Terremoto in Afghanistan, il bilancio è di oltre 800 morti
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Redazione Esteri
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Nella serata del 31 agosto, alle 21:17 ora italiana, un sisma di magnitudo 6.0 ha colpito con violenza inaudita le regioni orientali dell’Afghanistan, a poca distanza dalla città di Jalālābād. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che ne ha prontamente rilevato e analizzato i parametri, ha specificato come l’epicentro sia localizzato a soli 25 chilometri a est dal centro urbano e a una profondità relativamente bassa, di circa 8 chilometri, fattore che spiega, in parte, l’elevato potenziale distruttivo liberato. L’evento, come viene sottolineato dagli esperti, si è verificato a circa 160 chilometri di distanza dall’epicentro del precedente, e devastante, terremoto del giugno 2022.
Il bilancio provvisorio, che le autorità locali continuano ad aggiornare tra immense difficoltà logistiche, parla di almeno 800 vittime accertate e di oltre 2.700 feriti. Numeri che, purtroppo, sono largamente destinati a salire nelle prossime ore, considerata la conformazione del territorio interessato, un’area remota e montuosa costellata di villaggi spesso irraggiungibili a causa delle vie di comunicazione interrotte da frane e smottamenti. I soccorsi, ostacolati da una orografia impervia e dalla carenza cronica di mezzi, faticano non poco a raggiungere tutti i nuclei abitati, molti dei quali sono stati descritti dai talebani come “interamente rasi al suolo”.
Tra le migliaia di persone travolte dalla sciagura, si contano purtroppo anche molti dei profughi che, espulsi recentemente dal Pakistan, avevano fatto rientro in patria cercando un precario rifugio proprio in quelle province oggi devastate. Una circostanza che aggiunge un ulteriore, tragico, tassello a una crisi umanitaria già di proporzioni incalcolabili, come ha ricordato l’alto commissario delle Nazioni Unite Filippo Grandi, il quale ha evidenziato come il sisma si aggiunga “ad altre difficoltà, tra cui la siccità e il ritorno forzato di milioni di afghani”.




