Qatargate, nuovi sviluppi tra sms e immunità parlamentare

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’inchiesta Qatargate, che da oltre tre anni scuote le fondamenta del Parlamento europeo, torna a far parlare di sé con nuovi elementi che riaccendono i riflettori su un caso che sembrava essersi assopito. I verbali di Pier Antonio Panzeri, ex eurodeputato e figura centrale nello scandalo, continuano a fornire dettagli cruciali, ma non sono soli. A emergere sono anche le conversazioni telefoniche intercettate, i movimenti di contanti — tra cui i prelievi effettuati dall’ambasciata del Qatar in Belgio — e una serie di «nuovi elementi di indagine» che la procura federale belga si prepara a depositare nelle prossime udienze istruttorie. Questi sviluppi, che potrebbero chiudere una fase cruciale dell’indagine, riportano alla luce un groviglio di sospetti e accuse che coinvolge non solo Panzeri, ma anche altri attori del panorama politico europeo.

Tra questi, spiccano i nomi di due eurodeputate del Partito Democratico, Elisabetta Gualmini e Alessandra Moretti, alle quali la procura belga ha chiesto la sospensione dell’immunità parlamentare. Sebbene non siano formalmente indagate, la richiesta ha spinto entrambe a un passo senza precedenti: l’autosospensione dal gruppo dei Socialisti e Democratici. «Estranee alle accuse», hanno dichiarato, cercando di prendere le distanze da un caso che rischia di macchiare la loro carriera. Gualmini, politologa di lungo corso con un passato nella Regione Emilia-Romagna, e Moretti, figura di spicco nel panorama progressista europeo, si trovano ora in una posizione delicata, costrette a difendersi da un’ombra che, anche senza accuse formali, rischia di compromettere la loro credibilità.

Il Qatargate, che aveva già portato all’arresto di diversi funzionari e parlamentari, continua a mietere strascichi, dimostrando come le indagini siano ben lontane dall’essersi esaurite. La procura belga, che nel frattempo ha visto un avvicendamento di inquirenti e magistrati, sembra determinata a portare avanti il caso fino in fondo, nonostante le difficoltà legate alla complessità delle relazioni internazionali e alla natura stessa delle accuse, che toccano Paesi terzi e interessi economici di vasta portata.

Intanto, in un altro fronte, la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen ha annunciato un rinvio di tre anni per le sanzioni previste dal Green Deal ai produttori di auto e motori non in regola con le normative ambientali. Una decisione che, se da un lato sembra alleggerire la pressione sull’industria automobilistica, dall’altro solleva interrogativi sulla coerenza delle politiche climatiche dell’Unione.

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