Crimson Desert, Pearl Abyss ammette l’uso dell’IA: “Immagini provvisorie finite nel gioco per errore”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La vicenda che avvolge Crimson Desert, il kolossal sudcoreano che nelle scorse ore ha fatto registrare numeri da capogiro con due milioni di copie vendute in ventiquattr’ore e oltre 239mila utenti simultanei su Steam, si arricchisce di un nuovo, decisivo capitolo. Dopo giorni di incessanti segnalazioni sollevate dai giocatori, i quali avevano iniziato a condividere sui social network schermate di dipinti e poster in-game dalle proporzioni quantomeno discutibili – mani con un numero errato di dita, cavalli dalle anatomie impossibili e guerrieri dalla fisionomia quasi onirica –, la software house Pearl Abyss ha infranto il silenzio. In un post pubblicato sulla piattaforma X nel pomeriggio del 22 marzo, l’azienda ha confermato che alcuni di quegli elementi 2D, quelli che avevano scatenato l’ira di una fanbase sempre più critica verso una mancanza di trasparenza percepita come intollerabile, sono stati effettivamente realizzati con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale generativa.

Una scelta dettata dalla fase di prototyping, poi sfuggita di mano

Secondo quanto ricostruito dalla stessa Pearl Abyss, l’utilizzo delle IA si collocherebbe nelle fasi iniziali dello sviluppo, laddove il team di artisti aveva bisogno di sperimentare rapidamente il “tono” e l’atmosfera dell’immensa ambientazione di Pywel. Si trattava, spiega la compagnia, di asset provvisori, dei veri e propri placeholder pensati per essere sostituiti più avanti, una volta che la direzione artistica si fosse consolidata e il lavoro di refinement fosse entrato nel vivo. L’errore, per l’appunto, è stato quello di lasciarli all’interno del build finale del gioco, un’inclusione involontaria che la software house ha definito “non in linea con i propri standard interni”. Se da un lato l’ammissione di responsabilità arriva a valle di un’escalation di polemiche che hanno visto i giocatori scovare decine di questi “artefatti” digitali – con esempi lampanti come quello di una battaglia campale in cui gli arti dei soldati si fondevano con quelli dei loro destrieri – dall’altro l’azienda ha cercato di contestualizzare la scelta come un normale strumento di lavoro nelle fasi di pre-produzione, sebbene la sua presenza nel prodotto finito rappresenti un evidente scivolone qualitativo.

Un’ammissione che solleva questioni di trasparenza e policy delle piattaforme

La vicenda, però, non si esaurisce nella semplice rimozione tecnica di questi quadri, la cui sostituzione è già stata annunciata come prioritaria tramite patch correttive. La mancata comunicazione preventiva ha acceso i riflettori su un aspetto regolatorio non secondario: la violazione delle policy di Steam. La piattaforma di Valve, infatti, impone agli sviluppatori di dichiarare esplicitamente l’utilizzo di IA generativa all’interno dei propri prodotti. All’atto del lancio, la pagina di Crimson Desert non riportava alcuna dicitura in tal senso, un’omissione che Pearl Abyss ha definito “un errore di trasparenza” per cui ha voluto scusarsi formalmente con la propria utenza. Questa vicenda, che per certi versi richiama quanto già accaduto ad altri titoli negli ultimi mesi – si pensi alle polemiche che hanno coinvolto Clair Obscur: Expedition 33 – mette in luce le difficoltà di un settore, quello videoludico, che cerca di bilanciare le esigenze produttive con l’etica della creazione artistica. Nel caso specifico, l’utilizzo di questi strumenti per la generazione di texture bidimensionali ha suscitato un forte scetticismo, amplificato dalla discrepanza tra la qualità percepita del prodotto finale e la presenza di elementi visivi definiti da molti “di bassa lega” o poco coerenti con lo stile generale.

La complessa gestazione di una trama e le ombre sul processo creativo

Se la querelle sull’IA ha catalizzato l’attenzione mediatica, non è però l’unico elemento di criticità emerso in queste prime concitate giornate successive al lancio. A rendere ancora più travagliato il quadro narrativo di Crimson Desert, che pure aspira a diventare un nuovo punto di riferimento per il genere open world, si sono aggiunte indiscrezioni riguardanti la stessa architettura della storia. Secondo quanto riportato da un presunto ex membro del team di sviluppo – informazioni che vanno ovviamente prese con la dovuta cautela, data la natura non verificata della fonte – la trama del gioco sarebbe stata decisa solo in un secondo momento, quasi all’ultimo minuto, a causa di un percorso creativo particolarmente accidentato e segnato da ripensamenti continui. “Crimson Desert originariamente non era così”, si legge nel messaggio di questo sedicente insider, il quale invita chi sta giocando o opera nel settore a percepire queste discrepanze strutturali. Sebbene manchino conferme ufficiali da parte di Pearl Abyss su queste dinamiche interne, la testimonianza si inserisce perfettamente nel clima di altissima tensione che circonda il lancio di un’opera definita dalla critica come “il progetto più ambizioso della startup sudcoreana”, un Titolo che cerca di espandere la formula dei migliori action-RPG degli ultimi anni rischiando talvolta di soverchiare il giocatore con la mole immensa dei suoi sistemi. D’altronde, come sottolineato anche nelle analisi più approfondite della stampa specializzata, la perfezione non è di questo mondo, e nemmeno nel continente di Pywel, nonostante l’hype senza precedenti costruito negli ultimi mesi, si è riusciti a trovare un’eccezione a questa regola.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.