La “lista stupri” su un tablet al liceo Farnesina e il racconto di una violenza a Natale: indaga la procura dei minori
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Era il 9 aprile quando un docente del liceo scientifico-musicale Farnesina, situato nel quadrante nord della Capitale, ha fatto una scoperta destinata a squarciare il velo di una normalità solo apparente. Il professore, esaminando un tablet in dotazione agli studenti, si è imbattuto in un file salvato nella memoria del dispositivo; il nome di quel documento era brutale e inequivocabile: “lista stupri”. Sotto quel titolo, tre nomi di altrettante ragazze, tutte minorenni. A differenza di episodi analoghi accaduti in passato in altre scuole, dove scritte ingiuriose venivano vergate sui muri dei bagni, stavolta il supporto è digitale, ma il peso penale della vicenda è risultato immediatamente più grave per un motivo preciso. Tra i corridoi dell’istituto, infatti, da settimane circolava il racconto agghiacciante di una studentessa, la quale avrebbe confidato ad alcune compagne di aver subito una violenza sessuale durante una festa organizzata nel periodo natalizio.
La presidenza dell’istituto, guidata dal dirigente Flavio Di Silvestre, ha immediatamente informato le autorità, scattando così una catena di interventi giudiziari che hanno portato all’apertura di un fascicolo da parte della procura per i minorenni di Roma. Gli investigatori della Squadra mobile, delegati alle indagini, ipotizzano al momento il reato di violenza sessuale aggravata, anche se manca ancora una denuncia formale da parte delle dirette interessate. Il tablet è stato sequestrato e verrà sottoposto a esami forensi dalla polizia postale, nel tentativo di risalire non solo all’autore materiale di quella lista, ma anche a capire se esista un nesso diretto tra l’elenco e il presunto abuso denunciato a voce dalla giovane.
Il racconto della madre e l’audizione protetta
La svolta investigativa si è concretizzata quando la madre di una delle ragazze nominate si è rivolta a un’insegnante, consegnando alla scuola un resoconto particolareggiato di quanto accaduto alla figlia. “Mia figlia ha subito una violenza. Ce lo ha raccontato subito dopo Capodanno. Era andata a una festa”, sarebbero state queste le parole strazianti della donna, una madre provata che ha cercato sostegno tra le mura dell’istituto prima ancora che in quelle di una caserma. Il racconto della studentessa, secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, farebbe riferimento a una festa privata tra coetanei dove sarebbero avvenuti abusi sessuali.
La procura dei minori, preso atto della gravità degli indizi, ha disposto l’audizione protetta delle tre ragazze i cui nomi compaiono nel file. Due di loro frequentano la sede centrale di via dei Robilant, mentre la terza risulterebbe esterna all’istituto. Gli accertamenti, condotti con il massimo riserbo per tutelare la salute psicofisica delle vittime, serviranno a verificare se i fatti raccontati oralmente trovino riscontro oggettivo o se, al contrario, ci si trovi di fronte a una macabra provocazione. Al momento, gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi, ma la combinazione tra il contenuto della chat, la lista e la testimonianza della madre ha trasformato quello che poteva essere un episodio di cyberbullismo in una potenziale inchiesta per violenza sessuale aggravata.
Il precedente Giulio Cesare e la deriva digitale
Questo episodio non rappresenta un unicum nel panorama scolastico romano, ma si inserisce in una scia di accadimenti inquietanti che hanno interessato la Capitale tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. A novembre, al liceo Giulio Cesare, nel quartiere Trieste, era apparsa una prima lista sui muri dei bagni maschili; a quella ne era seguita un’altra, pochi giorni dopo, che includeva i nomi di due professoresse. Poco più tardi, al liceo Carducci, un’altra scritta invitava a “scrivete”, sollecitando la compilazione di un nuovo elenco. Se in quei casi le indagini si erano concentrate prevalentemente sui reati di diffamazione e istigazione a delinquere, il caso del Farnesina introduce un elemento di discontinuità: la potenziale materialità dell’abuso.
Il dirigente scolastico, in una nota inviata alle famiglie, ha espresso “profondo cordoglio” e ha ribadito la “piena collaborazione con le autorità”, cercando nel contempo di arginare il clima di paura che si è diffuso tra i banchi. La scuola ha attivato lo sportello d’ascolto e ha invitato chiunque fosse in possesso di informazioni utili a farsi avanti, sottolineando che l’ambiente scolastico deve restare un luogo sicuro per tutti gli studenti. Il rischio paventato da molti osservatori è che la dimensione digitale, in cui i tablet sono strumenti condivisi e spesso privi di una sorveglianza efficace, possa favorire l’effetto emulazione, trasformando gesti violenti in un macabro gioco di ruolo tra adolescenti.
Gli sviluppi tecnici e le verifiche incrociate
Sul piano tecnico, gli investigatori stanno concentrando i loro sforzi sull’analisi dei log di accesso al tablet, cercando di identificare gli studenti che hanno utilizzato il dispositivo nei giorni precedenti al ritrovamento. La lista, infatti, non era protetta da password né nascosta in cartelle crittografate, il che lascia intendere che l’autore (o gli autori) non avesse particolare consapevolezza della gravità del gesto o, al contrario, agisse nella convinzione dell’impunità garantita dall’anonimato digitale. La procura dei minori ha già disposto l’acquisizione dei tabulati telefonici e delle chat di gruppo, dove potrebbero emergere ulteriori elementi a carico.
Parallelamente, gli agenti della Squadra mobile stanno ascoltando docenti e personale Ata per ricostruire le dinamiche di utilizzo del tablet. L’obiettivo è capire se si tratti di un atto isolato di un singolo studente o di un fenomeno più strutturato, magari legato a rituali di iniziazione o a dinamiche di branco. Al momento, gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo, consapevoli che la delicatezza della vicenda coinvolge minorenni sia come presunte vittime sia come potenziali indagati. La legge prevede per questi casi la possibilità di procedere d’ufficio, ma la priorità resta l’ascolto protetto delle ragazze, per evitare che un secondo trauma si aggiunga a quello già subito.




