercio di titoli inesistenti.

L’inchiesta della Procura di Napoli

La Procura di Napoli – Sezione II Pubblica Amministrazione, che coordina le indagini, ha richiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari la misura del sequestro preventivo nei confronti del falso ateneo, al fine di interrompere la prosecuzione dell’attività delittuosa e impedire l’ulteriore rilascio di titoli menzogneri.

Il decreto, eseguito dai militari della Guardia di Finanza, rappresenta solo l’ultimo atto di un’indagine complessa, che ha richiesto un’attenta analisi della documentazione prodotta dall’ente nel corso degli anni e dei riscontri forniti dal Ministero dell’Università e della Ricerca, la cui segnalazione iniziale ha permesso di orientare le verifiche verso la filiera dell’istruzione parauniversitaria non autorizzata.

L’intera operazione, che si inserisce in un più ampio quadro di contrasto alle frodi nel settore dell’istruzione superiore, dimostra come il fenomeno dei titoli facili continui a rappresentare una delle zone grigie più insidiose del sistema formativo nazionale, alimentato dalla domanda di qualifiche professionali da conseguire con il minimo sforzo e senza la necessaria frequenza di corsi ufficiali.

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